Le Conferenze Ministeriali

La storia del WTO è scandita dagli Conferenze Ministeriali, che si susseguono a cadenza biennale:

A questo elenco, va aggiunto anche il Vertice tenutosi a Ginevra tra il 26 ed il 31 luglio 2004, anche se ufficialmente classificato come un semplice Consiglio Generale.

 

 

Hong Kong: è andata male

È andata male.

C'è poco altro da aggiungere, scorrendo la dichiarazione ministeriale che chiude quesa sesta conferenza ministeriale del WTO.
È stata una ministeriale in cui si è negoziato molto, in cui per la prima volta i paesi in via di sviluppo erano parsi uniti in uno storico G110 che avrebbe potuto far saltare il banco.
Ma "business is business", e quando gli esportatori premono e i poltici chiudono le orecchie per non senitre la voce dei contadini che chiedono regole per poter vivere, l'orizzonte si chiude.
Perché è andata male?
Perché in agricoltura l'unica cosa diciamo positiva negoziata è la fissazione della fatidica data per la cencellazione dei sussidi all'esportazione: il 2013, tre anni di più di quanto si prevedeva.
Da domani tutti i giornali segnaleranno soprattutto questa notizia come la grande vittoria del sud del mondo ad Hong Kong, ma si tratta di un falso scoop perché i paesi occidentali ad Hong Kong sono riusciti a guadagnare altri tre anni di tempo e perché nel frattempo i sussidi che creano dumping appartengono alla categoria dei sussidi domestici.
Per il resto niente.
Nel negoziato sui prodotti industriali si va avanti per la strada occidentale: formula svizzera, quella che taglia in maniera più sostanziale, così da favorire chi già è forte e sa esportare, senza considerare in alcun modo diritti per i lavoratori e per l'ambiente.
I servizi, entrati nella ministeriale con il relativo allegato messo fra parentesi quadre per indicare che la maggioranza dei paesi non ne condivideva il contenuto, ne esce senza e con l'anno nuovo avremo negoziati plurilaterali ad aggiungersi a quelli bilaterali.
Sul tema aiuti, ovviamente grandi parole ma neppure la decisione che tutti si attendevano, quella di offrire libero accesso alle esportazioni dei paesi meno sviluppati è uscita vincente. Certo i giornali scriveranno di sì ma a leggere il testo, l'impegno non è imperativo e i paesi potranno esentare i prodotti per loro più sensibili (il 3% delle linee tariffarie).
Sul cotone compare un impegno a cancellare i sussidi all'esportazione entro il prossimo anno, ma per i sussidi domestici, quelli americani che sono la causa reale del dumping, nulla di stabilito. Il ridicolo si tocca con la decisione di dare accesso duty free al cotone africano, ma guarda caso in America non ne viene esportato.
Alla fine insomma Rob Portman, caponegoziatoore USA, esce a testa alta da questo vertice, così come il nostro Mandelson, che certamente temeva in un fallimento che sarebbe pesato solo sulle sue spalle.
Delude il G20, dopo la dichiarazione congiunta con tutti gli altri paesi in via di sviluppo, ci si attendeva certamente un finale diverso.
Ora appuntamento a marzo per un Consiglio generale in versione speciale perché il tempo stringe ed entro fine 2006 il Doha round deve chiudere in bellezza.
Ma non è detta l'ultima parola, anche se per ora Pascal Lamy può sorridere ed alzare i pugni in segno di soddisfazione, in effetti è riuscito a centrare il suo primo difficile obiettivo come direttore generale: fare di Hong Kong un successo e dare nuovo impulso al Doha Round.

Breve analisi dell'accordo finale

Schede tematiche informative:
Si tratta di documenti in formato PDF di idmensione pari a 230K, si consiglia di scaricarli cliccando col tasto destro sui link e scegliendo la voce "salva oggetto con nome".

Commercio prodotti Agricoli (AoA)
Commercio prodotti industriali (NAMA)
Commercio Servizi (GATS)
Commercio Cotone
Alimentazione e salute (TRIPS)

Link ai notiziari relativi alla preparazione della Conferenza

Documenti ufficiali:
Bozza Dichiarazione Ministeriale diffusa il 25 novembre
Seconda Bozza Dichiarazione Ministeriale diffusa il 1 dicembre
Terza Bozza Dichiarazione Ministeriale diffusa il 6 dicembre
Dichiarazione finale diffusa il 18 dicembre

Stop the EU Corporate Trade Agenda

www.tradewatch.it

Ginevra: il WTO risorge dalle ceneri di Cancun

Commento sull'Accordo quadro del 31 luglio 2004

L'aggettivo più utilizzato dalle agenzie di stampa nel dare la notizia dell'accordo siglato il 31 luglio a Ginevra è quello di "storico", il Sole24Ore ha parlato di "notte del disgelo" per descrivere l'ultima decisiva notte di negoziati che ha spianato la strada all'accordo finale. Ma cosa è successo a Ginevra? Cosa si è svolto? Quale storico accordo è stato firmato?

Quello che si è svolto è un incontro ministeriale sotto le mentite spoglie di un Consiglio generale. Senza l'attenzione dei mass media che caratterizza gli eventi come Cancun e senza la presenza di organizzazioni governative, nella riservatezza garantita dalla sede ginevrina, il WTO ha tenuto quello che potremmo definire il suo sesto incontro ministeriale. Vi hanno infatti partecipato più di una trentina di ministri, quelli più importanti, e l'obiettivo dell'incontro era ciò che era sfuggito un anno fa in Messico: approvare un testo per rilanciare l'Agenda di Doha e dare nuovo impulso al processo di liberalizzazione del mercato dei prodotti industriali e dei servizi, difendendo il più possibile, da parte paesi OCSE, il settore agricolo. L'accordo siglato è certamente importante perché cancella il fallimento di Cancun, congeda il Doha round dal reparto di rianimazione in cui è stato mantenuto per un intero anno e ridà una spolverata al sistema di regolazione del commercio internazionale gestito dall'Organizzazione Mondiale del Commercio. Supachai Panitchpakdi ha dei buoni motivi per esprimere grande soddisfazione dopo aver viaggiato per un anno da una capitale all'altra nel tentativo di ricucire lo strappo del settembre scorso.

Questa anomala ministeriale si è svolta secondo i vecchi canoni tanto cari al WTO. I negoziati si sono protratti per tutta la settimana in maniera informale fra 5 attori principali: USA, UE, India, Brasile ed Australia. Solo il venerdì mattina tutte le delegazioni hanno ricevuto il frutto del lavoro di questo gruppo virtuale, definito fantasiosamente come "non gruppo dei cinque". Esattamente quello che i paesi in via di sviluppo avevano chiesto alla riunione dei capi delegazione il 23 luglio di evitare: ottenere solo all'ultimo momento il testo da discutere. Visto che lo stile dell'incontro era quello di Doha e non quello di Cancun, il negoziato è proseguito ad oltranza, perché la parola d'ordine era quella di giungere ad un accordo. Così una giornata e una nottata di trattative serrate ha condotto sabato mattina alla bozza finale della parte agricola, dopodiché non ci sono state altre difficoltà per chiude la partita e mandare tutti in ferie per la consueta pausa di agosto.

Approfondimento dell'Accordo (formato PDF 56K)

Approfondimento dell'Accordo con integrazione esplicativa della parte agricola (Versione con foto, formato PDF 415Kb)

Cosa contiene il testo approvato?

Contiene un aggiornamento del "piano di lavoro" definito a Doha nel 2001, fornendo le linee guida e gli obiettivi che i negoziatori dovranno seguire da qui al dicembre 2005, data ufficialmente stabilita per la prossima conferenza ministeriale di Hong Kong. Ecco i principali punti contenuti:

Agricoltura

Si tratta del punto più contestato, quello che realmente fece fallire il vertice di Cancun. Il testo è suddiviso secondo i tre pilastri che reggono l'impianto dell'attuale accordo agricolo (AoA).

Sostegni all'esportazione (Export competition)

La Dichiarazione ministeriale di Doha chiedeva una 'reduction of, with a view to phasing out, all forms of export subsidies' e su questo punto l'Unione europea si era sempre difesa strenuamente. Per la prima volta, nero su bianco, è stabilito che i sussidi all'esportazione "saranno eliminati entro la fine di una data da concordare": si tratta della grande concessione UE: dal 1 settembre si negozierà data finale e piano graduale di dismissione dei sussidi all'esportazione europei. In cambio di questa concessione l'UE chiedeva un impegno analogo per i crediti all'esportazione americani ed ha ottenuto l'impegno a rivedere "termini e condizioni relative a crediti alle esportazioni, relative garanzie o programmi di assicurazione". Rispetto alla bozza del 30 luglio, il testo finale appare più circostanziato (si nota anche la mano del G20) e oltre alla durata del periodo di rimborso, si citano i tassi di interessi, le date di pagamento e tutti gli altri elementi che costituiscono questa forma di sostegno all'export. Il secondo punto che l'UE chiedeva come compensazione era la fine delle State Trade Enterprises (STE), imprese statali che in alcuni paesi regolano import/export di derrate alimentari. A parere dell'UE queste imprese agiscono in maniera tale da distorcere il mercato. Anche questo punto è stato affrontato anche se il testo non sottolinea niente di più che la necessità di negoziare in futuro il tema di questi monopoli. Analoga promessa è indicata per gli aiuti alimentari che gli USA utilizzano per disfarsi delle eccedenze alimentari ed esportare OGM. Il testo, rispetto alla prima versione, recepisce alcune lievi modifiche presentate dalla Mongolia, dall'Honduras, dalla repubblica Dominicana e altri PVS in un fax a Tim Groser (presidente comitato sull'agricoltura) il 27 luglio.

Sostegno interno (Domestic support)

Leggendo questa parte rimane la sensazione di un esercizio acrobatico per cambiare un po tutto mantenendo i sussidi esistenti, una specie di gioco delle tre carte per trasferire i sussidi da una scatola all'altra senza cambiare nulla nella sostanza. Se l'obiettivo è di ridurre in maniera sostanziale i sussidi distorsivi andavano analizzati quelli che fanno parte della Green box (cioè i sussidi ammessi perché considerati non distorsivi), visto che negli ultimi anni l'esperienza ha mostrato che anche i pagamenti disaccoppiati hanno effetti distorsivi. Per avere un'idea della situazione, con la CAP del luglio scorso l'UE sposterà circa il 70/75% dei suoi sussidi diretti dalla Blue box alla Green box attraverso il (parziale) disaccoppiamento. Molta attenzione è dedicata alla blue box (in cui l'UE spende 29,4 miliardi di euro), di cui si sottolinea l'importanza al fine di riformare il commercio agricolo. In realtà è stata approvata una sua estensione includendo i pagamenti non basati sui livelli di produzione facendo un enorme favore agli USA che potranno così sistemare una fetta di sussidi elargiti con la Farm Bill del 2002. Molta battaglia c'è stata sui "de minimis", un fetta di sostegni interni ammessa per ogni prodotto pari a una percentuale del valore di produzione (5% per i paesi occidentali, 10% per i PVS). Fino al 30 luglio il testo prevedeva un taglio indistinto, sulla bozza approvata vi è l'eccezione dalla riduzione per quei paesi in via di sviluppo che utilizzano la maggior parte di tali fondi per programmi di aiuto agli agricoltori in difficoltà. (si badi bene però che non è specificata alcuna percentuale di riduzione né alcuna data)

Accesso al mercato (Market access)

Così come la bozza precedente, il testo licenziato riconosce che paesi sviluppati e in via di sviluppo affrontavano in modo differente il discorso dei prodotti "sensibili". Il negoziato finale ha eliminato la parte che differenziava fra prodotti di interesse dell'una o dell'altra categoria, rimandando a un negoziato successivo la loro determinazione. Il tutto è stato diluito in modo che ciascuna parte possa dire di aver ottenuto la possibilità di difendere i propri prodotti di primaria importanza. Si tratta di quelli per cui sono in vigore sistemi di quote tariffarie che limitano l'importazione, l'EU ne ha ben 87, 54 per gli USA. Il termine "prodotti sensibili" cancella però il lavoro dei PVS sugli special products (SP). Sono sette anni che i PVS chiedono un trattamento speciale per alcuni prodotti di loro interesse; la discussione è partita dal concetto di "development box" per passare a quello di prodotti strategici prima di approdare al concetto di SP. La nuova bozza cancella anche questo.

Cotone

Grande amarezza per questo punto. I Paesi Africani non sono riusciti ad ottenere neppure a Ginevra quello che avevano chiesto a Cancun. Nonostante molte agenzie stampa abbiano parlato dei colloqui fra questo gruppo e il capo negoziatore statunitense Robert Zoellick, l'accordo finale conferma che "gli aspetti commerciali di questo argomento saranno trattati nell'ambito dei negoziati agricoli". Unico "contentino" la creazione di una nuova sottocommissione ad hoc. Rispetto al testo originale è stato addirittura aggiunto un paragrafo che riprende il punto 27 della dichiarazione Derbez del 13 settembre 2003, modificandolo lievemente. Questo paragrafo da mandato al Direttore generale di consultare le altre istituzioni di Bretton Woods (BM e FMI), la FAO e International Trade Center (una creazione UNCTAD - WTO) per ricavare piani e risorse a favore dello sviluppo dei paesi interessati dal problema del cotone. I negoziatori hanno però avuto l'accortezza di sostituire il termine "diversificazione delle economie" con "sviluppo economico" rammentando che la proposta di cambiare tipo di coltivazione aveva mandato su tutte le furie i paesi africani.

Servizi

L'ESF (European Services Forum), nota lobby imprenditoriale del settore dei servizi, si era lamentata con la Commissione europea perché questo tema non compariva fra i punti principali della prima bozza di accordo. La sua richiesta è stata soddisfatta cosicché il tema dei servizi conquista un suo punto specifico ed incassa parecchio rispetto alle previsioni della vigilia confermandosi come merce di scambio a fronte delle concessioni agricole dei paesi occidentali. Il relativo allegato chiede a tutti i paesi che non abbiano ancora presentato le loro "offerte iniziali" di farlo il più presto possibile e richiama l'impegno a raggiungere in maniera progressiva maggiori livelli di liberalizzazione in ogni settore e in ogni modalità di servizio senza alcuna esclusione a priori. Stabilisce che entro maggio 2005 si svolga un secondo round per lo scambio di una seconda versione (rivista e ampliata) delle offerte. Si chiede inoltre l'intensificazione degli sforzi per la parte di negoziato GATS che riguarda:? i regolamenti interni (parte nota come necessity test) e che impone la definizione di norme finalizzate a garantire che i regolamenti sui servizi "siano basati su criteri oggettivi e trasparenti" e "non siano più onerosi di quanto necessario per garantire la qualità del servizio".? Il sistema di salvaguardia? La definizione di regole relative agli appalti pubblici di servizi. Infatti l'art. XIII del GATS stabilisce che "A norma del presente Accordo si terranno negoziati multilaterali sugli appalti pubblici di servizi entro due anni dalla data di entrata in vigore dell'Accordo OMC". Questa parte di testo non è mai stata applicata ma costituisce una efficace possibilità per negoziare gli appalti pubblici nei servizi, alternativa alla (fallita) proposta di negoziare un accordo generale sulla trasparenza negli appalti pubblici.

Accesso al mercato per i prodotti industriali (NAMA)

Niente di nuovo. L'accordo recepisce il testo Derbez, rifiutato a Cancun.

E' stato aggiunto solo un punto iniziale che stabilisce la necessità di ulteriori negoziati per concordare specifici elementi. Ricordiamo che i ministri dei paesi ACP avevano formalmente chiesto una modifica sostanziale considerandolo una minaccia di de-industrializzazione per i loro paesi. Il Gruppo dei paesi africani aveva chiesto che non fosse inserito alcun "cappello" di accompagnamento ma che fosse cambiato il contenuto. Da sempre paventano che una ulteriore riduzione delle tariffe sui prodotti industriali significhi una ulteriore riduzione di una forma si reddito per sostenere la già limitata spesa pubblica e la fine delle loro industrie, incapaci di reggere alla concorrenza delle imprese multinazionali, aumentando così la disoccupazione e la povertà.

Purtroppo queste preoccupazioni espresse dal G90 non sono state recepite.

Regole di facilitazione al commercio (Trade facilitation)

Si tratta dell'unico "tema di Singapore" che ha ottenuto il via per la negoziazione di un nuovo accordo multilaterale. Sempre il G90 aveva delle perplessità al riguardo temendo che la semplificazione e la riforma delle procedure doganali potesse costituire un onere finanziario eccessivo per molti paesi poveri.

Altri temi di Singapore (Singapore Issues)

Niente da fare per investimenti, regole di concorrenza e trasparenza negli appalti governativi.

Non c'è neppure stata discussione su questi tre punti. Lamy aveva ben compreso che non era ancora giunto il momento per riproporli. La cancellazione di questi tre temi costituisce la novità più radicale rispetto al testo Derbez di Cancun.

Sviluppo (Development)

Il tema dello sviluppo è stato ristrutturato in quattro sottosezioni: principi, assistenza tecnica, implementation e altri temi relativi allo sviluppo ma è rimasto immutato nella sostanza. Si tratta di generiche dichiarazioni di attenzione verso le esigenze dei paesi in via di sviluppo. Nell'ultima versione è comparsa la data del luglio 2005 come impegno del Consiglio generale per "rivedere i progressi e prendere qualsiasi azione appropriata" rispetto al tema implementation (problemi affrontati dai PVS nell'applicazione degli attuali accordi); ma su questo punto si è promesso così tanto in passato e tante sono le scadenze non rispettate da risultare molto difficile credere a questa nuova dichiarazione. Fa sorridere che l'unico punto specifico citato riguardi le indicazioni geografiche dei prodotti agricoli, evidentemente l'UE ha premuto per far figurare nella parte relativa allo sviluppo un cavallo di battaglia tanto caro ai nostri ministri.

Cosa non c'è

In agricoltura siamo ancora lontani da un approccio teso a realizzare gli obiettivi stessi scritti nel preambolo dell'AoA: "instaurare un sistema di scambi agricoli equo e orientato verso il mercato". Tantomeno il testo è strutturato per garantire lo sviluppo dell'agricoltura in modo da sfamare tutti gli abitanti del pianeta.

Il mercato agricolo è radicalmente differente da quello industriale, è caratterizzato da un elevato numero di produttori e da un numero esiguo di traders e di industrie di processo. Questi ultimi vogliono ottenere materie prime per le proprie industrie di trasformazione a costi al ribasso. Vogliono uniformare i gusti alimentari e non riconoscono che il cibo non è una merce per la sua natura, la sua origine, i suoi modi e mezzi di produzione. E' a loro che fanno comodo i sussidi. L'AoA direziona l'agricoltura dentro questo sistema spingendo verso le esportazioni quando il 90% della produzione agricola rimane all'interno di mercati locali o regionali. Lo stesso concetto anima la CAP e la Farm Bill e anche le politiche di India e Brasile tendono a favorire i grossi esportatori piuttosto che un'agricoltura di aziende di piccole dimensioni. I sussidi disaccoppiati UE che finiscono nella categoria di quelli consentiti dal WTO continuano a premiare i grossi proprietari terrieri e non servono allo sviluppo rurale, a difendere le produzioni tipiche e a favorire una agricoltura che fornisca cibo salutare. Il breve passaggio sulla Green Box non affronta il problema di questi sussidi che sono disegnati per sostenere una agricoltura di tipo industriale.

L'accordo si sofferma sulle STE ma il discorso semplice e vero è che i governi devono prevenire il fatto che imprese privati o statali che siano, vendano commodities al di sotto del costo di produzione e smettano di finanziarle attraverso i sussidi. Quando nel paragrafo 18 si accenna al tema della riduzione del potere dei monopoli ci si limita alle State Trading Enterprises (STEs) ma il potere di queste imprese statali, anche di quelle principali come la canadese Canadian Wheat Board è molto inferiore a quello di imprese come la Cargill.

L'altro tema dimenticato è quello della stabilizzazione dei prezzi delle materie prime agricole. Il problema del continuo abbassamento dei prezzi colpisce da anni i paesi poveri e recentemente il problema è stato sollevato anche attraverso documenti ufficiali presentati in seno al WTO. Ad esempio la proposta di Kenya, Uganda e Tanzania (WT/COMTD/W/130) è stata completamente ignorata. Al recente (maggio 2004) vertice UNCTAD (UN Conference on Trade and Development di San Paolo i governi si sono impegnati per creare una International Task Force on Commodities ma in questo testo non c'è alcun riferimento.

L'Africa

Se in questa ministeriale il G20 ha confermato il suo ruolo di primo piano, il gruppo dei G90 non è riuscito a far valere le proprie ragioni. Come si era intuito a Cancun, la gestione bipolare (USA-UE) del WTO è terminata, ma la nuova stagione multipolare appena avviata esclude ancora le istanze dei paesi più poveri del pianeta. L'Africa, in particolare, è stata ancora una volta marginalizzata ed ignorata. I coltivatori del Benin del Mali, del Burkina Faso e del Ciad ingoiano da Ginevra un nuovo boccone di vuote promesse.

La prima bozza di dichiarazione finale del Vertice del 16 luglio 2004

La seconda bozza di dichiarazione finale del Vertice del 30 luglio 2004

La dichiarazione finale del Vertice del 31 luglio 2004

 

Cancun: Vertice fallito!

Come ormai ben saprete la quinta conferenza ministeriale di Cancun ha bissato il risultato di quella di Seattle, nel 1999.

Ma c'è una differenza tutt'altro che secondaria fra i due vertici: mentre a Seattle furono le profonde divergenza fra Unione Europea e Stati Uniti a decretarne il fallimento, qui a Cancun, i due colossi del commercio mondiale sono stati messi nell'angolo del ring WTO, schiacciati dall'iniziativa dei paesi in via di sviluppo (PVS) capitanati da Brasile, Cina ed India.
Il 10 settembre, commentando l'apertura del vertice, il New York Times aveva scritto che USA ed UE non potevano continuare a stabilire le regole del commercio da sole ("No longer can the two richest trading powers set the world's trading rules on their own."); Lamy e Zoellick, non hanno voluto comprendere questa realtà: il mondo è cambiato, la globalizzazione ha lasciato 4 miliardi di persone dipendenti ancora dalla terra e anche se contadini, pescatori e tessitori sono categorie lontane dalla nostra realtà, la realtà è questa e siamo noi ad esserne lontani.
A Cancun è la realtà del mondo ad essere riemersa, sepolta da anni di green room e di ricatti.

Commentando il vertice di due anni orsono a Doha, scrivemmo che il WTO non aveva alcuna necessità di un nuovo round ma di una riforma radicale che affrontasse e risolvesse i problemi che Seattle aveva evidenziato. "Senza mettere mano in queste pieghe" il nuovo round sarà solo la foglia di fico per nascondere un peccato originale", i due anni seguenti ci hanno dato ragione.
Ora, quello che ci preme è che si apra un nuovo orizzonte nelle trattative multilaterali.
Miliardi di persone hanno urgente bisogno di regole che non stringano come un cappio al collo le loro vite, ma che diano loro la possibilità di vivere dignitosamente.
La soddisfazione del fallimento di Cancun non ci fa dimenticare queta realtà.

La prima bozza di dichiarazione finale del Vertice del 18 luglio 2003

La seconda bozza di dichiarazione finale del Vertice del 24 agosto 2003

La dichiarazione finale del Vertice del 14 settembre 2003

L'accordo sull'accesso ai farmaci del 30 agosto
Commento a questo accordo

Nostri commenti sulla Conferenza:

9 settembre
11 settembre
12 settembre
26 settembre
Capire Cancun

Link esterni:
Sezione web WTO su Cancun
Sito Ufficiale del Vertice
Copertura speciale dell'ICTSD
Sezione della Commissione Europea

 

Doha

Se l'economia va bene, ci dicono "abbiamo bisogno di un nuovo round per evitare di ricadere nel protezionismo"; quando le cose non vanno bene, ci dicono "abbiamo bisogno di un nuovo round per evitare il protezionismo e superare il brutto momento della global economy".
La domanda è: quando esattamente non avremo bisogno di un nuovo round?

Ambasciatore Ransford Smith, Jamaica

Qatar 2001: 4° Meeting Ministeriale

Con un giorno in più rispetto al programma previsto, è terminata a Doha, in Qatar, la Quarta Conferenza Ministeriale.

Come fortemente voluto dai paesi Occidentali, è stato stabilito l'avvio di un nuovo ciclo di negoziati che occupera i 144 paesi membri almeno per i prossimi tre anni.

La dichiarazione finale del Vertice

La dichiarazione sul TRIPS e l'accesso ai medicinali

Documento completo di Analisi

Analisi della Dichiarazione punto per punto


Le notizie pervenute durante la Conferenza di Doha:

La dichiarazione del Ministro Marzano a Doha
(10 novembre 2001 - nostra traduzione da originale WTO in inglese)

Notizie Precedenti il Vertice:

Alcuni links:
su Doha
Sito Ufficiale di Doha
Copertura speciale dell'ICTSD
Sezione della Commissione Europea
Ambasciata Italiana in Qatar
Ambasciata Americana in Qatar

Analisi dei risultati di Doha: Premessa

Dal 9 al 14 novembre, occupando un giorno in più dei cinque previsti, la WTO (l'Organizzazione Mondiale del Commercio) ha tenuto a Doha, in Qatar, la sua quarta Conferenza Ministeriale. La precedente Conferenza si era svolta negli Stati Uniti, a Seattle, e si era rivelata un autentico fallimento non riuscendo a trovare un accordo conclusivo per il lancio di un nuovo ampio ciclo di negoziati, denominato, Millennium Round.

Nei due anni successivi l'organizzazione guidata da Mike Moore, ha tentato pazientemente di riannodare i fili lacerati, tentando di creare il consenso necessario per avviare un ciclo di negoziati sostanzialmente identico a quello abortito due anni prima. Il pressing è stato rivolto verso i paesi in via di sviluppo, recalcitranti a nuovi accordi a causa delle difficoltà incontrate nell'applicazione di quelli firmati nel 1994 a Marrakesh, quando venne creata la WTO.

Secondo le promesse post-Seattle, i due ultimi anni avrebbero dovuto servire proprio a risolvere questi problemi.

Nella realtà questo non è accaduto e tutte le richieste dei PVS sono confluite (irrisolte) nella bozza del documento da approvare a Doha. In questo testo sono state inserite anche le richieste di avvio di negoziati nei settori degli investimenti, delle regole di concorrenza, della spesa pubblica e della facilitazione al mercato, che costituivano i punti fortemente sostenuti dall'Unione Europea.

All'apertura di Doha ci si è perciò ritrovati praticamente nelle stesse condizioni di Seattle: identiche le richieste dei Paesi ricchi, identiche le lamentele del resto del mondo, ulteriormente deluso per gli ulteriori due anni di mancate promesse. Profondamente cambiato invece lo scenario della Conferenza.

Seattle fu teatro delle più note manifestazioni di piazza del movimento etichettato dai mass-media come no-global. Ampia fu la partecipazione da parte della stampa ( 2.700 giornalisti accreditati ) e ben 650 le ONG presenti con circa 1300 rappresentanti.

A Doha sono giunte circa 3.800 persone, con delegazioni meno folte (di soli 51 elementi quella americana, di 508 di quella dell'Unione Europea), 808 giornalisti e circa 380 rappresentanti di ONG.

Ma soprattutto Doha si è svolta dopo due mesi dagli attentati di New York e Washington, anzi è stato l'unico Vertice di alto livello non cancellato (si pensi a quello della FAO) e rilanciato, nel clima di guerra, come risposta all'attacco terroristico.

Analisi dei risultati di Doha: Prima della Conferenza

Riassumiamo gli ultimi quattro mesi, quelli in cui l'attività diplomatica è stata particolarmente intensa.

4 luglio. Conferenza dei Ministri appartenenti ai Paesi Meno Sviluppati (Less Developed Countries LCD), a Zanzibar; essi dichiarano di non essere pronti a negoziati su nuovi temi (investimenti, concorrenza ecc...).

29 luglio. Incontro a porte chiuse a Talloires, in Francia, convocato da Unione Europea e Stati Uniti d'America. Vi partecipano il segretariato WTO, USA, UE, Canada, Korea, Messico, Singapore, Svizzera, Tailandia, Australia, Brasile, Sud Africa, Cile, Nuova Zelanda, Marocco ed Uruguay, con l'intento di trovare una convergenza su investimenti, ambiente, regole di concorrenza, spesa pubblica, diritti di proprietà intellettuale.

30/31 luglio. "Reality Check", test sull'avanzamento verso Doha fra i Paesi Membri a Ginevra. Mike Moore dichiara che il nuovo round è nell'interesse di tutti i membri, l'UE afferma che c'è convergenza sui temi, mentre Pakistan, India, Malesia, Indonesia, Giamaica, il gruppo dei paesi meno sviluppati (30 Paesi membri) e quello dei paesi africani (41 Paesi) indicano divergenza su di essi. La dichiarazione di chiusura riconosce che rimane un'ampia differenza fra alcune delegazioni e le altre che non desiderano un allargamento dell'agenda dei negoziati o vogliono un ampliamento molto limitato.

Agosto. Mentre la sede di Ginevra è chiusa per ferie, il direttore generale e il segretariato effettuano alcuni viaggi di promozione in America Latina. Incontrano leaders e imprenditori in Messico, Guatemala, Honduras, El Salvador, Nicaragua, Panama, Rep. Dominicana e Costa Rica.

31 Agosto - 1 settembre. Mini Incontro Ministeriale in Messico. Diciassette Paesi si incontrano (col segretariato WTO) per procedere verso un'agenda condivisa per Doha. Segue la polemica fra alcuni dei Paesi non invitati, il segretariato WTO ed il Messico che si palleggiano la responsabilità degli inviti. Qualcuno l'ha definita una sorta di green room viaggiante.

19 - 23 settembre. Comunità Economica Africana: Conferenza dei ministri del Commercio in Nigeria. Nella Dichiarazione finale viene ribadita la contrarietà a nuovi temi da negoziare e si raccomanda di approfondire l'analisi degli effetti passati e futuri della liberalizzazione.

26 settembre. Viene diffusa la prima bozza della Dichiarazione di Doha

1 ottobre General Council informale sul tema dell'applicazione degli accordi (implementation). Dichiarazioni di disappunto su questo tema nella bozza del 26 settembre, da parte di Egitto, Indonesia, Malesia, Cuba, Honduras, Pakistan, Giamaica, Kenia, India e Paesi meno sviluppati.

2 ottobre. Dichiarazioni critiche sulla bozza da parte di 30 Paesi Meno Sviluppati, India, Indonesia, Giamaica, Malesia e Pakistan

13-14 ottobre. Secondo Mini Ministeriale a Singapore a cui partecipano 21 Paesi. Le dichiarazioni finali sono quasi tutte ottimistiche.

22 ottobre. Dichiarazione Congiunta del gruppo G77 e della Cina. Si esprime disappunto per il tema dell'applicazione degli accordi attuali (implementation), si chiede l'applicazione del Trattamento Speciale e Differenziato per i PVS.

26 ottobre. Bozza della dichiarazione sul TRIPS contenente una formulazione alternativa: la prima a favore delle richieste dei PVS, la seconda sostenuta dall'Occidente (USA e Svizzera in testa).

27 ottobre. Seconda versione della bozza di Dichiarazione Ministeriale.

31 ottobre. General Council. Mike Moore annuncia che non ci sarà un'altra bozza e che quello del 27 ottobre sarà il testo consegnato ai ministri che arriveranno a Doha

Analisi dei risultati di Doha: A Doha come sulla luna

"Nel mio ufficio di Bruxelles ho una vignetta con due negoziatori del commercio internazionale che sono atterrati sulla luna. Uno dice all'altro: "Grazie al cielo i nostri negoziati saranno finalmente al sicuro da minacce alla democrazia". "Quando sono arrivata a Doha mi sono convinta che il segretariato WTO avesse in mente quella vignetta quando decise questa sede". Caroline Lucas, Parlamentare Europa dei Verdi, membro della Delegazione a Doha.

I circa 3.800 invitati alla Conferenza hanno effettivamente trovato una situazione lunare in Qatar, alle già rilevanti misure di sicurezza previste da tempo, si sono aggiunte quelle stabilite dopo l'11 settembre. Durante i sei giorni dell'incontro, ha funzionato un Comitato Unico che ha vegliato sui 6 gruppi creati allo scopo di facilitare il raggiungimento di un accordo:

Agricoltura (facilitatore: George Yeo, Ministro Commercio e Industria, Singapore)

Implementation (facilitatore: Pascal Couchepin, Ministro dell'Economia, Svizzera)

Ambiente (facilitatore: Heraldo Munoz Valenzuela, Sottosegretario Affari Esteri, Cile)

Regole (facilitatore: Alec Erwin, Ministro Commercio e Industria, Sud Africa )

Nuovi Temi (facilitatore: Pierre Pettigrew, Ministro Commercio Internazionale, Canada)

TRIPs (facilitatore: Luis Ernesto Derbez Bautista, Segretario alle Finanze, Messico )

Il lavoro svolto in questi gruppi di lavoro non è sempre stato trasparente e lineare poiché il calendario dei loro incontri non è sempre stato comunicato a tutte le delegazioni. Inoltre gran parte del lavoro non si è svolto al loro interno ma nei numerosi incontri bilaterali fra le varie delegazioni.

UE ed USA hanno fatto uso di promesse di aiuto e di facilitazioni commerciali per convincere i PVS, proseguendo una linea intrapresa prima di Doha. Gli USA ad esempio avevano fatto pressione per convincere della necessità di negoziare l'accordo relativo alla spesa pubblica (appalti governativi) minacciando la revoca dello stato preferenziale in alcuni accordi a paesi come l'Honduras e la Rep. Dominicana. L'UE da tempo premeva sui Paesi ACP (78 di cui 56 membri WTO) promettendo, in cambio del sostegno al nuovo round, l'accettazione da parte del WTO del recente accordo di Cotonou (successore di quello di Lomè).

In agricoltura l'UE ha assunto una posizione inflessibile (contrariamente ad alcune dichiarazioni fatte alla vigilia) e la richiesta dei PVS di istituire una "development box", che contenesse misure a difesa del diritto al cibo e al sostentamento dei piccoli agricoltori, dopo un iniziale interesse ha perso sostegno, anche perché la dichiarazione contenuta nella bozza era un capolavoro di equilibrismo: un castello di carte che sarebbe crollato spostando, togliendo o aggiungendo una carta.

Anche il tema "implementation", nonostante i PVS insistessero nell'affermare che il tema non fosse da legare all'avvio di un nuovo round, veniva subito legato al procedere dei negoziati negli altri gruppi tematici.

Sul TRIPS si discuteva su quale delle due opzioni alternative dovesse essere scelta; Oxfam (celebre ONG inglese) riportava che Inghilterra, Irlanda, Danimarca e anche la nostra Italia si schieravano a sostegno della prima opzione (quella pro-PVS); Nuova Zelanda, UE, Nigeria, USA, Zimbawe, India, Brasile e Kenia venivano incaricate dal facilitatore Messicano a scrivere la pozza da proporre a tutta l'assemblea; bozza che veniva presentata nella sua forma definitiva il 13 novembre.

Nel frattempo nasceva un nuovo gruppo di lavoro dedicato a Industria, Natura e Turismo col compito di occuparsi di biodiversità, standard di lavoro e riforma del sistema di risoluzione delle dispute.

Cresceva la discussione sul tema ambiente, o meglio crescevano le pressioni dell'Unione Europea, insieme alla convinzione, da parte degli altri delegati, che l'UE avrebbe in seguito rinunciato a tali proposte in cambio di qualcos'altro su altri tavoli. Sui "Singapore Issues" si andava verso la definizione di un ulteriore mandato biennale di studi e del successivo lancio di negoziati dopo la quinta Conferenza Ministeriale, ma alcuni Paesi continuavano ad opporsi all'automatismo dell'avvio di negoziati.

Sui tessili USA, Canada ed UE (a sinistra l'immagine del negoziatore Europer Pascal Lamy), con l'Italia attivamente impegnata, si dichiaravano assolutamente impossibilitati ad anticipare le tappe della liberalizzazione dei loro mercati. Buone notizie arrivavano invece dal gruppo sulle Regole, dove veniva meno la resistenza degli USA alla revisione dell'accordo Anti-dumping.

Il ritmo si faceva quindi sempre più frenetico e confuso, ma nella nottata fra il 13 e il 14 non si riusciva a trovare un accordo. L'India, mantenendo le promesse della vigilia, si mostrava irriducibile sui "Singapore Issues", in particolare sugli investimenti.

Il negoziato continuava ad oltranza e veniva risolto anche grazie all'intervento del padrone di casa (il Ministro del Commercio del Qatar) che chiariva che la specificazione inserita nel testo stabiliva che la decisione sui nuovi negoziati veniva rimandata alla Quinta Conferenza Ministeriale.

Quando ormai tutti i rappresentanti delle ONG e molte delegazioni erano tornate in patria, nella sera del 14, il ministro Youssef Hussain Kamal poteva finalmente presentarsi di fronte ai delegati superstiti e chiedere l'adesione al testo della Dichiarazione finale, pronunciando la fatidica frase:

"May I take it that this is agreeable to members?" (posso considerare che tutti i Paesi membri sono d'accordo [sulla dichiarazione finale]?)

L'applauso liberatorio dell'assemblea poneva La parola fine sul vertice di Doha, legando il nome della capitale Araba al nono ciclo di negoziati GATT/WTO.

Analisi dei risultati di Doha: La dichiarazione sul TRIPS e la salute pubblica

L'Accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale relativi al commercio è certamente stato uno dei più difficili da far digerire alla maggioranza dei paesi del Sud membri della WTO, al termine dell'Uruguay Round. L'unico interesse che potevano avere era legato alla possibilità che l'accordo favorisse, non si sa come, un trasferimento di tecnologie e conoscenze ai loro Paesi. La realtà ha evidenziato che conoscenze e risorse naturali hanno fatto il percorso inverso.

Anche l'ONU aveva dedicato la propria attenzione a questo accordo.

Dal punto di vista dei medicinali, il bubbone era scoppiato col processo di Pretoria, quando un cartello di multinazionali si era esposto in prima persona contro il governo Sud Africano.

La mossa era stata però eccessivamente avventata, un po come era accaduto col MAI, la golosità era stata troppa.

La reazione dell'opinione pubblica consigliò ai consigli di amministrazione di retrocedere per evitare danni superiori all'eventuale vittoria legale.

La dichiarazione approvata a Doha nasce anche da lì, perché di fronte all'opinione pubblica occidentale e alle richieste dei Paesi in via di sviluppo, non era possibile che l'argomento non venisse trattato e, se si voleva avere qualche speranza di risolvere il vertice positivamente, una risposta decente andava fatta.

La bozza preparata prima di Doha prevedeva una formulazione alternativa.

La prima formulazione era nella direzione indicata dai PVS, la seconda era di diverso tono: "Affermiamo la possibilità dei Paesi membri di utilizzare, in modo completo, le regole del TRIPS che forniscono la flessibilità necessaria a risolvere i problemi di salute pubblica come l'HIV/AIDS e altre epidemie... concordiamo che questa dichiarazione nulla aggiunge e nulla toglie ai diritti e ai doveri imposti ai Paesi membri dall'Accordo TRIPS" ed era sostenuta soprattutto dalla Svizzera e dagli Stati Uniti.

La versione approvata va nella direzione indicata dalla prima opzione della bozza, anche se in quella formulazione il tono era diverso poiché stabiliva che "Nulla nell'accordo TRIPS deve impedire ai Paesi membri di prendere misure per proteggere la salute pubblica". La versione concordata (tradotta in modo letterale per evidenziare i verbi utilizzati) recita così:

"Concordiamo che l'Accordo TRIPS non e non dovrebbe impedire ai Paesi Membri di prendere misure per proteggere la salute pubblica. In conformità con ciò, mentre riaffermiamo il nostro impegno rispetto al TRIPS, affermiamo che questo Accordo può e dovrebbe essere interpretato ed applicato in maniera da sostenere il diritto dei Paesi membri a proteggere la salute pubblica e, in particolare, a promuovere l'accesso ai medicinali per tutti."

Inoltre, nella bozza pre-Doha, il paragrafo terminava con queste parole "to ensure access to medicines for all" (per assicurare l'accesso ai medicinali a tutti). La versione approvata a Doha diciamo che è meno ambiziosa perché il paragrafo termina così: "to promote access to medicines for all", cioè per promuovere l'accesso ai medicinali per tutti.

La dichiarazione prosegue specificando in cosa consiste la flessibilità di cui si parla ed è una cosa importante perché in effetti il TRIPS prevede al suo interno una certa flessibilità, il problema era che anche cifre così tragiche come quelle diffuse dalla Banca Mondiale sull'epidemia da AIDS in Africa non erano giudicate sufficienti dalle società farmaceutiche per parlare di crisi. La dichiarazione stabilisce che a decidere cosa sia una crisi sarà il Paese membro e che in tali situazioni si possono fabbricare medicine (brevettate) a basso costo utilizzando la cosiddetta licenza obbligatoria (compulsory license ).

Si tratta di quello che attualmente fanno Paesi come l'India che ha una industria farmaceutica in grado di produrre farmaci a costi molto minori rispetto agli originali perché le leggi indiane riconoscono i brevetti sul metodo di produzione ma non sul prodotto finale, il che significa che studiando la composizione di esso riescono a produrlo. Rispetto a questa situazione la dichiarazione potrebbe permettere di continuare con questo sistema anche dopo il 2005, data entro la quale L'India deve adeguarsi al TRIPS.

Il Paragrafo 6 riguarda le cattive novità della dichiarazione, ovvero il limite che rimane rispetto alle importazioni parallele, limite che colpisce i Paesi che non hanno capacità produttive in campo farmaceutico. Per risolvere questo problema viene dato mandato al Comitato che sovraintende al TRIPS di trovare una soluzione entro la fine del prossimo anno.

L'ultimo paragrafo della dichiarazione chiede ai Paesi Sviluppati di stabilire incentivi alle loro società commerciali e alle loro istituzioni perché promuovano il trasferimento di tecnologie ai Paesi meno Sviluppati. Concorda che questi Paesi fino al 2016 saranno esentati dal dover adeguarsi al TRIPS per quanto riguarda i prodotti farmaceutici (per la precisione alle regole su brevetti e layout di circuiti integrati).

Analisi dei risultati di Doha: I risultati della Conferenza

Nel suo messaggio, Kofi Annan, per bocca di Rubens Ricupero, Segretario Generale dell'UNCTAD, aveva chiesto ai delegati che il nuovo ciclo di negoziati fosse un ciclo per lo sviluppo non solo nel nome ma nella sostanza.

Il nome development round è stato infatti molto utilizzato prima di Doha e anche in alcuni commenti successivi.

Possiamo dire che il ciclo di negoziati stabilito è a favore dello sviluppo?

Cosa sarebbe a loro favore?

1. La dichiarazione su TRIPS e salute pubblica (di cui parliamo in un box a parte);

2. L'apertura di trattative su Antidumping e Sussidi e Misure cautelative, poiché il primo è stato ampiamente utilizzato dai Paesi ricchi per "stoppare" le esportazioni dei PVS in settori sensibili.

3. I due nuovi gruppi di studio su Debito e Finanza e sul trasferimento di tecnologie, voluti dai PVS ma che non credo daranno risultati tangibili, perlomeno nell'immediato.

4. Il blocco per altri due anni dei negoziati sui quattro nuovi temi di cui si era iniziato a Parlare a Singapore (investimenti eccetera).

5. Infine, va considerata positivamente anche la promessa di considerare nei vari negoziati i punti di competenza relativi all'implementation.

Ma si tratta, è facile notarlo, di vittorie difensive, i PVS non hanno fatto alcun goal alla squadra avversaria, hanno evitato di prenderne alcuni. Non è poco considerando il fatto che il campionato WTO non è diviso per categorie ed ammette squadre estremamente forti come USA ed UE e squadre che potremo definire di livello dilettantesco, a loro confronto.

Vi sono due ulteriori note da fare: la prima è che tutti i documenti scritti dai PVS negli ultimi anni contenevano due punti fondamentali per i quali erano richiesti degli interventi: agricolura e tessili; da Doha, i PVS sono tornati con la borsa della spesa vuota.

Secondariamente dal prossimo mese partiranno i negoziati oltre che le discussioni in almeno 9 gruppi di studio o Comitati. Questi paesi hanno rappresentanze molto limitate a Ginevra, mediamente staff di tre persone contro le otto dei paesi industrializzati, e non si occupano solo di WTO ma di tutte le altre istituzioni internazionali con sede o uffici a Ginevra. Avevano già ora grossi problemi nel reperire personale per seguire simultaneamente tutti i comitati e i gruppi, da gennaio ne avranno ancora di più.

Perciò parlare di ciclo di negoziati a favore dello sviluppo appare fuori luogo.

Secondo alcuni commentatori appare fuori luogo anche parlare di nuovo round, sarebbe più opportuno parlare di mini-round poiché il numero di temi in agenda è piuttosto limitato; rispetto a quelli già previsti c'è la sola aggiunta delle tariffe industriali e dell'Accordo Antidumping, il resto era già nell'agenda implicita della WTO. Sia l'USTR (il Dipartimento per il Commercio USA), che la UE parlano di agenda "ambiziosa" per i prossimi tre anni, forse perché considerano anche i "Singapore Issues" nel paniere, dando per scontato che fra due anni saranno anche loro nella partita. Ci sembra però che, nuovi o vecchi che siano, i temi in agenda non siano pochi.

E per le persone "normali" che vivono nel Nord del mondo, che non trovano particolari emozioni nelle molteplici suonerie dei cellulari e sono ancorate a vecchi desideri come un cibo sano e genuino, un lavoro che non occupi l'intera giornata, un ritmo di vita che non sia una corsa e che quando vedono un paesaggio o un altro essere umano non pensano subito a delle "risorse", cosa porta di nuovo Doha?

Riguardo alla salute dei cibi, l'UE aveva fra i suoi punti salienti il principio precauzionale, di cui ampiamente si era parlato riguardo alla causa sulla carne agli ormoni, ma nel testo finale non c'è alcun riferimento ad esso; riguardo allo sviluppo sostenibile non ci sono grandi notizie. I nuovi negoziati sull'ambiente sono un antipasto e non è neppure molto chiaro quale sarà il risultato a cui porteranno.

Se l'UE avesse voluto avere una posizione autenticamente ambientalista, più che proporre nuovi negoziati, avrebbe cercato di far si che sui tavoli di quelli agricoli e dei servizi si negoziassero regole favorevoli alla protezione e non allo sfruttamento delle risorse naturali. Infine, riguardo ai servizi, non c'è stata alcuna discussione sulla necessità di preservare quei servizi di base che rendono davvero umana la vita.

Acqua, sanità e cibo rimangono bisogni a cui il mercato darà risposta.

Ma il giudizio finale dei risultati di questa Conferenza ha importanza relativa. Saranno i prossimi tre anni a dare risultati tangibili, a trasformare le promesse in regole, a far comprendere il significato di certi termini espressi al condizionale.

Riconosciamo con soddisfazione il peso crescente che i PVS stanno guadagnandosi e speriamo che nelle trattative questo si consolidi. Ma è stato profondamente sbagliato pensare al lancio di un nuovo ciclo di negoziati come panacea degli attuali problemi del sistema multilaterale impersonificato dalla WTO.

Quello che la WTO doveva assolutamente decidere a Doha, non era un "development round", ma una riforma che la mettesse in grado di affrontare i problemi emersi a Seattle e lasciati nel limbo in questi due anni.

Senza mettere la mano in queste piaghe, senza riconoscere che nel '95 venne creata una istituzione straordinariamente potente ma "leggera" nella struttura e nella definizione degli obiettivi e dei limiti, senza porre mano alla definizione di questi limiti e di nuove modalità operative, il nuovo round sarà solo una foglia di fico per nascondere un peccato originale.

Analisi dei risultati di Doha: L'Agenda

A gennaio saranno avviati i negoziati su questi argomenti:
  • Agricoltura
  • Anti-Dumping
  • Commercio ed Ambiente
  • Implementation (trasversale in tutti i settori)
  • Relazione fra Accordi Regionali e WTO
  • Servizi
  • Sistema di gestione delle dispute
  • Sussidi e Misure Cautelative (in particolare sussidi alla pesca)
  • Tariffe industriali
  • TRIPS

È stato dato mandato di studio su particolari argomenti a questi gruppi:

  • gruppo di lavoro sulla relazione fra commercio ed investimenti
  • gruppo di lavoro sulla relazione fra commercio e regole di concorrenza
  • gruppo di lavoro sulla Trasparenza negli appalti governativi
  • Comitato per il Commercio delle merci (facilitazione al commercio)
  • gruppo di lavoro sul commercio elettronico
  • Comitato Generale (per le piccole economie)
  • gruppo di lavoro su commercio, debito e finanza (nuovo organismo da creare)
  • gruppo di lavoro su commercio e trasferimento di tecnologie (nuovo organismo da creare)
  • Comitato su Commercio e Sviluppo (revisione del Trattamento Speciale e Differenziato)

Il Doha (Development) Round

Alla Conferenza Ministeriale di Doha, in Qatar, è stato concordato l'avvio di un nuovo ciclo di negoziati, il nono nella storia GATT/WTO.
Inizialmente la sua conclusione era prevista per la fine del 2004 ma, come ampiamente previsto, il negoziato ha incontrato notevoli ostacoli ed è tuttora in corso. E' possibile ripercorrere tutte le fasi delle trattative attraverso le pagine riservate agli incontri ministeriali e al consiglio generale di Ginevra del 2004 e consultando i notiziari raccolti nella apposita sezione.

Ecco gli argomenti oggetto di negoziato:
  • Agricoltura
  • Anti-Dumping
  • Commercio ed Ambiente
  • Implementation (trasversale in tutti i settori)
  • Relazione fra Accordi Regionali e WTO
  • Servizi
  • Sistema di gestione delle controversie
  • Sussidi e Misure Cautelative (in particolare sussidi alla pesca)
  • Tariffe industriali
  • TRIPS (documento "il TRIPS prima e dopo Doha" in formato PDF)

Il WTO negotiating show, come gioiosamente chiamato da Pascal Lamy al termine della maratona di Doha, è ufficialmente partito venerdì 1 febbraio 2002, data di chiusura del General Council che ha varato il nuovo Trade Negotiation Committee (TNC), il Comitato che, secondo il testo faticosamente definito all'ultima Conferenza ministeriale, dovrà supervisionare i negoziati del nuovo round. Per mantenere fede alle promesse di assistenza ai Paesi con grandi difficoltà a seguire i nuovi negoziati, Mike Moore ha lavorato sodo per reperire nuovi fondi e l'11 marzo 2002 ha annunciato la creazione del Doha Development Trust Fund, dotato di un budget di 18 milioni di dollari (il contributo italiano è pari ad un milione di euro). I PVS rimangono silenziosi di fronte a questo lavoro, come un funzionario brasiliano ha commentato, avrebbero preferito che i Paesi sviluppati si fossero impegnati in qualche apertura dei loro mercati, anche perche', come ha ricordato qualcun altro, "il problema non e' solo finanziario", ai PVS non servono solo seminari e corsi d'istruzione, ma analisi e studi sull'effetto dei sussidi e della riduzione delle tariffe sulle loro economie in modo da capire le scelte migliori da prendere ai tavoli delle trattative. Nei primi incontri del nuovo round si stanno valutando alcune questioni preliminari, ma in alcuni gruppi il calendario ha gia' posto all'ordine del giorno alcuni temi spinosi. Fra questi quello dei brevetti su cui occorre trovare una soluzione al problema lasciato inevaso dalla dichiarazione di Doha relativa a TRIPS e accesso ai medicinali; quello dei Paesi senza industrie farmaceutiche in grado di produrre farmaci sfruttando la cosiddetta licenza obbligatoria per far fronte a situazioni di emergenza sanitaria.

L'UE ha proposto due possibili soluzioni: modificare l'articolo 31(f) o interpretare l'articolo 30 (eccezioni alla patentabilita'), prevedendo in entrambi i casi delle misure di salvaguardia che garantiscano che i prodotti importati siano utilizzati nel Paese importatore e non ci siano triangolazioni con altri Paesi. Gli USA sinora si oppongono vigorosamente ad ogni emendamento del TRIPS sostenendo piuttosto una moratoria nelle cause verso Membri che esportano medicinali verso Paesi poveri mancanti di capacita' produttiva.
Rilevante l'attività nel settore dei Servizi, dove le imprese del settore sono impegnate da un paio d'anni a far avanzare i negoziati. L'Unione Europea, sulla scia delle pressioni di Vivendi e Suez Lyonnaises des Eaux, sta lavorando perché il maggior numero possibile di Paesi si impegni ad aprire il mercato della fornitura di acqua potabile.
Gli USA invece premono per una revisione della classificazione dei servizi energetici (un residuo delle pressioni Enron ?) e paiono interessati ai servizi sanitari, in linea con la situazione sanitaria nel loro Paese.
La prima fase dei negoziati, prevedeva la consegna entro il 30 marzo 2002 delle richieste di apertura dei settori di loro interesse da parte di ogni Paese agli altri membri WTO. Un mese priam della scadenza, una ONG olandese (http://www.gatswatch.org) riuscì a rendere pubblici sul proprio sito internet 29 di questi documenti inviati dalla Commissione al Comitato 133 (il comitato che occupa dei negoziati commerciali), con la raccomandazione di non rendere pubblico tale materiale. Vivaci le reazioni seguenti la pubblicazione dei documenti.
Council of the Canadians (ONG Canadese), ha messo in evidenza la richiesta di liberalizzazione della fornitura di acqua potabile e la richiesta di eliminare tutte le eccezioni che "difendono" la distribuzione di musica, libri, cd audio e video, giornali. Scott Sinclair, ricercatore del Centro Canadese per le Politche Alternative, ha dichiarato che "L'UE sta cercando di eliminare molte delle eccezioni canadesi inserite nel GATS: dal controllo su proprieta' straniere di terreni, agli accordi sui benefici locali dei progetti energetici, al limite del 10% nella proprieta' di banche Canadesi. E' importante capire che se accettate, queste richieste non solo eliminano politiche esistenti, ma evitano che qualsiasi entita' governativa (federale, provinciale o locale) possa adottare simili opzioni in futuro." Il giorno dopo la pubblicazione, The Guardian, settimanale inglese, annunciava che: l'Unione Europea stava chiedendo una "full-scale privatisation" dei monopoli pubblici in tutto il mondo come prezzo per smantellare la sua politica agricola comune (PAC) nel nuovo round di negoziati". L'Washington Post del 26 aprile, titolava un suo articolo con: "l'Unione Europea chiede di avere in appalto per le Poste Statunitensi", aggiungendo che l'Europa vuole avere accesso al mercato americano dei servizi municipali di acqua potabile e di gestione dei rifiuti.

Si sta discutendo molto anche di movimento di persone, e c'e' una maggior apertura anche da parte del Quad su una "GATS visa", una specie di permesso di soggiorno legata alla presenza commerciale all'estero garantita dal GATS. La differenza sostanziale fra PVS e paesi sviluppati e' che questi ultimi parlano solo di personale ad alta qualificazione mentre i primi vogliono una apertura alle categorie meno "skillate".

Nonostante le costanti smentite si sta lavorando molto sul settore sanitario e su quello dell'educazione. Basterebbe vedere il crescente numero di studi e di analisi reperibili in internet per comprendere che si tratta di settori con mercati appetibili; per non parlare dei meeting, come il Forum on Trade in Educational Services, organizzato a Washington il 23-24 maggio 2002, dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) per discutere la crescente importanza del mercato dell'istruzione. La stessa Organizzazione Mondiale della sanità rileva che il commercio nel settore sanitario è piuttosto limitato ma calcolando che le spese sanitarie mondiali sono stimati in 3 trilioni l'anno, anche solo l'1% significherebbe la bella cifra di 30 milioni di dollari all'anno.