Il Concilio Vaticano II, nella Gaudium et Spes, "condannata la inumanità della guerra" (77), posta la necessità di "considerare l'argomento guerra con mentalità completamente nuova" (80), rivolgeva "un ardente appello ai cristiani, affinché con l'aiuto di Cristo, autore della pace, collaborino con tutti per stabilire tra gli uomini una pace fondata sulla giustizia e sull'amore e per apprestare i mezzi necessari per il suo raggiungimento " (77).
Nel 1981 la Conferenza Episcopale del Triveneto così si esprimeva: "Bisogna arrestare a qualunque costo la pazza corsa alle armi ispirata all'assurdo equilibrio del terrore... Deploriamo che il nostro Paese sia ai primi posti nella produzione e nel mercato delle armi specialmente verso il Terzo Mondo, che non di armi ha bisogno ma di pane".
A vent'anni esatti da quell'avvenimento la realtà non può non inquietarci. Viviamo in un mondo dove il 30% della popolazione consuma l'87,5% di tutte le risorse della terra; un mondo dove 800 milioni di persone vivono in condizione di assoluta povertà, "una condizione di vita così limitata da malnutrizione, analfabetismo, malattia, alta mortalità infantile e bassa speranza di vita da essere al di sotto di qualsiasi definizione razionale di decenza umana" (McNamara al Consiglio della Banca Mondiale).
Molti paesi del Terzo Mondo non riescono nemmeno a pagare gli interessi dei prestiti del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. I paesi poveri sono costretti a produrre sempre di più per i paesi ricchi, anche per il semplice mantenimento degli animali (l'industria alimentare per cani e gatti degli USA consuma per ogni animale più dell'introito medio di un abitante dell'India. Solo in Italia si buttano via ogni giorno 1.400 tonnellate di pane, 5 milioni di tonnellate l'anno).
Un bambino dei paesi ricchi consuma 500 volte di più in risorse materiali di un bambino del Terzo Mondo. Viviamo in un mondo dove 50 milioni di persone, di cui 20 milioni bambini, muoiono ogni anno per fame, mentre si spende un milione e mezzo di miliardi di lire l'anno (2 miliardi e 850 milioni di lire al minuto) in armi... Aldilà delle parole gli investimenti per l'industria della morte sono in enorme espansione.
"La corsa agli armamenti, anche quando è dettata da una preoccupazione di legittima difesa, è nella realtà, un pericolo e una ingiustizia, aggressione che si fa crimine: gli armamenti anche se non messi in opera, con il loro alto costo uccidono i poveri, facendoli morire di fame" (Documento della Santa Sede all'ONU, 1976).
È tempo che il problema della pace, connesso con quello del sottosviluppo, entri come centrale nella vita delle nostre comunità, nella catechesi e nell'impegno di associazioni, gruppi e movimenti. Siamo in stato di peccato e urge quindi una conversione.
Dice il Card. Arns: "Un sistema economico non può avere come sottoprodotto la creazione di una razza inferiore o la morte di milioni di persone. E il peggio è che chiunque richiami l'attenzione su questa situazione viene considerato sovversivo. Ma sovvertire significa solo girare la situazione e guardarla dall'altro lato. Rispettosamente sostengo che questa situazione deve essere guardata dall'altro lato. I poveri non sono una minaccia, sono un appello per cambiare un sistema ingiusto" (Il regno doc. pg. 568).
Alcune proposte
Queste proposte, senza la pretesa di essere sistematiche ed esaustive, vogliono indicare un cammino per le comunità parrocchiali, non solamente per gruppi o movimenti specifici (Pax Christi, ACLI, MIR, ecc...):
adoperarsi per l'educazione alla pace e alla mondialità fin dall'infanzia;
fare corretta e continua informazione sulle realtà dei paesi poveri e solidarietà con i movimenti di liberazione; accogliere e valorizzare le esperienze di che ha operato o vive nei paesi del Terzo Mondo; partecipare ai processi di liberazione con progetti concreti e umanitari di aiuto;
riconoscere nei movimenti per la pace uno dei segni dei tempi, con il concreto coinvolgimento dei cristiani in essi;
essere portatori dell'annuncio profetico della pace attraverso l'obiezione di coscienza al servizio militare; alla ricerca scientifica, produzione e commercio delle armi; attraverso la disponibilità per l'obiezione fiscale; realizzando la denuclearizzazione dei territori;
creare una coscienza di rifiuto e di riconversione delle fabbriche di armi esistenti sul territorio;
spingere per l'abolizione del segreto militare sul commercio delle armi;
denunciare e opporsi a tutte le armi di sterminio di massa (atomiche, batteriologice e chimiche);
scegliere la nonviolenza come metodo per adempiere il diritto-dovere della difesa dei cittadini (difesa popolare nonviolenta);
educare all'uso dei beni materiali e ambientali, evitando lo spreco e l'inquinamento;
scegliere per noi e proporre alle nostre comunità una vita più austera, per porre le condizioni di un nuovo ordine internazionale, facendo anche nella nostra realtà la scelta preferenziale per i poveri.
Vicenza, 12 novembre 1985
L'appello "Beati i costruttori di pace" è nato dalla constatazione che nella Chiesa oggi il problema della pace è sentito da molti credenti e gruppi ecclesiali, ma non coinvolge ancora le comunità in quanto tali e le esperienze rimangono slegate fra loro.
Alcuni sacerdoti delle diocesi Verona -Vicenza - Padova - Rovigo - Venezia - Treviso - Vittorio Veneto - Trento - Pordenone - Udine - Trieste - Gorizia hanno sentito l'esigenza di unificare questa tensione comune. Ne è nato l'appello riportato sopra. Ci si propone di raccogliere il maggio numero di adesioni tra sacerdoti, religiosi e religiose per arrivare in occasione dell'inizio del nuovo anno liturgico, a vent'anni esatti dal Concilio, a stimolare tutte le comunità cristiane perché assumano in termini storici il problema della pace.
A noi sembra che l'indicazione finale del Concilio nella "Gaudium et Spes"sulla pace costituisca il nodo centrale del rapporto Chiesa-Mondo oggi.
Un appello può essere espresso in mille modi diversi dal presente; ti chiediamo, se concordi nello spirito e sulla globalità del contenuto, di firmarlo e diffonderlo.
L'appello viene lanciato nel Triveneto; le adesioni verranno raccolte il più tempestivamente possibile e presentate alla Conferenza Episcopale del Triveneto tramite la Commissione Regionale "Giustizia e Pace".
Sacerdoti promotori:
Lorenzo Bellomi, Vescovo di Trieste, delegato per il Triveneto della Commissione "Giustizia e Pace"; Giulio Battistella, Alessandro Zanotelli, Verona; Mario Costalunga, Maurizio Mazzetto, Beppino Bonato, Gianantonio Allegro, Vicenza; Luigi Sartori, Flavio Gianesin, Albino Bizzotto - Padova; Giuliano Zattarin, Pierantonio Castello, Massimo Barison - Rovigo; Germano Pattaro, Paolo Donadelli - Venezia; Franco Marton, Olivo Bolzon - Treviso; Giampiero Moret - Vittorio Veneto; Vittorio Cristelli, Girolamo Job, Fiorenzo Chiasera - Trento; Luciano Padovese - Pordenone; Lucio Soravito, Rinaldo Fabris, Angelo Zanello, Franco Saccavini - Udine; Bruno Gallina, Giuseppe Baldassi - Gorizia.