Rapporto ONU sui crimini in RD Congo, 1993-2003. Un commento a puntate (2). PDF Stampa E-mail
Scritto da Lisa Clark   
Mercoledì 08 Settembre 2010 18:53

Gli obiettivi del rapporto dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’ONU

La Verità è essenziale per costruire la pace e la convivenza. Ce lo insegna il Sud Africa.

Si chiama “Mapping”, cioè mappatura, perché vuole dare una visione il più globale possibile dei crimini di guerra, contro l’umanità e di genocidio, commessi nel territorio dello Zaire (e poi della Repubblica Democratica del Congo), nel periodo 1993 – 2003.

 

L’obiettivo di questa mappatura è di fornire la documentazione necessaria a far partire un serio processo di Verità e Riconciliazione, di cui tutti noi sentiamo l’esigenza da molto tempo. Rimediare all’impunità, identificare i perpetratori di alcuni dei massacri più terribili, avrebbe l’obiettivo di dare fiducia alle persone che il processo di pace e futura convivenza è realizzabile davvero. Una vera Commissione Verità e Riconciliazione, che non cerchi vendette ma nemmeno di spazzare tutto sotto il tappeto. (Il governo congolese oggi, nei confronti di Bosco Ntaganda, sta facendo proprio questo: nel nome di una pace ambigua accettano di avere nelle forze armate nazionali un generale che è ricercato dal Tribunale Penale internazionale, perché così afferma il Ministro Lambert Mende “la pace è più urgente della giustizia.”)

Implicita (ed anche esplicita in un breve passaggio) è la critica alla Commissione Verità e Riconciliazione creata dal processo di Transizione (2003-2006), che non si impegnò ad accertare le responsabilità né individuali né collettive nemmeno per i crimini più gravi. Già i responsabili ONU per i Diritti Umani avevano chiesto al Presidente Kabila (figlio), nei negoziati di pace del 2002, di dare inizio ad un processo di ricostruzione della verità, ma Kabila vi si oppose. L’Onu lasciò perdere ma, quando furono rinvenute delle fosse comuni di cui nessuno aveva notizie nel 2005, si tornò a parlare della necessità di contrastare l’impunità. Nelle raccomandazioni di questo rapporto, ora si chiede che in RD Congo si faccia uno sforzo per accertare le responsabilità delle centinaia di migliaia (o forse più) di morti violente che hanno insanguinato il Congo, con la costituzione di una nuova Commissione Verità e Riconciliazione affiancata da un tribunale che indaghi sui crimini più orrendi, composto da giudici e magistrati inquirenti sia congolesi che internazionali.

In effetti, la parte che riguarda lo sterminio degli Hutu (rwandesi, ma anche congolesi) occupa una parte relativamente piccola del Rapporto. Sono tantissimi gli altri episodi documentati (con testimonianze oculari e documentazione), a partire dai massacri orchestrati da Mobutu, tramite il Governatore del Katanga Kyungu wa Kumwanza, nel 1993, che fecero pulizia etnica in quella provincia dei Kasaiani, in maggioranza sostenitori di Etienne Tshisekedi. Almeno 780.000 persone furono espulse dalla provincia tra il 1993 e il 1995, caricate su carri merci di treni fatiscenti, che la gente del luogo battezzò “bare su rotaie”. Morirono a migliaia nei vagoni chiusi dall’esterno, ma anche nei campi per sfollati dove non c’era né cibo né igiene. E tanti furono uccisi direttamente dalla squadracce del movimento giovanile del governatore, i cosiddetti Jugeri.

Successivamente il rapporto studia in dettaglio le conseguenze dell’arrivo in Zaire delle centinaia di migliaia di profughi Hutu dal Rwanda. In primo luogo documenta come questo evento mise immediatamente (e inconciliabilmente) gli uni contro gli altri gli Hutu e i Tutsi congolesi, Gli Hutu congolesi si sentirono dalla parte dei profughi, e in alcuni casi si unirono alle ex FAR, forze armate rwandesi che erano state strumentali nel genocidio nel Paese vicino. I Tutsi si allearono da subito con l’armata patriottica rwandese di Kagame, e i suoi alleati congolesi dell’ADFL guidati da Laurent-Désiré Kabila. Il rapporto racconta di come già nel marzo 1993 il governatore del Nord Kivu incitasse la popolazione contro chiunque parlasse il kinyarwanda, ordine eseguito da milizie di Hunde e Nyanga contro gli Hutu congolesi del territorio di Walikale. Descrive anche la posizione ambigua dell’esercito regolare zairese (di Mobutu), che a volte affiancava gli Hutu (come a Binza e dintorni nel Masisi, dove tra marzo e luglio 1993 furono uccisi migliaia di persone). Ma come, dopo l’arrivo dei profughi dal Rwanda, le FAZ di Mobutu in alcuni casi proteggevano i Tutsi, e in altri  ancora li attaccavano o li espellevano (come da Goma nei primi mesi del 1996). In alcuni casi fornivano le armi alle milizie di Hunde, Nande e Nyanga nel Nord Kivu, in altri li attaccavano per disarmarli. E questo è solo l’inizio… Man mano che lo leggo, cercherò di trovare elementi per ricostruire alcuni dei casi più controversi, e capire che lettura generale ne viene fuori.

Ancora (e sono le 17 di lunedì 30 agosto) non ho capito se l’UNHCHR abbia ancora reso pubblico il rapporto. E, sebbene rappresenti un porzione piccola del rapporto, non c’è dubbio che qualificare i massacri degli Hutu in Zaire come ‘genocidio’ sia l’elemento più esplosivo, come ho scritto sabato 28 agosto. (L.C.)   Fine della seconda puntata!
Ultimo aggiornamento Mercoledì 08 Settembre 2010 18:54
 

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