TradeWatch Newsletter n° 7

L'ultimo numero del 2000, di questo notiziario, era stato diffuso poco prima della sessione speciale del General Council, dedicata ai cosiddetti "implementation issues", cioè a tutti i problemi legati all'implementazione degli attuali accordi OMC, sollevati dai paesi in via di sviluppo.

L'indicazione di Seattle, a ben guardare, era stata proprio questa:

prima di un nuovo round, vediamo di affrontare (e risolvere) i problemi legati agli accordi esistenti.

Ripartiamo, nella redazione del notiziario, proprio dagli esiti di quel meeting, anche se si tratta di risultati tuttaltro che esaltanti.

Speriamo che il 2001 ci porti ben altre notizie.

"Implementation Issues": quando il bicchiere è senz'acqua!

Facciamo un salto indietro alla fine del 1999.

Il fallimento del vertice di Seattle, fece pensare ai vertici dell'OMC che si imponeva uno sforzo per far crescere il consenso fra quei paesi in via di sviluppo che, aiutati anche dalle proteste in cui si svolse il vertice, lo avevano fatto fallire, rifiutando di abbassare la testa.

Perciò nel corso dello scorso anno si sono svolti alcuni incontri del General Council dedicati proprio a discutere i problemi sollevati dai paesi in via di sviluppo. Il meeting del 14 e 15 dicembre scorso doveva trarne le conclusioni. Ebbene il documento finale, partorito dopo tanti discorsi è praticamente riducibile a questo:

"Considerando la situazione dell'Honduras, unico paese fra i membri originali dell'OMC, con un PIL procapite inferiore ai 1000 dollari a non essere stato incluso nell'Allegato VIII(b) dell'Accordo sui Sussidi e le misure cautelative, i membri chiedono al Direttore generale di prendere le decisioni appropriate per rettificare l'omissione dell'Honduras nella lista dei paesi, contenuta nell'allegato VII(b)."

Tradotto in termini più comprensibili, il povero Honduras, nonostante avesse un PIL pro-capite inferiore a 1000 dollari annuali, per errore non venne messo nell'apposito elenco e pertanto non rientrava negli aventi diritto ad alcune facilitazioni concesse ai paesi a basso reddito.

Avete capito bene: un anno di discorsi per poi decidere che un errore di omissione in una lista deve essere corretto.

Nessuna parola sul GATS e sul movimento di personale (vedi il documento su GATS e pvs nella cartella docuemti su quest'accordo, presente su www.retelilliput.org) che l'OMC chiama Mode 4; riguardo all'agricoltura solo il solito invito alla trasparenza e all'equità nella definizione delle quote d'importazione, riguardo al GATT, carta bianca al buon lavoro che sta facendo l'apposito comitato, per l'Accordo SPS (misure sanitarie e fitosanitarie) e sulle Barriere Tecniche al Commercio (TBT), le solite belle parole che invitano a una maggiore considerazione e partecipazione di tutti i Paesi.

Niente sui vari dubbi sollevati riguardo al TRIPS (proprietà intellettuali), all'accordo sui tessili e alle misure anti-dumping (vendita sottocosto).

Grande ovviamente la delusione dei pvs, ben sintetizzate dall'ambasciatore Pakistano (Munir Akram), che, commentando la disussione fra chi vedeva il bicchiere mezzo pieno e chi lo vedeva mezzo vuoto, ha affermato che "il bicchiere è senz'acqua". L'ambasciatore egiziano , Fayza Aboulnaga, esprimendo il suo forte disappunto per i risultati, ha fatto notare che ciò non contribuisce a creare un ambiente di fiducia verso l'OMC.

Gli USA, per saltare dalla parte opposta della barricata, hanno mostrato limpidamente la loro opinione, dicendo che il 2001 dovrà essere dedicato alla preparazione del nuovo incontro ministeriale e che continuare questo processo sui problemi d'implementazione non deve essere un ostacolo, anzi continuare non porterebbe nessun vantaggio, perciò è bene che tutti i membri assumano una "visione realistica".

Viene il dubbio che i paesi occidentali pensino ad altri mezzi per creare il consenso necessario al nuovo meeting. Quali?

Africa e commercio

Quanto conta l'Africa sul tavolo del commercio mondiale? Poco; i dati OMC ci dicono che i 749 milioni di persone che abitano questo continente, valgono il 2% del commercio mondiale. Nel 1948 il valore delle esportazioni di beni nel mondo era pari a 58 miliardi di dollari, il 7,4% era esportato dal continente africano, oggi (anno 1999) questa percentuale è scesa al 2% (era il 2,5% nel 1993 e il 4,4 nel 1983) pari ad un valore di 112 miliardi di dollari. Per avere un riferimento, l'Italia esporta merci per 230,6 mila miliardi di dollari (il 9,8% delle esportazioni mondiali), ed importa per un valore di 216,9 miliardi di dollari pari al 9% mondiale (era il 10,7 nel 1990). Questi dati sono raccolti su una nota di due facciate che abbiamo preparato e posto nella cartella "Varie" nella sezioni documenti della rete di Lilliput, sono tratti dal rapporto "International Trade statistics 2000" redatto dall'Organizzazione Mondiale del Commercio.

In coda è riportata una nota relativa agli investimenti esteri, tratta dal rapporto annuale dell'UNCTAD.

GATS

"Il GATS è il primo accordo multilaterale per fornire diritti legalmente vincolanti al commercio di tutti i servizi. Contiene l'impegno ad una continua liberalizzazione attraverso periodiche trattative. Ed è il primo accordo multilaterale mondiale sugli investimenti, dal momento che copre non solo il commercio cross-border, ma ogni possibile mezzo di fornitura di servizi, compresi il diritto di stabilire una presenza commerciale in un mercato estero".

Questa nota è del Segretariato OMC ed è contenuta in un nuovo documento presente nella cartella dedicata al GATS della sezione documenti della rete di lilliput. Integra quanto già scritto in altri due testi che avevamo preparato come materiale divulgativo su questo accordo.

TRIPS

Possibile causa in vista, da parte USA, verso il Brasile, per una legge sui brevetti in contrasto con l'accordo sulle proprietà intellettuali (il TRIPS per l'appunto).

L'Art. 68 della legge brasiliana sui brevetti industriali del 1996 stabilisce che la protezione dei brevetti è assicurata per "prodotti lavorati" in Brasile, cioè prodotti all'interno del Paese o se il processo brevettato può essere usato in Brasile.

In caso contrario il governo può concedere la licenza d'uso ad altri. L'accusa americana sostiene che la norma è discriminatoria e va contro l'articolo 27.1 e 28.1 dell'accordo dell'OMC.

India e Gran Bretagna: opinioni comuni.

La Gran Bretagna condivide la posizione indiana, contraria all'uso di sanzioni commerciali internazionali per sostenere il rispetto degli standard dei lavoratori. L'annuncio è stato fatto l'8 gennaio, al termine di un incontro fra i ministri del commercio e dell'industria dei due paesi.

Il tema del rispetto dei diritti dei lavoratori era stato sostenuto a Seattle dalla delegazione americana.

Inoltre, il ministro britannico, Stephen Byers, ha affermato che il suo paese condivide le preoccupazioni dell'India legate al riso basmati.

L'India accusa la compagnia americana Rice Tec di violare i diritti di proprietà intellettuale, poiché utilizza la dicitura riso basmati sulle sue confezioni di riso. Ma l'unico riso basmati è quello prodotto nel nord dell'India e in Pakistan. Nei termini OMC, si tratta di un problema di indicazione geografica.

PRODOTTI DUTY-FREE

Della proposta UE di eliminare unilateralmente le tasse doganali per i prodotti provenienti dai 48 paesi meno sviluppati del pianeta, ne abbiamo già parlato in altri numeri del nostro notiziario.

La proposta UE, nota anche come "qualsiasi cosa, tranne le armi" (perché esclude il settore armamenti), prevedeva l'ingresso duty-free per 900 prodotti provenienti dai 48 paesi Least-developed countries.

La novità è che questa iniziativa, importante e concreta dopo tante promesse, subirà un rallentamento.

L'UE parla di posporre il periodo di transizione verso l'esenzione da tasse per l'importazione di zucchero, riso e banane. La proposta originale prevedeva come data finale il 1 gennaio 2004, ora si parla del 2006. Causa di questo slittamento sarebbero le pressioni dei produttori europei, Francia, Germania e Gran Bretagna per lo zucchero, Italia per il riso e la Spagna (o meglio le società che hanno sede lì) per le banane.

Da uno studio del commissario europeo Franz Fischler, risulterebbe che l'importazione esentasse dello zucchero costerebbe 1 miliardo di euro all'industria europea del settore.

Sull'intera proposta c'è da registrare un documento di Oxfam, (una ONG britannica molto nota) che ha definito "fantasiose" le affermazioni preoccupate dei produttori europei. Oxfam, fa notare che secondo la FAO l'aumento massimo di zucchero che i paesi meno sviluppati potrebbero esportare, sarebbe di 100.000 tonnellate. Ben poche se confrontate con la produzione UE, che si attesta a 16 milioni di tonnellate annue, 4 delle quali esportate.

Il documento è disponibile a questo indirizzo: http://www.oxfam.org.uk/policy/papers/eba.htm