TradeWatch Newsletter n° 5

A pochi giorni dal Vertice Europeo di Nizza, eccovi una nuova serie di notizie su quanto è successo in questo intenso mese di novembre. Ci auguriamo che l'invito a discutere nei nostri/vostri comuni dei rischi del nuovo GATS, venga accolto, fateci sapere.

Fra pochi giorni vi invieremo un testo/appello piuttosto importante, relativo ad un altro dei più contestati accordi OMC: quello relativo alle proprietà intellettuali (il TRIPS).

Per ora, buona lettura.

GATS

Abbiamo preparato un nuovo supporto relativo a questo accordo, su cui si sta concentrando l'impegno della campagna, si tratta di un'analisi dell'accordo visto dalla parte dei paesi in via di sviluppo. E' conciso, (due facciate), ma (nei nostri intendimenti) preciso (con riferimenti ai singoli articoli dell'accordo) per evitare discorsi troppo generici.

Il testo è disponibile a questo indirizzo:

http://www.retelilliput.it/lllpt-documenti/default.asp?Cartella=13

Relativamente alle trattative in corso, è da registrare una nota, preoccupata, da parte di rappresentanti dell'industria americana, sulle prospettive per il prossimo anno.

Secondo Joanna McIntosh, vice presidente per gli affari internazionali della AT&T Corp., India ed Hong Kong stanno facendo pressione perchè prima di ulteriori passi nell'accordo dei servizi, ci sia un accordo per il lancio del nuovo round, dove le concessioni fatte in una specifica area possano essere pareggiate da concessioni in altre. I due paesi non sono fra i più influenti, ma il rischio è che altri si aggreghino su questa posizione, rallentando o bloccando il cammino del nuovo GATS.

Il vertice di Nizza

Il Vertice Europeo di Nizza è alle porte, la rete di Lilliput ha già diffuso un comunicato con le "nostre" indicazioni ai politici europei, perciò non le ripetiamo, sottolineiamo solo l'importanza del punto relativo alla prospettata modifica dell'articolo 133.5 del Trattato di Amsterdam che renderebbe più facile ulteriori liberalizzazioni nei settori dei servizi, dei diritti di proprietà intellettuale e degli investimenti (anche se in una delle ultime bozze circolanti quest'ultima voce pare scomparsa).

Cosa significa in sostanza la modifica proposta ?

Passare dall'unanimità ad una "maggioranza qualificata" significherebbe che la Commissione Europea avrebbe maggiori poteri nelle trattative commerciali perchè nessun paese potrebbe alla fine porre un veto e vanificare il risultato di una lunga trattaiva (tanto per capirci è quello che è successo col MAI, quando la Francia di è ritirata).

Pascal Lamy aveva annunciato questa iniziativa a Londra, il 6 luglio scorso, davanti alla CBI, la confederazione degli industriali inglesi, del resto è dalla metà degli anni '90 che la ERT (European Roundtable of Industrialists - una specie di confindustria europea), l'UNICE ed altri gruppi di pressione, stanno lavorando per aumentare le competenze e i poteri UE in materia di commercio internazionale. Sicuramente una Commissione con maggiori poteri sarebbe più efficiente e rapida, ma visto che il Parlamento Europeo non ha poteri significativi non è possibile ridurre quello dei parlamenti nazionali.

Questa modifica viene paragonata alla "fast-track" americana, chiesta da Bill Clinton (senza successo) per avere maggiori poteri superando la normale procedura che prevede l'approvazione del Congresso delle posizioni di negoziazione del governo.

Aggiornamenti sulle varie dispute

I tribunali (i famosi panel) OMC continuano a farsi notare per la loro intensa attività!

Innanzitutto molte discussioni sono nate dopo che La corte d'appello (appellate Body) ha deciso di accettare documenti da parte di parti non coinvolte nella disputa, comprese le ONG, per il caso amianto che divide Canada e Francia.

Secondo alcuni paesi membri si tratta di una procedura da ripetere, anzi da applicare regolarmente in futuro. Altri invece hanno fatto notare che, visto che l'informazione è stata pubblicizzata sul sito web dell'Omc e via posta elettronica a varie ONG, di questo passo saranno più informati gli "esterni" che i paesi membri.

Ad ogni modo, pare (non ci sono alla data in cui scriviamo, notizie ufficiali) che per la vertenza in oggetto, siano stati sottoposti 17 documenti, ma che nessuno sia stato accettato!

Cile: il pesce spada

Nuova causa intentata da Unione Europea, questa volta contro il Cile, motivo: le misure attuate da questo paese e che ostacolerebbero l'importazione e il transito di pesce spada.

Il panel che esaminerà la causa sarà probabilmente stabilito il prossimo 12 dicembre. L'UE contesta l'articolo 165 della legge generale che regola la pesca e l'agricoltura che impedisce lo scarico, lo stoccaggio e l'importazione di pesce spada, considerandolo in contrasto con l'articolo V:1-3 (libertà di transito) e XI:1 (eliminazione di restrizioni quantitative).

Il problema è che la legge cilena impedisce l'accesso ai propri porti ai pescherecci stranieri che pescano pesce spada.

Il Cile giustifica queste misure come rivolte alla tutela dell'ambiente, in osservanza delle misure stabilite dalla Convenzione ONU sui diritti del mare.

FSC (Foreign Sales Corporation, su questa causa ampia spiegazione nei precedenti notiziari)

Come preannunciato, l'UE, dopo aver aspettato inutilmente che gli USA approvassero le modifiche a questa legge, ha chiesto un incontro per chiedere di poter applicare misure ritorsive per un ammontare pari a 4 mila miliardi di dollari all'anno.

Proprietà Intellettuali

Nell'incontro del 15 novembre, il Comitato che "vigila" su questo contestato accordo ha convenuto di accettare la proposta di concedere due anni di proroga ad Argentina, Cile, Colombia, Malesia, Messico, Pakistan, Filippine, Romania e Tailandia. La data che il TRIMs prevedeva come scadenza, per essere recepito dalle legislazioni nazionali, era il primo gennaio di quest'anno; ora i nove paesi avranno tempo sino al 31 dicembre 2001. E' stata stabilita anche una seconda possibile estensione (di altri due anni), che però i paesi dovranno richiedere entro il giugno del prossimo anno e che non sarà concessa in modo automatico, ma dopo una valutazione del paese richiedente.

Millennium Round (sempre lui!)

All'avvicinarsi della fine dell'anno, sembrano aumentare (almeno a parole), gli inviti a rilanciare il fatidico millennium round. Elenchiamo brevemente alcune delle ultime iniziative.

Un nuovo messaggio a favore del lancio di negoziati è giunto dal vertice dei paesi APEC (Asia - Pacific Economic Cooperation),svoltosi dal 12 al 13 novembre, con la sottolineatura che il nuovo round non sarà possibile se non considererà standard di lavoro e ambientali. Dietro questa dichiarazione si sente la mano americana, che già a Seattle sosteneva questa tesi. Del resto gli USA hanno annunciato, proprio a questo meeting, di aver iniziato una trattativa con la Tailandia che includerà questi temi. (oltretutto il successore di Mike Moore alla guida dell'OMC sarà proprio un tailandese).

Anche se i mass media hanno dato risalto solo all'annuncio pro-nuovo round, durante il meeting vi è stata una accesa discussione sul tema: lanciare un nuovo round o fissare prima un'agenda ?

Domanda solo apparentemente banale, come ha fatto notare il ministro per il commercio estero della Malesia: "se non c'è un'agenda, di cosa andranno a discutere i vari paesi?"; ed ha aggiunto che altri paesi APEC concordano sul fatto che occorre prima trovare un accordo sui temi da trattare e solo dopo sarà possibile lanciare il round. Alla fine però, il documento ufficiale diffuso afferma che: "Noi concordiamo che un'ampia ed equa (alla lettera sarebbe bilanciata ndr) agenda che risponda agli interessi e alle preoccupazioni di tutti i membri WTO, sia formulata al più presto nel 2001 e che un nuovo round sia lanciato nel 2001".

Il testo finale del meeting si compiace dell'imminente entrata della Cina e auspica un rapido ingresso di Taiwan, della Russia e del Vietnam.

Il 15 novembre Mr. Supachai, tailandese, successore designato di Mike Moore, nel corso di una intervista rilasciata (al Financial Times) a margine del meeting APEC, ha chiesto ad Europa e Giappone di diminuire l'ampiezza dell'agenda del nuovo round, dichiarando che altrimenti, le loro richiesta potrebbero diventare un ostacolo insormontabile all'avvio di un n uovo round.

Dal 13 al 15 novembre si è svolto anche il meeting dei ministri africani del commercio, a Libreville in Gabon.

L'Africa conta un terzo dei paesi membri dell'OMC anche se a livello mondiale vale solo il 2% del commercio internazionale.

Alla fine non c'è stata una dichiarazione a favore di un nuovo round. Il rappresentante egiziano all'OMC ha dichiarato che il nuovo round appare inevitabile, prima o poi si farà, ma i paesi africani non vogliono iniziare nuove trattative prima che siano stati implementati gli accordi esistenti.

Il 19 novembre Richard Caborn, ministro per il commercio estero inglese si è recato in Sud Africa per incontrarsi col collega Alec Erwin per esplorare le possibilità che i paesi che fanno parte del Commonwealth possano lavorare per lanciare un nuovo round.

Il Commonwealth è attualmente composto da 52 paesi.

TABD

Chi negli ultimi anni segue le mirabolanti vicende del commercio internazionale non può non aver sentito questa sigla che sta a indicare una ONG (sì, una organizzazione non governativa) che raggruppa i business leaders europei e americani. L'ultimo incontro annuale, il 18 novembre scorso, è stato il primo a cui ha partecipato la cosiddetta società civile, ovviamente non nell'hotel che ospitata il meeting, ma nelle strade adiacenti.

Non abbiamo spazio e tempo per tradurre il materiale relativo a questo incontro, (proveremo a farlo ma non promettiamo nulla) segnaliamo solo un preciso messaggio rivolto a USA ed UE ad usare con maggior cautela il sistema di risoluzione delle dispute OMC, che ultimamente sta fallendo nel trovare soluzione rapide negli scontri dei due giganti.

TRIPS

Si è chiusa il 17 novembre, a Durban in Sud Africa, il congresso di Consumer International. I delegati hanno analizzato gli effetti dell'accordo relativo alla proprietà intellettuale nel campo medico, a danno dei popoli dei paesi poveri.

Nel corso della conferenza è stato fatto notare che la Francia ha introdotto la sua legislazione per la protezione dei brevetti nel 1960, il Giappone nel 76, Italia e Svezia nel '78 e che gli USA hanno rifiutato di riconoscere i brevetti internazionali prima di compiere i 100 anni di vita. "E' così irragionevole chiedere che i paesi in via di sviluppo godano dello stesso trattamento che hanno avuto i paesi ricchi, sino a che non avranno raggiunto una condizione di competitività sul mercato internazionale?", ha chiesto il Dr. Balasubramaniam. I partecipanti hanno chiesto che l'OMC conceda ai pvs un lungo periodo per adeguarsi al TRIPS, pari a vent'anni.

(come visto sopra, ne verranno concessi due (con opzione +2) a nove paesi).

Cina

Ormai appare inevitabile che l'ingresso in OMC avverrà nel 2001. In una recente intervista pubblicata su Corriere Economia, il capo-negoziatore Long Tongtu ha detto che per il suo paese "che da ben 14 anni negozia il suo ingresso nell'OMC, i giorni ma anche i mesi non contano"; Alla domanda: non temete contraccolpi e proteste in patria? Solo nell'agricoltura si calcola che la fine del regime protetto porterà alla perdita di 10 milioni di posti in sette anni, ha risposto che "E' inevitabile. Anche se all'inizio sarà difficile, in prospettiva non ci sono scelte. Con la globalizzazione, prima o poi, dobbiamo tutti affrontare la concorrenza internazionale (...)". La Cina si attende vantaggi nelle cosiddette produzioni labour-intensive, ovvero ad alta percentuale di manodopera. Riguardo a diritti umani ed ambiente, Tongtu è stato molto preciso: "Qui alla WTO si parla solo di commercio".

Più che la buona politica...

Un recente studio sul flusso degli IDE, gli investimenti diretti esteri in Africa ha mostrato che gli investitori più che a caccia di economie solide e sane vanno a caccia di risorse minerarie. Lo studio basato su 400 interviste ha evidenziato che "gli investimenti non necessariamente seguono gli sforzi dei governi di attuare politiche macroeconomiche ortodosse". Sud Africa, Botswana e Maurizius ricevono, in proporzione, meno investimenti che paesi come l'Angola, il Mozambico e la Tanzania, nonostante seguano politiche economiche più prudenti.

Altri fattori limitanti gli investimenti sono l'Aids (sic!) e l'aumentare dei costi dovuto alla corruzione e ai vincoli di occupare personale locale.

Lo studio è stato fatto da BusinessMap, una società di consulenza Sudafricana.