[EPAs] Partners per forza (6 novembre 2007)

Siamo ormai alle battute conclusive, dopo cinque anni di negoziato, per quegli accordi di partnership economica che l'Europa ha sempre sbandierato come il miglior strumento per portare sviluppo a un blocco di paesi a cui il commercio, anche se preferenziale, non ha portato un gran che di beneficio negli ultimi quarant'anni.

Sino ad un mese fa, la posizione europea sembrava non ammettere alcuna alternativa ai 76 paesi che, suddivisi in sei gruppi, sono coinvolti nei negoziati per la firma di sei accordi di partnership economica con l'Unione Europea: firmare al più presto le bozze proposte dall'Europa o perdere le preferenze doganali in vigore.

Ma dopo la presa di posizione del 5 ottobre da parte dei ministri del blocco dei paesi dell'Africa Occidentale (ECOWAS/CEDEAO), che ha rifiutato questo dictat, dichiarando l'impossibilità a negoziare un EPA, anche in forma ridotta, entro fine anno, la posizione europea aveva subito una revisione. Subito David O'Sullivan, direttore generale del Commercio presso la Commissione europea aveva ammesso che: "Visto lo stato dei negoziati, non saremo probabilmente in grado di concludere gli accordi completi entro la fine dell'anno".

Accordi non completi ma comunque accordi devono esserci, questa la tesi irriducibile del commissario al commercio Peter Mandelson. E per essere in vigore dal 1 gennaio 2008 devono essere assolutamente conclusi entro novembre. Per questo, queste giornate sono decisive. A parte il blocco dei paesi dell'Africa centrale, fermamente contrari anche ad un EPA ridotto, gli altri sembrano destinati a concludere.

Ma nello scenario attuale certamente appaiono ridicole le visioni incentrate sullo sviluppo e la crescita economica che hanno infarcito ogni discorso europeo sugli EPA dal 2000 ad oggi. I partners non appaiono per nulla affiatati e convinti, i paesi ACP firmeranno questi "mini EPA" per mantenere le preferenze doganali, ma in cambio dovranno liberalizzare le importazioni, aprendo i loro fragili mercati all'esterno e subendo la consueta terapia degli shock, senza neppure avere quegli ammortizzatori che gli EPA in forma integrale avrebbero teoricamente dovuto contenere.

Vijay Makhan, ex commissario al commercio per l'Unione Africana, sostiene che l'unica via di uscita sia che UE ed ACP chiedano congiuntamente una deroga di almeno un anno in seno all'Organizzazione Modiale del Commercio e continuino il negoziato evitando i temi che i paesi ACP, in seno al gruppo G90, hanno già rifiutato a Ginevra.

Ancor meglio sarebbe se UE e ACP agissero in sede WTO per eliminare le regole inique del commercio internazionale, risolvendo così alla radice il problema indicato da Mandelson delle discriminazione fra Paesi in via di sviluppo (vedi nota sui negoziati col blocco dei paesi dell'Africa occidentale). In un sol colpo darebbero un senso a un Doha Round ormai quasi dimenticato e riporterebbero il tema del commercio nella giusta direzione, quella di aiutare la gente a vivere dignitosamente. Senza contare che come Unione Europea eviteremmo la miserabile figura che stiamo facendo agli occhi dell'Africa e di chi guarda questo mondo cercando di renderlo piu' abitabile da tutti.

Qui di seguito un dettaglio degli ultimi accadimenti.

PACIFICO

L'UE era molto ottimista sui negoziati con questo blocco di isole, visto che in marzo già parlava di accordo quasi fatto, ma il 2 ottobre ha dovuto arrendersi ed accettare un accordo ridotto. L'obiettivo attuale è di concludere l'accordo ad interim entro il 9 novembre; le aree relative a investimenti, spesa pubblica, concorrenza, regole di proprità intellettuali saranno escluse e negoziate nel 2008. La dichiarazione ministeriale del 2 ottobre non vincola comunque tutti i paesi a firmare questo accordo provvisorio entro fine anno, a dimostrazione che non tutti sono d'accordo, neppure su un accordo limitato alle merci, il problema è che l'UE è un ottimo mercato per l'esportazione di pesce e il rischio di perderlo, come minacciato dal Commissario Mandelson, ha convinto queste isole a rimanere al tavolo dei negoziati. Dunque il 13-14 novembre dovrebbe esserci la firma ufficiale dell'EPA.

CARAIBI

E' il gruppo con cui i negoziati sono proseguiti sempre in maniera lineare. L'UE aveva più volte annunciato come imminente un accordo. Ma non c'è stata fumata bianca al recente incontro dell'11 ottobre fra il nostro commissario Mandelson e i capi di governo CARIFORUM, complice il malumore generato dalla recente decisione unilaterale della Commssione euopea di porre fine al protocollo dello zucchero. I negoziati sono proseguiti e proprio nella giornata odierna (6 novembre) è previsto a Bruxelles un incontro conclusivo con i ministri dei paesi interessati che potrebbe sancire il faticoso parto del primo EPA.

AFRICA OCCIDENTALE

Dopo la citata dichiarazione del 5 ottobre, l'UE ha incontrato nuovamente il blocco ECOWAS a Bruxelles il 18 ottobre. Nel comunicato finale Ecowas ha confermato la sua recente decisione (Abidjan, 5 ottobre) e ha chiesto nuovamente alla Commissione Europea di chiedere all'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC/WTO) una deroga per evitare la fine delle preferenze di Cotonou, in occasione del Consiglio generale programmato a Ginevra il 13-14 dicembre. Ma Peter Mandelson ha ribadito, in una lettera firmata congiuntamente al collega Louis Michel (aiuti e sviluppo), che non intende chiedere alcuna deroga al WTO e che dal 1 gennaio 2008 non esistono basi legali per continuare ad applicare le preferenze di Cotonou. Mandelson ha sottolineato che le preferenze attualmente godute dai paesi ACP sono discriminanti rispetto agli altri PVS, per cui (sic!) si tratta di una forma di giustizia verso di loro rispettare i vincoli imposti dal WTO. Il commissario ha ribadito pertanto l'offerta di firmare un EPA limitato al capitolo merci.

A questo punto non si intravede via d'uscita, il prossimo incontro, a livello tecnico, è schedulato il 26-27 novembre, ma i capi negoziatori si incontreranno il 29 novembre in Nigeria. L'UE sta tentando di trovare un accordo minimo anche solo con un sottogruppo che potrebbe essere l'UEMOA (ne fanno parte Benin, Burkina Faso, Costa d'Avorio, Guinea Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo) o al limite la sola Costa d'avorio che è l'unico paese UEMOA che non appartiene alla categoria dei paesi meno avanzati PMA.

AFRICA ORIENTALE

Dopo il pressing di Mandelson, la situazione è in fase degenerativa. L'UE ha risposto picche a tutte le obiezioni ESA (Eastern and Southern Africa) di settembre, insistendo sulla richiesta di liberalizzazione dei dazi sull'80/90% dei prodotti in 12 anni.

Il Blocco si sta pertanto disgregando e non è chiaro quanti sottogruppi nasceranno e quanti EPA ne deriveranno, alla faccia dell'obiettivo sempre sbandierato dall'Europa di voler favorire il rafforzamento delle unioni regionali africane.

Attualmente l'UE sta negoziando un EPA con i paesi che fanno parte dell'IOC (Indian Ocean Countries - Comoros, Mauritius, Madagascar, Seychelles) come confermato dalla loro dichiarazione del 10 ottobre e con l'EAC, ovvero Uganda, Tanzania, Kenia e Rwanda (dichiarazione del 12 ottobre).

AFRICA CENTRALE

Sembrava tutto pronto per la firma, il 29 ottobre scorso, ma firma non c'è stata. Le parti hanno riaffermato l'impegno a concludere un accordo, ad interim, entro la fine del mese di novembre; a partire dal 12 sono schedulati i prossimi incontri .