A mo' di premessa, permettetemi di spendere qualche parola, senza pretesa di essere esaustivo, sulla situazione generale. La fase di (parziale) disarmo nucleare inaugurata dagli accordi tra Reagan e Gorbaciov alla fine degli anni ottanta è terminata da un pezzo, lasciando sul pianeta tra le 10 e le 20 mila testate.
Negli ultimi anni, praticamente tutti i vari paesi "ufficialmente" nucleari hanno ricominciato con esperimenti, progettazioni e fabbricazione di nuove testate atomiche o di altri materiali bellici connessi (ad es., i nuovi vettori missilistici francesi). Per di più, tutte le potenze nucleari (ad eccezione della Cina) si dichiarano pronte al "first strike" anche contro potenze non nucleari.
Questo ha messo in crisi l'impianto delineato nel trattato di non proliferazione del 1968, in cui l'impegno delle potenze militari ad avviare trattative in buona fede per la totale eliminazione delle atomiche faceva da contraltare all'impegno degli altri paesi a non dotarsi di armi nucleari. Dopo il fallimento della 6^ Conferenza di Revisione dell'NPT (maggio 2005), sono le atomiche esistenti a mettere in pericolo gli equilibri mondiali, rischiando di scatenare una nuova corsa agli armamenti, e non quelle che - forse - l'Iran riuscirà a procurarsi tra qualche anno.
In Europa, oltre alle atomiche francesi ed inglesi, sono dislocate 480 armi nucleari statunitensi, di cui 90 in Italia (40 a Ghedi e 50 ad Aviano), sulla base del cosiddetto "nuclear sharing", ossia della politica di condivisione nucleare all'interno della Nato. Tale politica, a detta di molti esperti, è in chiaro contrasto con gli impegni sottoscritti dai paesi non nucleari (come l'Italia) a rifiutare qualsiasi forma di controllo, anche parziale ed indiretto, su qualsiasi arma nucleare.
A fine novembre, si svolgerà a Riga il vertice della Nato, durante il quale verrà avviato il percorso di ridefinizione della strategia militare dell'Organizzazione, che verrà completato per il vertice successivo (2008?). Anche se dai lavori preparatori, non emerge l'intenzione di affrontare il tema del nuclear sharing, ci sono alcuni paesi (Norvegia in testa) che premono in questa direzione. L'obiettivo dell'intero movimento antinucleare in Europa è quello di spingere i vari governi ad inserire tale argomento in agenda.
In Italia, dopo Comiso, il tema del disarmo nucleare non ha più raccolto grandi interessi e non è più stato al centro delle iniziative del movimento. Le cose, a nostro avviso, sono parzialmente cambiate nell'ultimo anno, con il crescere della preoccupazione per la questione legata al nucleare iraniano e alle minacce statunitensi nei confronti di Teheran.
Tuttavia, la questione nucleare viene per lo più percepita (spesso negli stessi ambienti pacifisti) come legata alle minacce altrui nei nostri confronti, piuttosto che come minaccia da parte nostra (leggi: della Nato) nei confronti degli altri paesi.
Un altro tema "caldo" è quello legato ai porti nucleari, ossia ai porti in cui è concesso l'attracco di navi e sottomarini a propulsione nucleare: ce ne sono praticamente tutt'intorno alla nostra penisola e tali situazioni fanno discutere molto più della presenza di atomiche, perché più alto è il rischio che si verifichino incidenti che potrebbero coinvolgere la popolazione.
Il lavoro da fare è ancora enorme: nei confronti dell'opinione pubblica, informarla sulla reale situazione del nucleare oggi nel mondo (un recente sondaggio commissionato da GreenPeace rilevava che circa due terzi degli italiani non sanno che ci sono atomiche sul nostro territorio); nei confronti del parlamento e del governo, premere perché l'Italia operi fattivamente nel rilanciare il percorso di disarmo nucleare, a partire dalla messa in discussione del "nuclear sharing" e della richiesta agli USA di smantellare le atomiche qui presenti.
Non partiamo, però, da zero:
1) L'anno scorso è stata avviata un'azione civile contro il governo USA, allo scopo di far dichiarare dal Tribunale che la presenza di atomiche ad Aviano è illegale; una causa analoga potrebbe essere avviata prossimamente anche a Ghedi. Questa iniziativa ha riscosso notevole interesse in tutto il mondo e riteniamo possa essere un valido veicolo di informazione e di coinvolgimento popolare. È stato infatti costituito un apposito comitato ("Via le Bombe", www.vialebombe.org) con l'obiettivo di rappresentare in questa azione legale il maggior numero possibile di cittadini. Un alto numero di adesioni al comitato, avrebbe un forte impatto mediatico e quindi politico.
2) A livello internazionale, la campagna "Mayors for Peace" (www.mayorsforpeace.org), raccoglie ormai le adesioni di 1400 città in tutti i continenti. Si tratta di una campagna lanciata dai sindaci di Hiroshima e Nagasaki, in cui si invitano tutte le città del mondo ad unire gli sforzi per arrivare entro il 2020 a liberare il mondo dalle atomiche. Sono già 170 i comuni italiani che hanno aderito, ma ci sono ampli spazi di miglioramento, se pensiamo che in Belgio ha aderito la metà dei sindaci. Questa iniziativa, per le sue peculiarità, è particolarmente adatta ad un lavoro diffuso sul territorio, anche da parte di piccoli gruppi locali, e può essere un ottimo tramite per veicolare informazioni sul tema del nucleare. All'indirizzo www.beati.org/no_nuke/mayorsforpeace è già disponibile una breve presentazione della campagna ed una bozza di mozione da presentare negli enti locali. Altri materiali saranno presto messi on line.
3) "Beati i Costruttori di Pace" ha prodotto un documentario, disponibile in DVD, intitolato "Le gru di Sadako, l'umanità contro l'atomica": si tratta di cinque capitoli di una decina di minuti ciascuno, in cui viene ripercorsa la storia del nucleare militare, a partire da Hiroshima fino a giorni nostri. È indirizzato in particolar modo agli studenti delle scuole superiori, ma può essere tranquillamente utilizzato anche in altri contesti. Ulteriori info sul DVD sono reperibili all'indirizzo www.beati.org/no_nuke/sadako.
4) Altro valido strumento informativo è il dossier curato da Greenpeace sul nuclear sharing, che è stato pubblicato in varie lingue, tra cui l'italiano (v. www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/disarmo).
5) In campo parlamentare, c'è la mozione preparata da Francesco Martone e firmata da numerosi senatori (v. www.rifondazione.org/article.php3?id_article=825); Martone ha dato la sua disponibilità a concordare con le associazioni che fanno riferimento alla Rete Disarmo i tempi e le modalità di discussione della mozione stessa. Martone è stato recentemente eletto nel Consiglio Internazionale del PNND (Parlamentarian Network for Nuclear Disarmament) ed uno dei suoi obiettivi è di rivitalizzare la sezione italiana. Un altro suo obiettivo è quello di portare la causa antinucleare dentro l'Assemblea Interparlamentare della Nato, di cui il nostro Francesco è membro.
6) Un'altra campagna in fase di definizione, e che verrà lanciata molto presto a livello internazionale, è quella per chiedere un nuovo pronunciamento della Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja, dopo la sua sentenza del 1996 in cui dichiarò che l'uso e la minaccia dell'uso delle Atomiche è contrario al diritto internazionale. L'obiettivo è quello di chiedere alla Corte un parere sul quesito "Gli stati nucleari hanno rispettato il loro obbligo di condurre trattative in buona fede per arrivare alla completa eliminazione delle armi nucleari?".
Poiché la Corte esamina solo le contese tra gli Stati e gli Organi del Sistema delle Nazioni Unite, tale quesito non può essere presentato direttamente da singoli cittadini e nemmeno da un nutrito gruppo di ONG. È invece necessario arrivare ad una richiesta in tal senso approvata all'interno dell'Assemblea Generale dell'ONU. Ciò significa che sarà necessario costruire adeguate forme di pressione a livello nazionale ed internazionale perché un sufficiente numero di stati faccia propria la questione, la presenti all'Assemblea e si adoperi per farla approvare.
7) Un'ultima proposta, che personalmente trovo assai interessante, ci è arrivata dagli abolizionisti belgi, ed è quella di organizzare, in vista del vertice NATO di fine novembre, un Compliant Day a livello europeo. Si tratterebbe di organizzarci affinché in un determinato giorno, quante più persone possibile si presentino al più vicino commissariato o stazione CC per denunciare la presenza di armi atomiche sul nostro territorio. La proposta è già stata raccolta da gruppi del Regno Unito, della Spagna, della Germania e dell'Olanda, e gli organizzatori stanno lavorando per coinvolgere altri paesi.
Mi pare una campagna relativamente facile da mettere in piedi, che non richiede grossi investimenti (tutto quel che c'è da fare è preparare un modulo di denuncia, verificandolo con qualche avvocato amico, e poi ovviamente diffonderlo in maniera capillare tramite le nostre reti). Mi sembra una di quelle cose nelle quali è relativamente facile coinvolgere la gente, se la gente sa che in molti altri sono già coinvolti (insomma, se riusciamo a far scattare lo spirito di emulazione).
Una mia prima traduzione/rielaborazione del materiale che mi hanno mandato dal Belgio per proporci questa iniziativa è reperibile sul sito www.beati.org/no_nuke/compliant_day.
Un'altra iniziativa, di cui non so valutare al momento l'impatto, è la campagna organizzata a livello mondiale dal Movimento Umanista, che ha predisposto uno spot di trenta secondi in cui Silo, pensatore argentino e fondatore del Movimento, lancia un appello per il disarmo nucleare, il ritiro delle truppe d'invasione e la restituzione dei territori occupati. Tale spot sarà trasmesso da oltre 150 canali televisivi in tutto il mondo per il periodo tra fine settembre e metà ottobre. Lo spot è visibile sul sito www.silo.ws.
9) Sempre collegate al tema del nucleare, anche se non direttamente questione della presenza di bombe atomiche sul nostro territorio, ci sono poi le campagne relative all'uranio impoverito e ai porti nucleari. Di queste io so ben poco, per cui chiedo a Francesco Iannuzzelli, se ne ha voglia, di integrare.
*) Infine, last but not least, c'è il percorso scaturito da un appello di Alex Zanotelli (v. lists.peacelink.it/nonviolenza/msg00715.html, al punto
, in cui si invitavano a raccolta varie personalità ed associazioni impegnate sulla pace, affinché lanciassero una forte iniziativa contro il rischio della guerra atomica.
Nonostante difficoltà, incomprensioni e ritardi sulla tabella di marcia elaborata in una prima riunione dello scorso 18 maggio, questo percorso ha condotto alla nascita di un gruppo di lavoro permanente ("No alla guerra nucleare"), cha ha prodotto un appello ("Fermiamo chi scherza con il fuoco atomico", www.osmdpn.it/appelli/disarmo_atomico/appello_disarmo_atomico.htm), poi stato sottoscritto da oltre 500 persone e da molti gruppi di base.
Si tratta ora di capire se e come sarà possibile valorizzare le energie e risorse che questo appello ha messo in evidenza, anche in relazione con il gruppo "No alla guerra nucleare", che si propone come collettore delle adesioni individuali "di chi è intenzionato a mettersi a lavorare in rete seriamente" su questo tema.
Nelle scorse settimane, una lunga serie di forzature e polemiche, ha pericolosamente incrinato i rapporti tra questo gruppo e molte delle associazioni che fanno riferimento alla Rete per il Disarmo. Gli ultimi passaggi vanno però in direzione di un chiarimento, che ci auguriamo possa essere il preludio di una fase più collaborativa.