I Paesi Caraibici che offrono una sorta di paradiso finanziario alle multinazionali del pianeta hanno annunciato di voler ricorrere all'OMC per reagire alla minaccia dell'OCSE di attuare delle sanzioni nei loro confronti.
Motivo della minaccia OCSE? Le leggi che regolano i servizi finanziari e le politiche fiscali di questi paesi costituiscono una "pericolosa forma di competizione fiscale".
Secondo l'OCSE questi centri finanziari offshore offrono una scarsa, o nulla, collaborazione nel combattere il riciclaggio di denaro sporco e da un po di tempo sta lavorando contro il riciclaggio di denaro sporco. Dopo il G7 di Parigi (1989), l'OCSE ha creato la FATF, una task force con questa specifica missione (info www.oecd.org/fatf).
Il ricorso all'OMC è così spiegato dal ministro delle finanze dell'isola di St.Vincent, (Financial Time 2 ottobre 2000)"il WTO ha la responsabilità di regolare il commercio nei servizi e noi pensiamo che sia il forum appropriato per questo tipo di disputa".
Se questa è la reazione "dura", ne esiste una più morbida, fatta di modifiche delle loro regole finanziarie: le Bahamas stanno correggendo le mancanze del loro sistema, rafforzando la loro legislazione e includendo l'obbligatorietà della segnalazione di tutte le transazioni finanziarie. St. Vincent ha revocato la licenza a 6 banche. Le isole Cayman stanno preparando una nuova legge, le Barbados hanno creato un'Autoriry anti-riciclaggio e un'unità di intelligence finanziaria.
Quello che i 14 paesi, riuniti sotto la sigla CARICOM, assolutamente non intendono fare è rivedere le loro legislazioni fiscali, cioè aumentare le tasse sulle società così affettuosamente ospitate, del resto l'OCSE questo non l'ha mai chiesto.
Il Ministero del Tesoro americano ha affermato che la minaccia (OCSE) rimarrà valida finchè non saranno fatti passi concreti per adeguare i loro sistemi anti riciclaggio agli standard internazionali.
Che cos'è questa nuova sigla nel variegato mondo del commercio internazionale ? Non è uno dei tanti accordi OMC, è invece quello che indica una controversia commerciale che risale agli anni di Nixon, quando venne introdotta negli USA la DISC, una legge per favorire le esportazioni americane. Nel 1984, questa legge venne rivista e sostituita dalla FSC.
Cosa prevede?
Iniziamo col dire che nel 1999 la FSC ha provveduto a far arrivare alle compagnie americane 4 mila milioni di dollari sottoforma di sussidi all'esportazione; ad esempio la General Electric ha risparmiato 746 milioni di $ nel periodo 91-98, la Boeing 685, la Motorola 378 3 la Caterpillar 312.
La FSC prevede che una corporation americana possa creare una filiale in uno dei tanti paradisi fiscali (proprio quelli che l'OCSE condanna!) che serva da veicolo per esportare i prodotti USA. Quello che incassa questa società (spesso più virtuale che reale) non è sottoposto alla tassazione che avrebbe se fosse sul territorio USA. Non solo, anche i dividenti che finiscono nella società madre americana non sono tassati come lo sarebbero se provenienti da altre società su suolo americano.
Contro tutto questo l'UE ha chiesto l'intervento dell'OMC nel 1997, ottenendo una sentenza favorevole alle sue posizioni l'8 ottobre 1999, sentenza che prevedeva per gli USA, la data del 1 ottobre 2000 per modificare la propria legge. La nuova proposta USA (ancora in attesa dell'approvazione del Congresso) non pare soddisfare l'UE che avrebbe intenzione di applicare delle sanzioni economiche. Ma per ora nulla di tutto questo, l'Unione ha deciso di non fare escalation ed ha concesso altri 30 giorni prima di chiedere all'OMC di verificare se la nuova legge è conforme alla sua sentenza.
Questo accordo sembra un tentativo di raffreddare gli animi e creare un clima più rilassato, visti i tanti problemi nelle relazioni commerciali USA-UE.
Prima causa OMC che coinvolge prodotti OGM. A sottoporla la Tailandia che accusa l'Egitto di aver messo al bando il tuo tonno perchè in olio di semi (soia) geneticamente modificati.
Il Bando è attivo dal gennaio di quest'anno. Prima che il panel OMC si metta all'opera ci sono due mesi di tempo, durante i quali i due governi possono trovare un accordo.
Al Forum economico mondiale di Melbourne (incontro regionale del club esclusivo noto per l'annuale meeting di Davos) si esplorano le possibilità di far nascere un nuovo Round di negoziazione all'Organizzazione Mondiale del Commercio.
Tra i Paesi dell'OCSE sembra emergere un consenso generico sulla necessità di tenere un nuovo round di negoziati, ma non si è ancora lontani da un accordo sul loro contenuto, sul luogo e sui tempi.
Secondo il direttore aggiunto dell'OMC, Andrew Stoler - che si è dichiarato ottimista sulla prospettiva di un nuovo round "nei prossimi dodici mesi" -, sono stati fatti grandi progressi sull'agricoltura e i servizi negli incontri bilaterali, avvenuti a partire dal gennaio scorso. Resta comunque da tradurre questi sviluppi in accordi multilaterali. Fino ad oggi, il Qatar è il solo Paese ad essersi offerto per accogliere la nuova Conferenza ministeriale.
Un altro ostacolo al lancio dei negoziati rappresentato dalla credibilità nel processo di globalizzazione. Le manifestazioni a Melbourne e a Praga hanno - una volta di più - attirato l'attenzione sulla disaffezione di un gran numero di settori verso la piega che ha preso la crescente integrazione economica mondiale. Queste proteste hanno confermato la posizione presa da molte ONG, per le quali l'OMC non è preparata per trattare le implicazioni delle sue decisioni sul piano sociale e ambientale. Per Vandana Shiva modelli alternativi all'attuale globalizzazione, che mettano i bisogni umani di base davanti ai profitti delle imprese, sono necessari per assicurare uno sviluppo corretto.
Alcuni Paesi in via di sviluppo hanno continuato a criticare le prospettive del libero-scambio globalizzato. Per il ministro del commercio indonesiano, i Paesi che liberalizzano troppo velocemente rischiano di trovarsi con deficit commerciali ingestibili, una bilancia dei pagamenti deficitaria e una crescita atona. Secondo lui, un nuovo round avrebbe come risultato l'aggiunta di nuovi obblighi e impegni per l'Indonesia, quando deve ancora assorbire gli choc sull'economia dovuti agli impegni presi con le organizzazioni economiche internazionali. E' quindi necessario, prima di tutto, un consolidamento della situazione attuale, con un round che dovrebbe essere condizionato dalle aspirazione dei Paesi in via di sviluppo. Non bisogna essere esperti per dubitare che un nuovo round si basi esclusivamente sugli interessi dei Paesi in via di sviluppo.
Si è svolto l'incontro, annunciato sul numero precedente del notiziario, dei contadini indiani, organizzato a Bangalore.
Vi hanno partecipato anche Vandana Shiva e Josè Bovè.
I partecipanti al meeting hanno detto che "la liberalizzazione del mercato delle sementi ha aumentato le spese in pesticidi ed aumentato i debiti dei contadini" ed hanno espresso la richiesta che sementi e forme viventi siano tolti dalla giurisdizione dell'accordo TRIPs (proprietà intellettuali).
Nella due giorni di negoziazione sull'agricoltura (28-29 settembre) è stato favorevolmente accolto il testo presentato dall'UE (vedi la precedente edizione del notiziario), che per la prima volta rivelava la disponibilità a parlare di riduzione dei sussidi agricoli all'esportazione. La disponibiltà è legata all'impegno di trattare contemporaneamente le altre forme (credito all'esportazione, forniture come aiuti ecc...) giudicati ugualmente "distorsivi".
In risposta a questa proposta, alcuni paesi hanno rilanciato il confronto proponendo non una riduzione, ma l'eliminazione.
La proposta UE, in ogni caso, costituisce anche un contrattacco alle accuse USA per il suo sostegno all'agricoltura, gli USA, infatti sono i primi ad attuare finanziamenti a paesi esteri in cambio dell'acquisto di prodotti agricoli.
Questo stesso tema è stato discusso, la settimana precedente il meeting, all'OCSE, dove gli USA hanno espresso la loro buona volontà per ridurre questo tipo di crediti.
Nuove nubi sul lungo percorso di accesso della Cina all'OMC.
Certo gli accordi unilaterali sono praticamente stati tutti firmati (33 accordi e manca ancora solo quello col Messico) ma alcuni problemi rimangono per gli accordi multilaterali. Tanto per capirci, la Cina vuole avere accesso ai sussidi agricoli permessi ai paesi in via di sviluppo in base all'accordo sull'agricoltura (art, 9.4) e agli articoli 27 2 29 dell'accordo sui sussidi e le misure cautelative, ma vari paesi non sono d'accordo (USA, UE, Canada e Giappone per citare i principali); ha concesso solo 2 delle 7 concessioni promesse a compagnie assicurative straniere; mancano garanzie sull'implementazione, in tempi rapidi, di una legislazione sui diritti di proprietà intellettuale, ecc...
Altra accusa verso la Cina è quella di mantenere ancora due sistemi di controllo separati per i prodotti, una per quelli domestici e una per quelli importati (grande violazione del principio di non discriminazione fra prodotti interni ed esterni!).
Durante l'ultimo incontro del gruppo di lavoro che si occupa dell'ingresso della Cina nell'OMC, la posizione cinese è stata quella di cercare di adeguarsi agli accordi bilaterali firmati, cercando di trarre il maggior numero di facilitazioni possibile da quelli multilaterali. Il Vice ministro al commercio, Long Yongtu, ha dichiarato che "è difficile (per la Cina) accettare nuove richieste con la scusa di assicurare l'implementazione degli accordi ....
Crediamo che questo costituisca un tentativo per riaprire accordi bilaterali già chiusi ... E' impossibile per la Cina accettare nuovi impegni oltre a quelli già contenuti negli accordi bilaterali".
Secondo alcuni, i problemi non sono però di natura tecnica e non sarebbero da ricercarsi nei punti specifici di attrito, ma a motivi di politica interna. Uno studio della banca d'investimenti Salomon Smith Barney, ha infatti indicato in 40 milioni, il numero di posti di lavoro che la Cina perderebbe, quantomeno all'inizio, in conseguenza dell'apertura del suo mercato interno (si parla soprattutto del settore agricolo e degli impieghi statali). Sembra che a Pechino, qualcuno cerchi perciò di rallentare il processo di liberalizzazione in atto.
Nei prossimi giorni, sono previsti viaggi a Pechino di Pascal Lamy (commissario UE al commercio) e della sua collega statunitense Baeshefsky, per superare il momento di empasse.
Ormai le vertenze OMC, specie quelle fra USA e UE, si sa quando iniziano ma non quando finiscono.
Il 26 settembre l'UE ha presentato all'organismo OMC che si occupa di regolazione delle dispute, l'ennesima proposta per chiudere la telenovelas delle banane. Tanto per non ripetere cose già dette in precedenza, il nuovo sistema, transitorio sino al 2006, prevede tre quote d'importazione, le prime due con una tassa di 75 euro per ogni tonnellata, la terza con una tassa di 300 euro); l'assegnazione delle quote prevede un sistema basato sul principio che chi prima arriva, meglio si accomoda, così non si fa torto a nessuno.
Le quote che saranno definite ogni quindici giorni.
Gli Stati uniti hanno però espresso un giudizio sfavorevole a questa proposta, in quanto, a parer loro, continua a favorire i produttori ACP (Africa-Caraibi- Pacifico), poichè questi avrebbero ancora un accesso esentasse, rispetto ai paesi latinoamericani, dove Dole e Chiquita hanno le loro coltivazioni.
L'Ecuador si è invece detto favorevole alla proposta.
Trasparenza è un concetto declinabile in tanti modi. A Ginevra ad esempio, sul sito web della Wto, si traduce nell'esigenza di dare la massima notorietà a fatti decisivi nella vita dell'Organizzazione. L'Oman è divenuto il 139 paese membro, e dunque giù con un bel comunicato stampa. La Spagna ha un nuovo portavoce nell'Organizzazione e il solerte sito ci informa del fatto che il professionista, felice dell'incarico, è sposato e ha due figli. Non potremmo chiedere di meglio.
Peccato che negli stessi giorni in cui avvenivano questi due rimarchevoli eventi si riunisse anche a Rue de Lausanne il Consiglio plenario dell'Organizzazione incaricato di instradare il negoziato globale sul commercio dei servizi, sui cui esiti il sito non fa alcuna menzione. Un peccato si diceva perché qui, dopo un anno di tira e molla seguito alla debàcle di Seattle, la partita ritorna a farsi davvero grossa.
Cosa vuol dire commercio dei servizi? Quando nel 1994 furono firmati gli Accordi di Marrakech che sancirono la conclusione degli Accordi Gatt e la nascita dell'Organizzazione mondiale del commercio, si stabilì che, entro il quinto anno dall'entrata in vigore della Wto, cioè entro il 2000, si dovessero avviare negoziati relativi ad un accordo passato allora apparentemente sottobanco di fronte a quello sul commercio dei beni: il cosiddetto Gats o in italiano Accordo Generale sul Commercio dei Servizi.
Il ragionamento silenzioso che portò alla stesura di un simile accordo era più o meno il seguente: se bisogna liberalizzare burro e automobili, perché non occuparci anche di ospedali, pensioni e scuole? Nacque così il Gats, che comprende sulla carta almeno 160 settori, dall'aeronautica civile alle telecomunicazioni, dai servizi bancari (su cui si è già prodotto un accordo nel 1998) alla sanità alla pubblica istruzione. In che senso la Wto potrà, una volta istruito questo negoziato, applicare le leggi che regolano lo scambio di beni a cose assai diverse come scuole e ospedali. In teoria non potrebbe dal momento l'AGCS esclude esplicitamente dal suo mandato, seconda quanto dichiarato negli articoli 1-3, "servizi forniti nell'esercizio dei poteri governativi", "servizi cioè che non sono forniti su base commerciale o in concorrenza con uno o più fornitori". Per farla breve: la banca centrale, l'esercito e il prelevamento fiscale sono monopolio pubblico, dunque in nessun modo sottoponibili alle regole liberalizzatrici dell'Agcs. La definizione dei primi tre articoli tuttavia alimenta più dubbi di quanto non faccia chiarezza. Prendiamo infatti settori come la scuola e la sanità. A rigor di logica sono requisiti del potere pubblico, ma in pratica in quasi tutti i paesi sono già largamente oggetto di liberalizzazione e dunque di concorrenza tra due competitori: il pubblico e il privato. Il varco come si vede è dunque già aperto. Se un giorno un'azienda ospedaliera italiana spingesse il nostro Governo a citare in giudizio presso il Wto il Governo giapponese perché questo con la sua legge finanziaria favorisce economicamente l'ospedale pubblico nazionale a discapito di privati e stranieri, una simile azione troverebbe nell'impianto dell'Agcs una serie di frecce al proprio arco.
Alla Wto stessa non sanno ufficialmente bene che linea tenere sulla questione: "i testi attuali - ha dichiarato a Le Monde un alto funzionario - non permettono di chiarire definitivamente; solo l'Organo di regolamento delle differenze (ORD, una sorta di tribunale interno del Wto, ndr) potrà prendere una decisione" E aggiunge: "I negoziati verteranno solo sui temi che i Paesi hanno voluto essi stessi portare". Su una lista positiva dunque, ma anche qui le cose sono ulteriormente complicate, perché 48 paesi hanno già chiesto di inserire il settore sanitario e 46 quello scolastico.
E' del tutto evidente che sanità e educazione sono i veri oggetti del desiderio della Wto o, per meglio dire, dei potenti gruppi di pressione che la sostengono. In uno studio interno vengono definiti questi due settori "a forte potenziale di liberalizzazione" e soprattutto pieni di ostacoli commerciali a causa dell'ancora ingombrante ruolo degli stati nazionali: dunque temi su cui l'intervento della Wto è quantomai necessario. Mentre quando si parla di istruzione l'attenzione è concentrata in particolare su quella alta (università), la sanità rappresenta un mercato potenziale di 2000 miliardi di dollari all'anno per i soli paesi Ocse. Qui l'invecchiamento della popolazione e lo sviluppo di tecnologie mediche sempre più aggiornate e costose ne fanno un mercato in piena espansione. Proprio la grande importanza di questo tema aveva spinto la lobby degli industriali americani dei servizi a fare pressione esplicita sull'amministrazione Clinton per inserire il tema nel poi affossato Millennium Round di Seattle: "per consentire l'espansione delle imprese americane su tutti i mercati del settore sanitario". E non da meno era stata la posizione di Bruxelles, ispirata come sempre dall'ineffabile Comitato 133 che suggerisce al commissario al Commercio (il francese Lamy) quali temi mettere in agenda e quali no, naturalmente al di fuori dei riflettori dell'opinione pubblica.
L'Organizzazione mondiale del commercio e i fautori della liberalizzazione stanno incoraggiando i vari paesi membri attraverso l'argomento dell'alleggerimento di spesa di cui beneficierebbero gli stati grazie all'avvio di un simile processo: i costi infatti sono attualmente giudicati troppo elevati (circa il 75% per quello che riguarda la spesa sanitaria).
Tuttavia è la stessa Wto, in una nota interna, a sottolineare come la privatizzazione dei sistemi di assicurazione sulle malattie possa "per un effetto di scrematura (dicono proprio così ndr) lasciare agli organismi pubblici solo i pazienti poveri e quelli ad alto rischio."
Lo stesso discorso di scrematura varrebbe per l'istruzione, con in più gli effetti devastanti sul piano della biodiversità culturale laddove un solo modello universitario prevalesse, e cioè quello Usa come avviene già attualmente nel Sud est asiatico, o per cambiare settore, come è nell'industria del cinema e dei media.
Recentemente intervistato a proposito di questoi problema il neo direttore dell'Unesco ha enfatizzato il grande rischio che una liberalizzazione della cultura farebbe correre ai Paesi del Sud e a tutte le minoranze, tutti coloro che condividono "bisogni" scarsi in termini di domanda e offerta e che difficilmente troveranno clienti nel mercato culturale. "E' il significato stesso di servizio pubblico che è in gioco e che noi abbiamo il dovere di proteggere e rafforzare".
Saremo in grado di spiegarlo alla nostra classe politica avviata ad una lunga quanto sterile campagna elettorale?
IL COMMERCIO DEI SERVIZI: NUMERI E DEFINIZIONI
Il valore globale dei servizi nel 1999 era di 1340 miliardi di dollari, circa un terzo di quello del commercio globale. Tuttavia il dato è considerato in larga misura sottostimato perché non tiene conto degli scambi che avvengono all'interno delle stesse aziende. Anche per questa ragione il tasso di crescita dei servizi è stimato inferiore a quello del commercio di beni ( 2% contro 4%).
Detto dell'importanza del settore sanitario, c'è da aggiungere che su quello dell'istruzione si stima che il numero dei giovani che seguiranno studi universitari raddoppierà nei prossimi venti anni, raggiungendo quota 160 milioni secondo uno studio della Merryl Linch.
Secondo l'Accordo generale sui serviti, sono quattro i modi di scambiare servizi e dunque le strade per liberalizzare:
a) "fornitura transfrontaliera", cioè da un paese all'altro. E' il caso dei servizi bancari o di quelli di consultazione medica a distanza
b) "consumo all'estero", come nel caso dell'utilizzo di un'università in un paese straniero
c) "presenza commerciale", cioè la presenza fisica di una filiale straniera che fornisce servizi in un altro paese membro (banche, compagnie d'assicurazione).
d) " presenza di persone fisiche", come insegnanti, medici, informatici che lasciano il loro paese per esercitare il mestiere in un terzo. Questo genere di liberalizzazione in Giamaica ha determinato una fuga professionale di infermieri negli Usa ed una carenza del 50% dei posti negli ospedali locali
Mike Moore, direttore generale dell'OMC, chiede ai paesi membri di aumentare il budget a disposizione. Servono 6,3 milioni di dollari per "spese necessarie" e 11,25 per coprire "attività in corso".
Il Sultanato dell'Oman dal 9 novembre sarà membro effettivo dell'OMC. Il general Council ha infatti concluso la procedura di accesso (il 10 ottobre scorso). In dicembre dovrebbe essere la volta della Lituania, arrivando così alla cifra tonda di 140 membri.