Nel 2005 l'Organizzazione mondiale del commercio compie dieci anni di vita, e con essa, tutti gli accordi negoziati durante l'Uruguay Round (Ur).
Il compleanno coincide con uno dei momenti più delicati del negoziato in corso, il Doha Round, poiché il WTO si trova costretto ad inseguire entro la prossima conferenza ministeriale di Hong Kong (dicembre 2005), un accordo che ne permetta una positiva conclusione nel corso del 2006.
L'agricoltura è il tema centrale dei negoziati e tocca in maniera diretta la politica agricola dell'Unione Europea e quella degli Stati Uniti d'America.
Al di fuori di uno stretto giro di esperti, il tema dei sussidi risulta incomprensibile anche perché alla maggior parte della gente appare del tutto oscuro il sistema agricolo e alimentare mondiale; al massimo la richiesta di cancellazione appare come il tentativo di eliminare il sostegno ai nostri agricoltori banalizzando il problema in una contrapposizione fra il (ricco) agricoltore del Nord e il (povero) contadino del Sud.
Stereotipo che però entra in crisi di fronte alle sempre più frequenti manifestazioni dei nostri agricoltori ed allevatori che lamentano la caduta dei prezzi e la crescente concorrenza di altri paesi.
Ancora meno chiaro appare come mai l'agricoltura risulti il principale oggetto del contendere nei negoziati WTO, anche perché nel mondo occidentale appare una attività marginale, perlomeno come fonte di occupazione, rispetto all'industria e ai servizi.
Perché dovremmo occuparci di agricoltura se agricoltori non siamo?
Perché la terra è la fonte della nostra vita e il cibo non è un prodotto qualsiasi.
Purtroppo gran parte del sistema che produce tutto quello che finisce nel nostro stomaco è ingiusto, socialmente iniquo, potenzialmente pericoloso per la nostra salute e povero di gusto. Di fronte a questa realtà talvolta la giustificazione addotta è che non si può pretendere altro se si vuole produrre a costi così bassi, ed in effetti rispetto alle generazioni precedenti spendiamo una percentuale minore del nostro reddito per alimentarci ed è sempre meno il tempo che dedichiamo alla scelta dei prodotti e alla preparazione dei pasti.
Ma se siamo ciò che mangiamo non è il caso di iniziare a preoccuparci?
Analizzando molto superficialmente il sistema agro-alimentare intuiremo che la liberalizzazione del mercato agricolo è funzionale allo sviluppo di un modello di agroalimentare che in questi dieci anni ha subito una autentica rivoluzione mondiale e che si appresta ad una ulteriore fusione ed internazionalizzazione nei settori della produzione e della vendita. Nel febbraio 2003, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) tenne all'Aia una conferenza intitolata Changing Dimensions of the Food economy. Il professor Grievink presentò un approfondito studio pronosticando che nel prossimo futuro ci sarà un oligopolio rappresentato da 4/5 catene stile Wal-Mart (la catena statunitense più grande del mondo) e 20/25 multinazionali globali si spartiranno il mercato alimentare mondiale.
Il ministro dell'agricoltura olandese, Cees Veerman, nel presentare la conferenza parlò di una nuova economia alimentare dominata da soggetti globali sfuggenti alla giurisdizione delle autorità garanti della concorrenza. "L'equilibrio di potere all'interno del sistema è stato completamente stravolto", disse, "Sono i grandi rivenditori al dettaglio e le aziende di trasformazione alimentare a dominare il settore, non il coltivatore o l'allevatore".
Ma concentrare il potere delle scelte alimentari del pianeta in poche mani è un suicidio collettivo.
Tocca a noi consumatori agire, rendendoci consapevoli che alla fine siamo proprio noi, attraverso le nostre scelte di consumatori, a sostenere una determinata tipologia di agricoltura oppure no, e di conseguenza a condizionare il futuro della terra e dei contadini.
Questo lavoro ripercorre la storia dell'Accordo agricolo e dei suoi primi dieci anni di vita.
Analizza il negoziato in corso, sostenendo che non è di maggior accesso al mercato che gli agricoltori hanno bisogno, quanto piuttosto di regole per evitare la caduta dei prezzi e l'eccessivo potere di imprese e supermercati.
Per i paesi più poveri, servono misure per proteggere il mercato interno e per farlo crescere.
Lo slogan "più mercato = meno povertà" è avulso dalla realtà.
Approfondimenti:
Accesso al mercato? No, grazie: Bilancio di dieci anni di agricoltura e WTO (settembre 2005)
Zucchero amaro: Analisi sussidi UE allo zucchero e della relativa causa vinta da Brasile, Australia e Tailandia. (settembre 2004)
WTO e cotone: Presentazione in Power Point sul cotone e le inizative in sede WTO (4 settembre 2004)
Approfondimento sul cotone, con riferimento all'iniziativa settoriale die paesi dell'Africa Occidentale (novembre 2003)
Africa e AoA: Analisi dell'Accordo Agricolo dal punto di vista dei paesi Africani. (12 luglio 2003)
Scheda Riassuntiva sull'AoA
A come Agricoltura: Appunti sui negoziati in corso (5 novembre 2001)
I temi in discussione nei negoziati per il rinnovo di questo accordo (settembre 2001)