Arresto di Mladic: fine di una storia o primo passo per giustizia e la riconciliazione? PDF Stampa E-mail
Scritto da segreteria   
Martedì 31 Maggio 2011 14:58

Sono passati quasi sedici anni dal massacro di Srebrenica, per citare solo l'orrore finale che sollevò l'indignazione del mondo. Non dimentichiamo che Mladic è stato anche l'architetto militare dell'assedio di Sarajevo, e il comandante ispiratore di tutte le operazioni di pulizia etnica perpetrate dall'esercito serbo-bosniaco.

 

Come associazione Beati i costruttori di pace abbiamo mantenuto una presenza costante in Bosnia durante la guerra. Oltre all'interposizione e alle azioni di solidarietà, abbiamo sempre tentato anche la strada di una nostra forma di diplomazia popolare, perseguendo vie precluse alla diplomazia ufficiale per fermare la guerra e per avviare il processo di pace. Abbiamo cercato incontri con il Vescovo Nikolaj a Sokolac, con il Patriarca Pavle a Belgrado, e anche con rappresentanti del governo della Republika Srpska a Pale. Con franchezza, in quegli incontri, chiedevamo loro di considerare, oltre alle immense sofferenze delle vittime, quanto dolore e danno stessero causando al proprio popolo, quanto disprezzo per la nazione serba stessero alimentando nel mondo intero. A loro, che sostenevano di agire a difesa della nazione serba, chiedevamo di riflettere sul fatto che i loro crimini sarebbero ricaduti sul popolo, e che rischiavano di trasformare il popolo serbo in un popolo genocida.

L'arresto di Ratko Mladic arriva finalmente, dopo anni di connivenze e protezioni. Sono due le cose che colpiscono di più: la stanchezza delle popolazioni, anche di chi è stato vittima delle milizie di Mladic, dei parenti degli uccisi. Come se non credessero più possibile una vera giustizia, e quindi anche l'arresto eccellente, il più atteso, li lascia senza entusiasmo.

Ma anche il fatto che non ci siano state grandi manifestazioni a difesa dell'arrestato. Forse finalmente le persone hanno capito che chi dichiarava di agire in loro nome ha compiuto crimini di guerra, contro l'umanità e di genocidio. Ed hanno deciso che per il loro futuro non intendono più - nemmeno nel nome del nazionalismo – avallare azioni criminali ed essere considerati dei paria internazionali. Vogliono riprendere il loro posto all'interno della famiglia dei popoli europei.

Nelle decisioni dettate dalla realpolitik sembra chiaro che l'offerta dell'adesione all'Unione Europea abbia potuto più di tutte le sanzioni. Per gli esponenti governativi serbi sembra che la promessa dell'integrazione europea abbia pesato molto più sulla scelta di abbandonare antiche (ed inconfessabili) protezioni, che non la ricerca della verità. Tuttavia l'arresto di Mladic ed il suo (speriamo rapido) trasferimento all'Aja possono rilanciare un processo di vera pace e riconciliazione, da troppo tempo abbandonato, e ultimamente seriamente minacciato, proprio in Bosnia. E se davvero, a breve, croati, serbi e bosniaci si ritroveranno insieme nell'UE, non ci sarà più spazio per personaggi come Mladic, ma non solo lui; già si annunciano altri arresti.

La sensazione forte è che questo arresto non segni la fine ma piuttosto l'inizio – finalmente – di un percorso, che consista nell'appurare la verità sui crimini e sui colpevoli, unica premessa possibile ad una vera riconciliazione. Per le donne di Srebrenica adesso può davvero cominciare la ricerca di tutte le responsabilità, assieme al recupero dei resti di tutti i loro cari, e la riconciliazione con un popolo serbo e serbo-bosniaco che, da oggi, ha dimostrato di non voler più proteggere un criminale, e di non voler più sentirsi dire che agiva in loro nome.

E se il dolore per le mamme e le vedove di Srebrenica rimarrà incancellabile, vedere che l'impunità non è più la norma, che anche il popolo serbo accetta le responsabilità, segnerà per tutti il primo vero passo verso la giustizia e la pace.

Beati i costruttori di pace

Padova, 27 maggio 2011

Ultimo aggiornamento Martedì 31 Maggio 2011 15:05
 

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