Il sistema di risoluzione delle dispute

Secondo Renato Ruggiero, Direttore Generale sino all'aprile 1999, è il maggior contributo del WTO alla stabilità dell'economia mondiale. Senza di esso, infatti, le regole rimarrebbero inapplicate. Tutto ha origine dal Dispute Settlement Body, entità che ha il compito di creare, di volta in volta, la giuria (panel) di esperti per la valutazione delle cause.
Generalmente il panel è composto da tre persone, possibilmente scelte con il consenso delle due parti, in ogni caso direttamente nominati dal Direttore Generale che ha perciò mano libera in questo.
Il verdetto della giuria viene alla fine presentato al Dispute Settlement Body che può accettarlo o no.

Durata di una richiesta di giudizio

60 giorni per consultazioni e mediazioni
45 giorni per stabilire la giuria
6 mesi perche' la giuria emetta il verdetto
3 settimane rapporto finale della giuria al Dispute Settlement Body
60 giorni per il Dispute Settlement Body di accettare il verdetto
In totale 1 anno (In caso di appello la durata del processo si allunga di tre mesi)


Il testo legale che stabilisce le regole e le procedure per la gestione delle dispute è composto da 27 articoli.
Sino al 18 ottobre 1999 sono state 183 le dispute trattate, di queste:

  • 26 hanno riguardato gli accordi SPS/TBT
  • 25 quello sull'Agricoltura
  • 11 Il Tessile
  • 15 il TRIMS
  • 20 il TRIPS
  • 9 il GATS

Dal gennaio 1995 al luglio del '99, un comitato preposto a questo scopo ha prodotto un testo di revisione su cui non è stata ancora presa alcuna decisione nonostante il mandato di revisione sia scaduto il 31 luglio 1999.

Il caso delle banane: una disputa esemplare
L'Unione Europea aveva un regime privilegiato con le ex colonie di Africa, Caraibi e Pacifico.
Questo trattamento era considerato un importante contributo economico alla stabilità politica di questi paesi, brevemente definiti come paesi ACP.
Gli USA, l'11 aprile 1996, per conto della Chiquita Brands International, si appellarono al WTO perche' una apposita giuria si esprimesse sulla legalità di questo regime commerciale perché, tanto per capirci, si fa commercio, non aiuto (trade, not aid); questa richiesta di giudizio si tradusse in una sentenza che invitava l'UE a smantellare il regime di importazione delle banane da questi paesi.
Nel gennaio 1998 la Commissione di Bruxelles presentò una proposta di modifica per adeguarsi alla sentenza; proponendo una disciplina speciale per l'assistenza ai fornitori ACP tradizionali di banane per un periodo non superiore ai 10 anni, scopo di questa assistenza finanziaria e tecnica sarebbe stato quello di facilitare l'esecuzione di programmi destinati a promuovere la competitività nel settore della banana, in particolare mediante l'aumento della produttività nel rispetto dell'ambiente, il miglioramento della qualità, l'adattamento dei metodi di produzione, di distribuzione e di commercializzazione alle norme qualitative stabilite dall'articolo 2 del regolamento (CEE) n.404/93.
La controproposta europea in pratica sosteneva che i paesi ACP non operano in condizioni di equa competizione perchè la loro produzione è il frutto di piccole piantagioni rispetto ai latifondi latinoamericani controllati o direttamente posseduti dalle grosse società come Chiquita, Dole e Del Monte.
La soluzione europea non è stata ritenuta soddisfacente e la giuria del WTO e' stata nuovamente chiamata a redimere la questione.
La sua sentenza del 9 aprile 1999 ha dato ragione alla tesi americana, stabilendo in 191 milioni di dollari il risarcimento danni reclamabile dagli Stati Uniti.
L'Unione Europea sta trattando le modifiche per ottemperare al pronunciamento di Ginevra.