Gli accordi

Il Testo scaturito dall'Uruguay Round of multilateral Trade Negotiations comprende circa 60 accordi, schematicamente riportati in questo prospetto:


BeniServiziProprietà intellettualiDispute
Principi BaseGATTGATSTRIPSSistema di risoluzione dispute
Ulteriori dettagliAltri accordi sulle merci e allegatiAllegati sui servizi  
Impegni apertura mercatoElenco impegni dei PaesiElenco impegni dei Paesi (ed eccezioni al trattamento MFN)  


I tre accordi pilastro: GATT (General Trade on tariffs and Trade), GATS (General Agreement on Trade in Service) e TRIPs (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights) contengono le definizioni e i principi generali, nei rispettivi settori.
Ad essi di collegano numerosi altri accordi ed allegati che si riferiscono a specifici settori; il tutto è completato da una dettagliata lista degli impegni dei singoli paesi per permettere ai prodotti stranieri di accedere ai rispettivi mercati. Per il GATT questi impegni prendono la forma di binding commitments sulle tariffe delle merci, mentre per i prodotti agricoli si parla sia di prezzi che di quote. Il GATS ha una struttura diversa e prevede per ciascun Paese una lista (detta "positiva") con l'elenco dei settori liberalizzati ed una lista di eccezioni, cioè di limitazioni al principio di non-discriminazione chiamato "most-favoured-nation" (MFN) e ad eventuali limitazioni di marcket access.

Elenco degli accordi specifici:

Per i beni (sotto il GATT)Per i servizi (sotto il GATS)
Agricoltura (AoA)Movimento di persone
Regolamenti sanitari e fitosanitari (SPS)Trasporto aereo
Tessile e abbigliamentoNavigazione
Standard dei prodotti (TBT)Telecomunicazioni
InvestimentiServizi finanziari
Anti-dumping 
Metodi di valutazione 
Ispezioni navali pre-imbarco 
Regole in materia di origine dei prodotti 
Procedure relative alle Licenze d'importazione 
Sussidi e Misure Cautelative 
Salvaguardia (misure protettive dalle importazioni in casi di emergenza) 

Agricoltura

Nel 2005 l'Organizzazione mondiale del commercio compie dieci anni di vita, e con essa, tutti gli accordi negoziati durante l'Uruguay Round (Ur).
Il compleanno coincide con uno dei momenti più delicati del negoziato in corso, il Doha Round, poiché il WTO si trova costretto ad inseguire entro la prossima conferenza ministeriale di Hong Kong (dicembre 2005), un accordo che ne permetta una positiva conclusione nel corso del 2006.
L'agricoltura è il tema centrale dei negoziati e tocca in maniera diretta la politica agricola dell'Unione Europea e quella degli Stati Uniti d'America.
Al di fuori di uno stretto giro di esperti, il tema dei sussidi risulta incomprensibile anche perché alla maggior parte della gente appare del tutto oscuro il sistema agricolo e alimentare mondiale; al massimo la richiesta di cancellazione appare come il tentativo di eliminare il sostegno ai nostri agricoltori banalizzando il problema in una contrapposizione fra il (ricco) agricoltore del Nord e il (povero) contadino del Sud.
Stereotipo che però entra in crisi di fronte alle sempre più frequenti manifestazioni dei nostri agricoltori ed allevatori che lamentano la caduta dei prezzi e la crescente concorrenza di altri paesi.
Ancora meno chiaro appare come mai l'agricoltura risulti il principale oggetto del contendere nei negoziati WTO, anche perché nel mondo occidentale appare una attività marginale, perlomeno come fonte di occupazione, rispetto all'industria e ai servizi.

Perché dovremmo occuparci di agricoltura se agricoltori non siamo?
Perché la terra è la fonte della nostra vita e il cibo non è un prodotto qualsiasi.
Purtroppo gran parte del sistema che produce tutto quello che finisce nel nostro stomaco è ingiusto, socialmente iniquo, potenzialmente pericoloso per la nostra salute e povero di gusto. Di fronte a questa realtà talvolta la giustificazione addotta è che non si può pretendere altro se si vuole produrre a costi così bassi, ed in effetti rispetto alle generazioni precedenti spendiamo una percentuale minore del nostro reddito per alimentarci ed è sempre meno il tempo che dedichiamo alla scelta dei prodotti e alla preparazione dei pasti.
Ma se siamo ciò che mangiamo non è il caso di iniziare a preoccuparci?
Analizzando molto superficialmente il sistema agro-alimentare intuiremo che la liberalizzazione del mercato agricolo è funzionale allo sviluppo di un modello di agroalimentare che in questi dieci anni ha subito una autentica rivoluzione mondiale e che si appresta ad una ulteriore fusione ed internazionalizzazione nei settori della produzione e della vendita. Nel febbraio 2003, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) tenne all'Aia una conferenza intitolata Changing Dimensions of the Food economy. Il professor Grievink presentò un approfondito studio pronosticando che nel prossimo futuro ci sarà un oligopolio rappresentato da 4/5 catene stile Wal-Mart (la catena statunitense più grande del mondo) e 20/25 multinazionali globali si spartiranno il mercato alimentare mondiale.
Il ministro dell'agricoltura olandese, Cees Veerman, nel presentare la conferenza parlò di una nuova economia alimentare dominata da soggetti globali sfuggenti alla giurisdizione delle autorità garanti della concorrenza. "L'equilibrio di potere all'interno del sistema è stato completamente stravolto", disse, "Sono i grandi rivenditori al dettaglio e le aziende di trasformazione alimentare a dominare il settore, non il coltivatore o l'allevatore".
Ma concentrare il potere delle scelte alimentari del pianeta in poche mani è un suicidio collettivo.
Tocca a noi consumatori agire, rendendoci consapevoli che alla fine siamo proprio noi, attraverso le nostre scelte di consumatori, a sostenere una determinata tipologia di agricoltura oppure no, e di conseguenza a condizionare il futuro della terra e dei contadini.

Questo lavoro ripercorre la storia dell'Accordo agricolo e dei suoi primi dieci anni di vita.
Analizza il negoziato in corso, sostenendo che non è di maggior accesso al mercato che gli agricoltori hanno bisogno, quanto piuttosto di regole per evitare la caduta dei prezzi e l'eccessivo potere di imprese e supermercati.
Per i paesi più poveri, servono misure per proteggere il mercato interno e per farlo crescere.
Lo slogan "più mercato = meno povertà" è avulso dalla realtà.

Approfondimenti:
Accesso al mercato? No, grazie: Bilancio di dieci anni di agricoltura e WTO (settembre 2005)
Zucchero amaro: Analisi sussidi UE allo zucchero e della relativa causa vinta da Brasile, Australia e Tailandia. (settembre 2004)
WTO e cotone: Presentazione in Power Point sul cotone e le inizative in sede WTO (4 settembre 2004)
Approfondimento sul cotone, con riferimento all'iniziativa settoriale die paesi dell'Africa Occidentale (novembre 2003)
Africa e AoA: Analisi dell'Accordo Agricolo dal punto di vista dei paesi Africani. (12 luglio 2003)
Scheda Riassuntiva sull'AoA
A come Agricoltura: Appunti sui negoziati in corso (5 novembre 2001)
I temi in discussione nei negoziati per il rinnovo di questo accordo (settembre 2001)

 

 

L'Accordo sui Tessili - ACT (Agreement on Texiles and Clothing)

Dal 1974 sino al 1995 il mercato è stato governato dall'accordo Multifibre (Multifibre Arrangement), un accordo nato per porre dei tetti alle importazioni nel settore, stabilito dai paesi occidentali per evitare la concorrenza dei paesi più poveri (alla faccia del libero mercato !). Dal '95 è gradualmente in applicazione il nuovo accordo ACT (Agreement on Texiles and Clothing) che soppianterà il multifibre entro il 2005. Entro quella data anche il settore tessile tornera' sotto le regole del GATT, eliminando il sistema delle quote.
Questo accordo era stato considerato positivamente di paesi in via di sviluppo che speravano di veder aumentare le loro esportazioni verso i paesi occidentali, ma le loro speranze si sono tramutate in delusione poiché la sua applicazione appare lenta e i suoi effetti sono spesso annullati da altre misure, ad esempio quelle anti-dumping, attuate dai paesi occidentali.
In ogni caso l'accordo prevede che la liberalizzazione avvenga gradualmente nel giro di 10 anni (curioso che gli altri accordi WTO prevedono un periodo di cinque anni per i paesi sviluppati) e in modo significativo solo nel periodo finale (2005). Inoltre i paesi con quote restrittive all'importazione (Canada, Unione Europea, Norvegia e USA) devono gradualmente aumentare tali quote sino a rimuoverle. Ma un meccanismo di Salvaguardia permette loro di attuare sistemi per evitare un aumento troppo rapido delle importazioni; l'uso di questo strumento è stato criticato pesantemente dai paesi in via di sviluppo.

Approfondimenti:
Il Mondo della Moda al termine dell'era A.C. (Avanti Cina)
Il mondo della moda nei primi mesi dell'era D.C. (Dopo Cina)

L'Accordo Generale sul commercio dei Servizi (GATS)

I Servizi sono uno dei fattori chiave nell'economia attuale.
Essi toccano quasi tutti gli aspetti della nostra vita ed influenzano pesantemente anche l'ambiente in cui viviamo.
La produzione di energia, i trasporti, l'acqua, i viaggi, il turismo, le catene alberghiere, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti sono tutti esempi di settori che hanno un impatto forte e diretto su di noi e sono settori a cui si applicano le regole dell'accordo GATS, firmato al termine dell'Uruguay Round ed in vigore dal 1 gennaio 1995.

Oltre al testo principale esistono alcuni accordi specifici perché mentre l'idea base del commercio delle merci è che queste possano passare liberamente da un paese all'altro, per i servizi il discorso è più complicato: banche, compagnie telefoniche e sistemi di trasporto sono realtà molto diverse fra loro e perciò richiedono testi specifici. Perciò nel 1997 è stato firmato l'accordo base sulle telecomunicazioni, quello relativo al movimento di personale (per motivi connessi ai servizi) ed il 1 marzo 1999 è entrato in vigore l'accordo sui servizi finanziari.

Il GATS impegna i governi firmatari a liberalizzare progressivamente i vari settori che, secondo la classificazione del WTO, sono ben 160 e vanno dai servizi di costruzione a quelli di distribuzione, alla fornitura dell'acqua, del gas, dei servizi sanitari.

Sinteticamente, si tratta di un accordo quadro, estremamente ambizioso e piuttosto complesso, composto da 29 articoli. La prima parte del testo stabilisce subito i futuri passi per ampliarlo; la seconda contiene le regole generali da applicare a tutti i servizi, come lo status di nazione più favorita (è il secondo articolo); la terza contiene impegni precisi relativi all'acceso al mercato e la regola del cosiddetto Trattamento Nazionale (National Treatment) (art.17) che si applicano ai servizi presenti nelle liste definite dagli stati.

Ecco alcune caratteristiche significative del GATS:
  • Copre praticamente tutti i provvedimenti governativi, comprese leggi, regolamenti, linee guida, sussidi, donazioni, limitazioni d'accesso al mercato e regole locali. Cioè tutte le misure "affecting trade in services".
  • Copre tutti i tipi di servizi. Infatti le regole iniziali si applicano a tutti i servizi, anche a quelli di cui non esiste uno specifico accordo di dettaglio. È importante notare che l'accordo non interessa solo il commercio con l'estero (cross-border trade), ma ogni possibile modalità di fornitura di un servizio, compreso il commercio elettronico. Il GATS utilizza un approccio ibrido per coprire i vari settori, combinando un approccio definito come "dall'alto verso il basso" (top-down) con regole che coprono tutti i settori con uno di tipo "dal basso in alto" (bottom-up) che stabilisce regole che si applicano solo ai settori specificati nelle apposite liste allegate.
  • Interessa i settori pubblici, poichè l'eccezione per i servizi giovernativi è molto ambigua.
  • Proibisce la discriminazione vietando interventi tesi a proteggere o favorire iniziative locali.


Questo accordo, già ambizioso, doveva essere rinegoziato nell'ambito del Millennium Round da lanciare a Seattle, ma il fallimento del meeting ministeriale non ha bloccato questo progetto, poiché l'articolo XIX stabilisce che l'accordo sia rinegoziato dopo cinque anni dalla sua entrata in vigore, cioè a partire dal 2000.
Ecco perché a Ginevra sono attualmente in corso i negoziati per la sua revisione.

Approfondimenti:
Ambiguità e pericoli dell'Accordo Generale sul Commercio dei Servizi
GATS: un nuovo attacco alla democrazia!
L'Accordo sui servizi e i Paesi in via di sviluppo
Scheda Riassuntiva sul GATS
Le minacce del GATS
Aggiornamento negoziati al gennaio 2005
Analisi dispute relative all'accordo GATS
Il GATS e le Amministrazioni Locali

Il GATS e le nostre Amministrazioni locali

Cosa centrano gli enti locali con l'accordo sul commercio dei servizi?

Nonostante il fallimento della Conferenza ministeriale di Cancun, i negoziati in corso per il rinnovo dell'Accordo sui Servizi (il GATS) continuano nella consueta riservatezza del WTO.

La sovranità delle amministrazioni locali (comuni, province, regione) è particolarmente toccata da questi negoziati.

Il legame con gli enti locali è infatti molto chiaro, basta leggere il primo articolo che, al terzo punto cita:

per gli scopi del presente Accordo:
(a) col termine "misure prese dai Paesi membri" si intendono tutte le possibili misure prese da:
governi ed autorità centrali, regionali e locali e organismi non governativi nell'esercizio di poteri delegati da autorità e governi centrali, regionali e locali.

E quali possono essere queste misure?

Tutti i regolamenti riguardanti le forniture di servizi gestiti dall'Ente locale, dalle mense ai trasporti scolastici.

Proprio dai nostri paesi e dalle nostre città occorre ripartire, come ai tempi della mozione sull'Accordo Multilaterale sugli Investimenti, per dire agli artefici della globalizzazione che le loro regole sono in contrasto con le nostre scelte di vita. Ecco perché invitiamo il maggior numero possibile di comuni, province e regioni, a discutere ed approvare una mozione che inviti il nostro Governo ad avviare una vera consultazione con i cittadini, i parlamentari e i Responsabili degli enti locali prima di assumere qualsiasi decisione in merito all'accordo GATS.

Dobbiamo creare "un sistema immunitario contro l'OMC" a livello locale, rivendicando a gran voce che:

gli esseri umani e le tutele sociali NON SONO barriere commerciali!

Non è una iniziativa isolata, in Austria più di 280 amministrazioni locali, compresa la capitale Vienna, hanno approvato una mozione che chiede una moratoria dei negoziati in corso. Info: www.stoppgats.at

In Francia 220 fra città, comuni, dipartimenti e regioni si sono dichiarate "zone non soggette al GATS", fra di esse: Paris, Montpellier, Grenoble, Auxerre, Aix en Provence, Le Creusot.

Info: www.france.attac.org

Anche in Gran Bretagna 26 enti locali hanno approvato mozioni anti GATS.

Info: www.wdm.uk.org

Sino ad ora in Italia hanno approvato una mozione:

le Province di: Genova, Ferrara, Torino, Bolzano

i comuni di: Torino, Giaveno (TO), Rivalta/TO, Levanto (SP), Villacidro (CA), Rogeno (LC) e molti altri.

Qui trovate un documento esplicativo sulle relazioni fra GATS e gli enti locali e la bozza della mozione.

Potete trovare informazioni su altri paesi europei a questo indirizzo: www.gatswatch.org

Proprietà Intellettuali - TRIPS

È il secondo importante risultato dell'Uruguay Round. Copre il vasto settore dei diritti d'autore.

La prima parte definisce, come nel GATS, i principi di non-discriminazione già noti: trattamento nazionale e trattamento di nazione più favorita. La seconda parte analizza i vari tipi di diritti di proprietà intellettuale e come proteggerli. Il TRIPS si rifà agli standard internazionali esistenti definiti da WIPO (World Intellectual Property Organisation) aggiungendone dei nuovi.

L'accordo copre: copyright, marchi registrati, indicazioni geografiche (prodotti che hanno per nome una località che ne individua le caratteristiche), disegni industriali, brevetti, circuiti integrati e disegni topografici, notizie riservate. Ogni Paese firmatario si è impegnato a creare una legislazione che copra quanto sopra citato secondo le regole stabilite dai paesi occidentali.
Questo accordo è molto pericoloso e su di esso si sono puntate molte critiche di ONG e di Paesi poveri. Tramite di esso il WTO si è attribuito il ruolo di regolatore mondiale dei sistemi di protezione della proprietà intellettuale.
Al momento della firma, infatti, la maggior parte dei paesi del mondo era priva di una legislazione al riguardo. I principali beneficiari dell'implementazione del TRIPS sono i centri di ricerca dei paesi industrializzati che vedono garantirsi in ogni parte del mondo i guadagni degli investimenti effettuati, violando la Convenzione sulla Biodiversità che stabilisce il principio della sovranità degli Stati (e dei relativi popoli) sulle risorse.

Attualmente questo contestato accordo dovrebbe essere in fase di revisione, è importante usare il condizionale, poiché mentre i pvs premono per una sua modifica sostanziale, i paesi industrializzati puntano al massimo ad una concessione di tempo per il recepimento da parte dei vari stati.

La brevettabilità delle forme viventi
Gran parte dell'attenzione si concentra sull'articolo 27.3(b).
L'articolo 27 definisce ciò che è soggetto a protezione e le possibile eccezioni. Nella sua parte (b) definisce una deroga per piante ed animali al sistema brevettuale.
La postilla prevede che ogni paese possa stabilire un sistema "sui generis" alternativo a un sistema brevettuale classico. Cosa vuol dire sui generis? Non è una domanda banale perche' non c'è una risposta univoca a questa domanda e se da un lato potrebbe essere una specie di finestra per difendere la biodiversità, dall'altro i paesi occidentali premono perche' come sistema "sui generis" sia considerato un sistema usuale di protezione dei brevetti.

Inoltre ci sono molti problemi sollevati dall'accordo:
  • il suo ruolo nello stimolo all'appropriazione indebita delle conoscenze tradizionali e/o indigene
  • la possibile estensione del campo di tutela brevettuale alle risorse genetiche e biologiche, con i possibili effetti nel campo della sicurezza alimentare e dei medicinali.
  • il conflitto con la Convenzione sulla Biodiversità che stabilisce il principio di sovranità nazionale sulle risorse genetiche ed il principio della condivisione dei benefici che derivano dalla utilizzazione di tali risorse genetiche (articolo 8(j) Convention on Biological Diversity).


Un altro aspetto controverso è quello delle indicazioni geografiche, cioè di quei nomi di città, paesi o regioni che identificano un prodotto (esempio classico quello dello Champagne). L'accordo ha sottolineato il problema soprattutto per i vini ed ha indicato la possibilità di una specie di database mondiale di notificazione delle indicazioni geografiche. Ma ancora non è stato trovato un accordo all'interno del Comitato TRIPS.

Inoltre implementare questo accordo significa non solo creare una nuova legge, ma una struttura di registrazione dei brevetti che in termini di persone da formare e attrezzature richiede un investimento di denaro che i paesi meno sviluppati ( i paesi con economie in transizione sono 109 al WTO) non hanno e, se hanno, certamente avrebbero mille altri modi più utili per utilizzarli. E per tornare al "sui generis" sopraindicato, se si intende la possibilità di sviluppare un metodo diverso da quanto fatto dai paesi occidentali, si finisce con l'avere oltre al costo d'implementazione, anche il costo necessario a sviluppare un sistema alternativo di brevettabilità.

Infine, l'accordo TRIPS (articolo 64.2) prevede una moratoria che impedisce dal 1995 al 1999 di accusare un paese per violazione di questo accordo. Molti paesi chiedono che questa moratoria continui.

Approfondimenti:


Una nota di Martin Khor e Cecilia Oh, (Third World Network - Malesia) sulla revisione del TRIPs ...
scheda Riassuntiva sul TRIPs
Il TRIPS prima e dopo Doha (situazione negoziati al 1 settembre 2002)

Accordi minori

SPS Misure Sanitarie e Fitosanitarie

Entro l'88 doveva essere completata la revisione della situazione di applicazione di questo accordo. Nel marzo del 1999 è stato approvato un rapporto che dichiara "non esaustiva" la revisione effettuata e che sottolinea che i paesi membri possono in ogni momento inviare le loro considerazioni al Comitato.
Questo accordo prende in esame le misure connesse alla sicurezza sanitaria di animali e piante. L'accordo non stabilisce nuovi standard ma tenta di "armonizzare" gli standard nazionali. Gli standard internazionali considerati sono quelli stabiliti da:

  1. Codex Alimentarius Commission (sicurezza alimentare)
  2. L'International Office for Epizootics (salute animale)
  3. Il Segretariato FAO per la Convenzione Internazionale per la protezione delle piante (salute delle piante)

Le maggiori discussioni relative a questo accordo vertono intorno all'articolo 5, paragrafo 7:

"Nei casi in cui non ci sia sufficiente rilevanza scientifica, un membro può in via preventiva adottare misure sanitarie e fitosanitarie in base alle informazioni disponibili, incluse quelle indicate da organizzazioni internazionali o applicate da altri paesi membri. In queste circostanze, i Paesi membri devono cercare di ottenere informazioni supplementari per un giudizio obiettivo dei rischi e rivedere le misure sanitarie o fitosanitarie in un periodo ragionevole di tempo".

Apparentemente il testo sembra tenere in considerazione il cosiddetto principio precauzionale che prevede che anche senza una conferma scientifica della dannosità di un prodotto, sia possibile bloccarne l'importazione. Ma la sentenza relativa alla carne trattata con ormoni ha affermato la necessità di una evidenza scientifica. Inoltre l'indicazione generica di un "periodo ragionevole di tempo" lascia spazio a molte interpretazioni.

Questo accordo potrebbe essere interessato dalla discussione relativa agli organismi geneticamente modificati, che impatterebbe anche quello sull'agricoltura, sulle barriere al commercio (TBT) e sulle proprietà Intellettuali (TRIPS).

TRIMs - Misure d'investimento attinenti al commercio

L'accordo, come ben definito nell'articolo 1, si applica alle misure d'investimento connesse al commercio dei prodotti. Non è perciò connesso alla regolazione degli Investimenti Diretti esteri e non copre il settore dei Servizi. Da queste premesse ben si comprende che l'accordo è un embrione per possibili ampliamenti o la premessa di un nuovo accordo che regoli il settore degli investimenti in modo completo. Richiesta sostenuta da anni da tutte le lobby industriali, quali ICC, UNICE ed ERT.

Appalti governativi

Durante il 1999 l'opera di revisione di questo accordo che interessa gli acquisti e appalti delle realtà governative, ha indicato possibili estensioni sia nel contenuto del testo sia nel numero di paesi sottoscrittori.
Il meeting ministeriale di Seattle era, secondo alcuni, l'occasione per trasformare in multilaterale questo accordo plurilaterale (firmato da un numero limitato di Paesi) o di ottenere un nuovo accordo che magari inizialmente applicasse solo aspetti procedurali di trasparenza per poi prevedere, in una successiva revisione, l'introduzione delle regole di trattamento nazionale e di nazione più favorita.

Gli Accordi WTO e gli interessi dei paesi del Sud del mondo

I vari accordi OMC presentano tutti uno squilibrio fra diritti e doveri verso i paesi in via di sviluppo. E a ben pensarci, anche solo il fatto che siano stati pensati e scritti dai paesi ricchi, fa intuire questa realtà.

Quando i paesi in via di sviluppo firmarono gli accordi scaturiti dall'Uruguay Round, a Marrakesh, in Marocco, con molta probabilità non avevano ben chiare le implicazioni di quella firma. Gli accordi che si impegnavano ad applicare erano il frutto di sette anni di negoziati a cui molti di essi non avevano neppure partecipato ed altri solo in maniera marginale.

Del resto in sede WTO si è sempre parlato di rule takers e di rule makers, cioè di paesi che le regole le accettano e di altri che le fanno.

Prendiamo ad esempio l'accordo sul commercio dei servizi, il GATS.

Trattandosi di un accordo per la liberalizzazione delle forniture di servizi, i benefici diretti sono rivolti ai paesi che sono in grado di vendere i livelli di servizio migliori. Certo, l'indotto del settore dei servizi ha effetti positivi anche su altre attività economiche anche nei paesi importatori (del servizio), ma i maggiori guadagni finiscono nel paese che li fornisce. E in questo settore, sono i paesi sviluppati ad essere i maggiori esportatori.

Ecco perché in termini di divisione dei benefici diretti fra paesi sviluppati e non, la liberalizzazione dei servizi è decisamente a favore dei primi.

Inoltre la modalità di fornitura che prevede il movimento di persone fisiche (al fine di poter esercitare la fornitura del servizio) è quella che prevede più limitazioni, cosicché mentre i capitali hanno diritto di muoversi liberamente e senza restrizioni, le persone no e teniamo presente che le rimesse dei lavoratori all'estero sono oggi uno dei maggiori introiti per molti paesi poveri.

Un altro accordo particolarmente contestato dal Sud del mondo è quello relativo ai prodotti tessili. Si tratta questo di un settore in cui i pvs hanno notevoli potenzialità e capacità produttive, mentre i paesi occidentali hanno misure di protezione molto alte delle loro produzioni. Ebbene, questo accordo è fra i meno spinti verso la liberalizzazione, prevede una completa applicazione in un lungo periodo (dieci anni rispetto ai cinque normalmente previsti dagli altri accordi WTO) e l'abbattimento delle barriere tariffarie è concentrato negli ultimi anni.

Ma l'accordo forse più più sintomatico degli interessi delle multinazionali rispetto ai bisogni della gente è il TRIPs, l'accordo relativo alle proprietà intellettuali.

Gli Stati Uniti inserirono i diritti di proprietà intellettuale nell'agenda delle trattative dell'ultimo round del GATT perché la mancanza di una legislazione specifica in molti paesi del mondo si traduceva in un elevato numero di royalties (diritti), non pagate alle sue società.

Le società americane sostenevano che il resto del mondo aveva un debito con loro di 24 miliardi di dollari annui in diritti non pagati.

Ma se i paesi occidentali pagassero per aver accesso a quella biodiversità di cui i paesi poveri sono i maggiori possessori, la situazione sarebbe capovolta, infatti la maggior parte delle risorse di quella ricchezza che è la biodiversità sono ospitate nei paesi poveri mentre quelli ricchi possiedono le tecnologie necessarie per sviluppare nuovi prodotti da queste risorse.

Accade così che una multinazionale come la Cargill o la Monsanto o la DuPont può prendere dei geni da una foresta in un paese come le Filippine, manipolarli nei propri laboratori e "registrare" quanto ottenuto.

Le Filippine dovranno poi pagare a queste società i diritti per utilizzare quanto prodotto con le proprie risorse genetiche !

La protezione dei diritti di proprietà intellettuale diviene perciò una forma di protezione degli investimenti e di garanzia dei profitti per le imprese, a danno dei paesi e dei popoli che si vedono rapinati di risorse naturali su cui è legittimo chiedersi se sia giusto che qualcuno possa metterci mano per poi averne l'esclusiva.

Ma senza andare a questi estremi anche accordi che rivestono settori normali come l'Agricoltura hanno pesanti risvolti sui pvs. Costringendo questi paesi a liberalizzare le importazioni di prodotti agricoli, l'Accordo agricolo ha causato la miseria di molti contadini poiché il loro mercato interno è stato invaso da prodotti venduti con prezzi più bassi, prodotti europei e americani che invece sostengono le loro agricolture con ingenti sovvenzioni sia alla produzione che all'esportazione.

La beffa della liberalizzazione sostenuta a gran voce da tutti i paesi occidentali è infatti questa: le barriere da eliminare sono sempre quelle altrui!

Roberto Meregalli