| Principi Base | GATT | GATS | TRIPS | Sistema di risoluzione dispute |
| Ulteriori dettagli | Altri accordi sulle merci e allegati | Allegati sui servizi | ||
| Impegni apertura mercato | Elenco impegni dei Paesi | Elenco impegni dei Paesi (ed eccezioni al trattamento MFN) |
I tre accordi pilastro: GATT (General Trade on tariffs and Trade), GATS (General Agreement on Trade in Service) e TRIPs (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights) contengono le definizioni e i principi generali, nei rispettivi settori.
Ad essi di collegano numerosi altri accordi ed allegati che si riferiscono a specifici settori; il tutto è completato da una dettagliata lista degli impegni dei singoli paesi per permettere ai prodotti stranieri di accedere ai rispettivi mercati. Per il GATT questi impegni prendono la forma di binding commitments sulle tariffe delle merci, mentre per i prodotti agricoli si parla sia di prezzi che di quote. Il GATS ha una struttura diversa e prevede per ciascun Paese una lista (detta "positiva") con l'elenco dei settori liberalizzati ed una lista di eccezioni, cioè di limitazioni al principio di non-discriminazione chiamato "most-favoured-nation" (MFN) e ad eventuali limitazioni di marcket access.
Elenco degli accordi specifici:
| Agricoltura (AoA) | Movimento di persone |
| Regolamenti sanitari e fitosanitari (SPS) | Trasporto aereo |
| Tessile e abbigliamento | Navigazione |
| Standard dei prodotti (TBT) | Telecomunicazioni |
| Investimenti | Servizi finanziari |
| Anti-dumping | |
| Metodi di valutazione | |
| Ispezioni navali pre-imbarco | |
| Regole in materia di origine dei prodotti | |
| Procedure relative alle Licenze d'importazione | |
| Sussidi e Misure Cautelative | |
| Salvaguardia (misure protettive dalle importazioni in casi di emergenza) |
Nel 2005 l'Organizzazione mondiale del commercio compie dieci anni di vita, e con essa, tutti gli accordi negoziati durante l'Uruguay Round (Ur).
Il compleanno coincide con uno dei momenti più delicati del negoziato in corso, il Doha Round, poiché il WTO si trova costretto ad inseguire entro la prossima conferenza ministeriale di Hong Kong (dicembre 2005), un accordo che ne permetta una positiva conclusione nel corso del 2006.
L'agricoltura è il tema centrale dei negoziati e tocca in maniera diretta la politica agricola dell'Unione Europea e quella degli Stati Uniti d'America.
Al di fuori di uno stretto giro di esperti, il tema dei sussidi risulta incomprensibile anche perché alla maggior parte della gente appare del tutto oscuro il sistema agricolo e alimentare mondiale; al massimo la richiesta di cancellazione appare come il tentativo di eliminare il sostegno ai nostri agricoltori banalizzando il problema in una contrapposizione fra il (ricco) agricoltore del Nord e il (povero) contadino del Sud.
Stereotipo che però entra in crisi di fronte alle sempre più frequenti manifestazioni dei nostri agricoltori ed allevatori che lamentano la caduta dei prezzi e la crescente concorrenza di altri paesi.
Ancora meno chiaro appare come mai l'agricoltura risulti il principale oggetto del contendere nei negoziati WTO, anche perché nel mondo occidentale appare una attività marginale, perlomeno come fonte di occupazione, rispetto all'industria e ai servizi.
Perché dovremmo occuparci di agricoltura se agricoltori non siamo?
Perché la terra è la fonte della nostra vita e il cibo non è un prodotto qualsiasi.
Purtroppo gran parte del sistema che produce tutto quello che finisce nel nostro stomaco è ingiusto, socialmente iniquo, potenzialmente pericoloso per la nostra salute e povero di gusto. Di fronte a questa realtà talvolta la giustificazione addotta è che non si può pretendere altro se si vuole produrre a costi così bassi, ed in effetti rispetto alle generazioni precedenti spendiamo una percentuale minore del nostro reddito per alimentarci ed è sempre meno il tempo che dedichiamo alla scelta dei prodotti e alla preparazione dei pasti.
Ma se siamo ciò che mangiamo non è il caso di iniziare a preoccuparci?
Analizzando molto superficialmente il sistema agro-alimentare intuiremo che la liberalizzazione del mercato agricolo è funzionale allo sviluppo di un modello di agroalimentare che in questi dieci anni ha subito una autentica rivoluzione mondiale e che si appresta ad una ulteriore fusione ed internazionalizzazione nei settori della produzione e della vendita. Nel febbraio 2003, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) tenne all'Aia una conferenza intitolata Changing Dimensions of the Food economy. Il professor Grievink presentò un approfondito studio pronosticando che nel prossimo futuro ci sarà un oligopolio rappresentato da 4/5 catene stile Wal-Mart (la catena statunitense più grande del mondo) e 20/25 multinazionali globali si spartiranno il mercato alimentare mondiale.
Il ministro dell'agricoltura olandese, Cees Veerman, nel presentare la conferenza parlò di una nuova economia alimentare dominata da soggetti globali sfuggenti alla giurisdizione delle autorità garanti della concorrenza. "L'equilibrio di potere all'interno del sistema è stato completamente stravolto", disse, "Sono i grandi rivenditori al dettaglio e le aziende di trasformazione alimentare a dominare il settore, non il coltivatore o l'allevatore".
Ma concentrare il potere delle scelte alimentari del pianeta in poche mani è un suicidio collettivo.
Tocca a noi consumatori agire, rendendoci consapevoli che alla fine siamo proprio noi, attraverso le nostre scelte di consumatori, a sostenere una determinata tipologia di agricoltura oppure no, e di conseguenza a condizionare il futuro della terra e dei contadini.
Questo lavoro ripercorre la storia dell'Accordo agricolo e dei suoi primi dieci anni di vita.
Analizza il negoziato in corso, sostenendo che non è di maggior accesso al mercato che gli agricoltori hanno bisogno, quanto piuttosto di regole per evitare la caduta dei prezzi e l'eccessivo potere di imprese e supermercati.
Per i paesi più poveri, servono misure per proteggere il mercato interno e per farlo crescere.
Lo slogan "più mercato = meno povertà" è avulso dalla realtà.
Approfondimenti:
Accesso al mercato? No, grazie: Bilancio di dieci anni di agricoltura e WTO (settembre 2005)
Zucchero amaro: Analisi sussidi UE allo zucchero e della relativa causa vinta da Brasile, Australia e Tailandia. (settembre 2004)
WTO e cotone: Presentazione in Power Point sul cotone e le inizative in sede WTO (4 settembre 2004)
Approfondimento sul cotone, con riferimento all'iniziativa settoriale die paesi dell'Africa Occidentale (novembre 2003)
Africa e AoA: Analisi dell'Accordo Agricolo dal punto di vista dei paesi Africani. (12 luglio 2003)
Scheda Riassuntiva sull'AoA
A come Agricoltura: Appunti sui negoziati in corso (5 novembre 2001)
I temi in discussione nei negoziati per il rinnovo di questo accordo (settembre 2001)
Dal 1974 sino al 1995 il mercato è stato governato dall'accordo Multifibre (Multifibre Arrangement), un accordo nato per porre dei tetti alle importazioni nel settore, stabilito dai paesi occidentali per evitare la concorrenza dei paesi più poveri (alla faccia del libero mercato !). Dal '95 è gradualmente in applicazione il nuovo accordo ACT (Agreement on Texiles and Clothing) che soppianterà il multifibre entro il 2005. Entro quella data anche il settore tessile tornera' sotto le regole del GATT, eliminando il sistema delle quote.
Questo accordo era stato considerato positivamente di paesi in via di sviluppo che speravano di veder aumentare le loro esportazioni verso i paesi occidentali, ma le loro speranze si sono tramutate in delusione poiché la sua applicazione appare lenta e i suoi effetti sono spesso annullati da altre misure, ad esempio quelle anti-dumping, attuate dai paesi occidentali.
In ogni caso l'accordo prevede che la liberalizzazione avvenga gradualmente nel giro di 10 anni (curioso che gli altri accordi WTO prevedono un periodo di cinque anni per i paesi sviluppati) e in modo significativo solo nel periodo finale (2005). Inoltre i paesi con quote restrittive all'importazione (Canada, Unione Europea, Norvegia e USA) devono gradualmente aumentare tali quote sino a rimuoverle. Ma un meccanismo di Salvaguardia permette loro di attuare sistemi per evitare un aumento troppo rapido delle importazioni; l'uso di questo strumento è stato criticato pesantemente dai paesi in via di sviluppo.
Approfondimenti:
Il Mondo della Moda al termine dell'era A.C. (Avanti Cina)
Il mondo della moda nei primi mesi dell'era D.C. (Dopo Cina)
Questo accordo, già ambizioso, doveva essere rinegoziato nell'ambito del Millennium Round da lanciare a Seattle, ma il fallimento del meeting ministeriale non ha bloccato questo progetto, poiché l'articolo XIX stabilisce che l'accordo sia rinegoziato dopo cinque anni dalla sua entrata in vigore, cioè a partire dal 2000.
Ecco perché a Ginevra sono attualmente in corso i negoziati per la sua revisione.
Approfondimenti:
Ambiguità e pericoli dell'Accordo Generale sul Commercio dei Servizi
GATS: un nuovo attacco alla democrazia!
L'Accordo sui servizi e i Paesi in via di sviluppo
Scheda Riassuntiva sul GATS
Le minacce del GATS
Aggiornamento negoziati al gennaio 2005
Analisi dispute relative all'accordo GATS
Il GATS e le Amministrazioni Locali
Nonostante il fallimento della Conferenza ministeriale di Cancun, i negoziati in corso per il rinnovo dell'Accordo sui Servizi (il GATS) continuano nella consueta riservatezza del WTO.
La sovranità delle amministrazioni locali (comuni, province, regione) è particolarmente toccata da questi negoziati.
Il legame con gli enti locali è infatti molto chiaro, basta leggere il primo articolo che, al terzo punto cita:
per gli scopi del presente Accordo:
(a) col termine "misure prese dai Paesi membri" si intendono tutte le possibili misure prese da:
governi ed autorità centrali, regionali e locali e organismi non governativi nell'esercizio di poteri delegati da autorità e governi centrali, regionali e locali.
E quali possono essere queste misure?
Tutti i regolamenti riguardanti le forniture di servizi gestiti dall'Ente locale, dalle mense ai trasporti scolastici.
Proprio dai nostri paesi e dalle nostre città occorre ripartire, come ai tempi della mozione sull'Accordo Multilaterale sugli Investimenti, per dire agli artefici della globalizzazione che le loro regole sono in contrasto con le nostre scelte di vita. Ecco perché invitiamo il maggior numero possibile di comuni, province e regioni, a discutere ed approvare una mozione che inviti il nostro Governo ad avviare una vera consultazione con i cittadini, i parlamentari e i Responsabili degli enti locali prima di assumere qualsiasi decisione in merito all'accordo GATS.
Dobbiamo creare "un sistema immunitario contro l'OMC" a livello locale, rivendicando a gran voce che:
gli esseri umani e le tutele sociali NON SONO barriere commerciali!
Non è una iniziativa isolata, in Austria più di 280 amministrazioni locali, compresa la capitale Vienna, hanno approvato una mozione che chiede una moratoria dei negoziati in corso. Info: www.stoppgats.atIn Francia 220 fra città, comuni, dipartimenti e regioni si sono dichiarate "zone non soggette al GATS", fra di esse: Paris, Montpellier, Grenoble, Auxerre, Aix en Provence, Le Creusot.
Info: www.france.attac.org
Anche in Gran Bretagna 26 enti locali hanno approvato mozioni anti GATS.
Info: www.wdm.uk.org
Sino ad ora in Italia hanno approvato una mozione:
le Province di: Genova, Ferrara, Torino, Bolzano
i comuni di: Torino, Giaveno (TO), Rivalta/TO, Levanto (SP), Villacidro (CA), Rogeno (LC) e molti altri.
Qui trovate un documento esplicativo sulle relazioni fra GATS e gli enti locali e la bozza della mozione.
Potete trovare informazioni su altri paesi europei a questo indirizzo: www.gatswatch.org
Un altro aspetto controverso è quello delle indicazioni geografiche, cioè di quei nomi di città, paesi o regioni che identificano un prodotto (esempio classico quello dello Champagne). L'accordo ha sottolineato il problema soprattutto per i vini ed ha indicato la possibilità di una specie di database mondiale di notificazione delle indicazioni geografiche. Ma ancora non è stato trovato un accordo all'interno del Comitato TRIPS.
Inoltre implementare questo accordo significa non solo creare una nuova legge, ma una struttura di registrazione dei brevetti che in termini di persone da formare e attrezzature richiede un investimento di denaro che i paesi meno sviluppati ( i paesi con economie in transizione sono 109 al WTO) non hanno e, se hanno, certamente avrebbero mille altri modi più utili per utilizzarli. E per tornare al "sui generis" sopraindicato, se si intende la possibilità di sviluppare un metodo diverso da quanto fatto dai paesi occidentali, si finisce con l'avere oltre al costo d'implementazione, anche il costo necessario a sviluppare un sistema alternativo di brevettabilità.
Infine, l'accordo TRIPS (articolo 64.2) prevede una moratoria che impedisce dal 1995 al 1999 di accusare un paese per violazione di questo accordo. Molti paesi chiedono che questa moratoria continui.
Approfondimenti:
Una nota di Martin Khor e Cecilia Oh, (Third World Network - Malesia) sulla revisione del TRIPs ...
scheda Riassuntiva sul TRIPs
Il TRIPS prima e dopo Doha (situazione negoziati al 1 settembre 2002)
Entro l'88 doveva essere completata la revisione della situazione di applicazione di questo accordo. Nel marzo del 1999 è stato approvato un rapporto che dichiara "non esaustiva" la revisione effettuata e che sottolinea che i paesi membri possono in ogni momento inviare le loro considerazioni al Comitato.
Questo accordo prende in esame le misure connesse alla sicurezza sanitaria di animali e piante. L'accordo non stabilisce nuovi standard ma tenta di "armonizzare" gli standard nazionali. Gli standard internazionali considerati sono quelli stabiliti da:
Le maggiori discussioni relative a questo accordo vertono intorno all'articolo 5, paragrafo 7:
"Nei casi in cui non ci sia sufficiente rilevanza scientifica, un membro può in via preventiva adottare misure sanitarie e fitosanitarie in base alle informazioni disponibili, incluse quelle indicate da organizzazioni internazionali o applicate da altri paesi membri. In queste circostanze, i Paesi membri devono cercare di ottenere informazioni supplementari per un giudizio obiettivo dei rischi e rivedere le misure sanitarie o fitosanitarie in un periodo ragionevole di tempo".
Apparentemente il testo sembra tenere in considerazione il cosiddetto principio precauzionale che prevede che anche senza una conferma scientifica della dannosità di un prodotto, sia possibile bloccarne l'importazione. Ma la sentenza relativa alla carne trattata con ormoni ha affermato la necessità di una evidenza scientifica. Inoltre l'indicazione generica di un "periodo ragionevole di tempo" lascia spazio a molte interpretazioni.
Questo accordo potrebbe essere interessato dalla discussione relativa agli organismi geneticamente modificati, che impatterebbe anche quello sull'agricoltura, sulle barriere al commercio (TBT) e sulle proprietà Intellettuali (TRIPS).
L'accordo, come ben definito nell'articolo 1, si applica alle misure d'investimento connesse al commercio dei prodotti. Non è perciò connesso alla regolazione degli Investimenti Diretti esteri e non copre il settore dei Servizi. Da queste premesse ben si comprende che l'accordo è un embrione per possibili ampliamenti o la premessa di un nuovo accordo che regoli il settore degli investimenti in modo completo. Richiesta sostenuta da anni da tutte le lobby industriali, quali ICC, UNICE ed ERT.
Durante il 1999 l'opera di revisione di questo accordo che interessa gli acquisti e appalti delle realtà governative, ha indicato possibili estensioni sia nel contenuto del testo sia nel numero di paesi sottoscrittori.
Il meeting ministeriale di Seattle era, secondo alcuni, l'occasione per trasformare in multilaterale questo accordo plurilaterale (firmato da un numero limitato di Paesi) o di ottenere un nuovo accordo che magari inizialmente applicasse solo aspetti procedurali di trasparenza per poi prevedere, in una successiva revisione, l'introduzione delle regole di trattamento nazionale e di nazione più favorita.