Nell'ultimo numero di questa newsletter avevamo presentato la prima bozza delle linee guida per i negoziati relativi al nuovo accordo per il commercio dei servizi (GATS). Cosa è successo da all'ora ?
Innanzitutto a quella prima versione ne è seguita una seconda che ha però scontentato i paesi in via di sviluppo.
Secondo i paesi del gruppo G-24 (a cui si sono accodati sia il gruppo dei paesi africani che il CARICOM) , questa seconda versione rappresentava un passo indietro, rispetto alla precedente. Erano infatti scomparsi alcuni passaggi che sottolineavano una particolare attenzione nei loro confronti, in alcuni casi delle sfumature, in altri no, in ogni caso modifiche orientate verso "occidente". Anche se alcuni paesi sviluppati, sostenevano che queste critiche nascondevano il tentativo di prendere tempo per rimandare la partita al meeting ministeriale in programma a novembre in Qatar.
Nel frattempo, all'inizio di marzo, il gruppo di lavoro WTO dedicato a studiare il legame fra commercio ed investimenti, si è anch'esso occupato del GATS. Innanzitutto perché l'accordo esistente in parte si occupa di investimenti, garantendo la liberalizzazione di quelli necessari a garantire la presenza commerciale di un fornitore di servizi in un paese straniero. Poi perché, secondo alcuni paesi membri, il GATS potrebbe essere un buon modello per un accordo più completo sugli investimenti. Secondo la Korea, il GATS col suo approccio top-down ed i suoi elenchi di eccezioni potrebbe essere preso come modello per un accordo flessibile alle esigenze dei vari paesi. L'accordo però dovrà includere anche i temi relativi all'espropriazione, alla compensazione ed ai cosiddetti "performance requirements", per garantire gli investitori. (parole che immediatamente ci ricordano il MAI!).
Se India e Brasile si sono detti preoccupati di questa proposta, ricordando che il gruppo è solo un gruppo di studio, l'UE ha ricordato di non ritenere incompatibili fra loro la difesa delle politiche domestiche ed il raggiungimento di un accordo multilaterale sugli investimenti. L'UE, del resto, aveva già chiarito la sua posizione al riguardo: in sostanza se per un accordo multilaterale occorre diluire troppo la minestra, meglio un accordo efficace anche se, almeno inizialmente, non vedrà l'adesione di tutti i paesi. L'UE, insieme a Giappone, Korea, Cile, Svizzera e Norvegia è fra i sostenitori di un nuovo accordo sugli investimenti da inserire nell'agenda del millennium round. Il fronte opposto è guidato da India, Malesia, Egitto e Pakistan.
Ma riprendiamo il discorso sui negoziati GATS-2000. L'8/9 marzo, a Washington il Quad (USA, UE, Canada e Giappone) si è riunito per discutere di come superare i problemi sulle linee guida, in modo da superare le difficoltà espresse dai pvs.
Nel frattempo, Sergio Marchi (Canadese), a capo del Consiglio per il commercio dei servizi, si è incontrato con una ventina di delegazioni per discutere su come procedere. Ne è scaturita una terza versione, (disponibile a: http://www.xs4all.nl/~ceo/gatswatch/draftguide1-3.html).
La bozza reintroduceva alcune parti della prima, di interesse per i paesi in via di sviluppo, inoltre erano state inserite delle parti fra parentesi quadre, in visdta di un loro approfondimento da parte del Council in Services, parti relative alla flessibilità verso i pvs in relazione alle eccezioni al trattamento MFN (Nazione più favorita).
Mentre tutto questo accadeva, il segretariato WTO, il 16 marzo diffondeva un testo, intitiolato "GATS: Fact and Fiction" (disponibile all'indirizzo: http://www.wto.org/english/tratop_e/serv_e/gats_factfiction_e.htm), molto critico verso le informazioni diffuse dalle ONG, relative ai rischi derivanti dal nuovo GATS rispetto a servizi come l'educazione, la sanità ed altri servizi pubblici.
Il testo accusa le ONG di fare "cattiva informazione e critiche ostili" ed è stato diffuso in concomitanza col lancio dell'appello "Stop the GATS Attack", (disponibile all'indirizzo: http://www.tradewatch.org/gattwto/gatthome.html).
In sostanza la WTO risponde alle critiche dicendo che:
1) non è vero che i negoziati sui servizi spingeranno i paesi membri ad aprire i loro servizi pubblici alla competizione straniera,
2) nè che la liberalizzazione dei servizi significa la loro deregolamentazione,
3) nè che gli obblighi saranno irreversibili,
4) tanto meno che il GATS è una minaccia per la democrazia.
Premesso che non abbiamo mai accusato la WTO come se fosse una forza astratta e che i nostri governi non c'entrassero nulla, (i due ultimi ministri per il commercio estero italiani sanno la nostra posizione e su di essi abbiamo fatto più volte pressione), ci pare falso sostenere che l'obiettivo delle trattative sul GATS non sia quello di deregolamentare il maggior numero di settori possibile. Lo stesso segretariato OMC ha diffuso in passato moltissime note a sostegno del fatto che "i monopoli governativi e i sussidi costituiscono delle barriere al commercio".
Riguardo ai servizi pubblici, di cui la WTO garantisce l'esclusione, il testo attuale del GATS recita (al primo articolo) che ad essere esclusi dall'accordo sono quelli forniti: neither on a commercial basis, nor in competition with one or more service suppliers.
Cioè nè su basi commerciali, nè in competizione con fornitori privati.
Visto che in molti paesi del mondo vi sono attori privati che gestiscono servizi come scuole ed ospedali, non crediamo sia fuori luogo pensare ad una interpretazione dell'articolo 1 del GATS che interpreti questo stato di cose come competizione e che pertanto i servizi pubblici esclusi dal GATS rimangano ben pochi, forse solo la polizia, anche se pare che nella bozza delle classificazioni dei servizi per i negoziati appaia anche "police and protection services" !
Oltretutto proprio le linee guida diffuse dalla WTO definiscono che nessun settore è a priori escluso dalle trattative: "There shall be no a priori exclusion of any service sector or mode of supply".
E non mancano segnali di conferma, come un articolo del giornale inglese "The Observer" del 4 marzo che riportava questa frase attribuita a Gordon Brown (Ministro delle Finanze Inglese): "After the election, only the NHS and the police will be protected from the private sector. Everything else will be up for grabs." - dopo le elezioni solo il sistema sanitario nazionale e la polizia saranno protette rispetto al settore privato, qualsiasi altra cosa potrà essere presa (alla lettera "afferrata").
Riguardo alla reversibilità degli impegni presi, l'accordo prevede una procedura che contempla la negoziazione con tutti i paesi aderenti la WTO di regole compensatorie. Questo significa che se foemalmente potremmo anche dire che esiste la possibilità di fare un passo indietro, nella sostanza non è vero poiché per compensare l'eventuale passo indietro occorre farne almeno uno in avanti in altri settori per compensare l'eventuale perdita reclamata dagli altri paesi membri.
Continuiamo a sostenere che il GATS è una fonte di opportunità per il settore privato. "Il Gats non è solo qualcosa che esiste fra governi. E' il primo e importante strumento a beneficio del business". Sono parole della Commissione Europea, non nostre. Se come dice Mike Moore, il Gats ha a che fare col diritto delle nazioni di interagire liberamente, questo siginifica che le persone "normali" devono sapere e capire di cosa si sta discutendo. E non ci pare che questo stia accadendo.
Gli USA hanno presentato il 18 maggio 200 una proposta relativa ai servizi energetici, l'UE, il 28 settembre '99 parlava di ambiente, acqua, foreste, rifiuti. Repubblica Dominicana, Honduras, El salvador, Nicaragua e Panama hanno proposto il settore turistico, l'India il movimento di persone. Tutte proposte di cui la gente comune non ha mai discusso.
La WTO cerca di difendersi appellandosi alla lettera all'accordo, ma senza entrare nella sostanza. Prova a difendersi sostenendo che i vari governi hanno la possibilità di scegliere la loro strada ma omette di far notare che la strada è comunque unica, senza alternative, ed è quella che Vandana Shiva chiama "privatizzazione delle nostre vite". Certo si tratta di una strada che non è stata tracciata dalla WTO, la privatizzazione di molti servizi pubblici è già stata attuata in molti paesi su indicazione del Fondo Monetario Internazionale, anche se nei testi dei negoziati WTO attualmente in discussione si parla di "liberalizzazione autonoma" da parte di questi paesi.
La WTO sostiene che senza regole ci sarà anarchia nelle relazioni internazionali e varrà la legge del più forte.
In questo possiamo dire di essere d'accordo, non siamo contro le regole, ma siamo contro quelle che codificano la legge del più forte (pensiamo solo all'accordo TRIPS relativo alle proprietà intellettuali, per fare un esempio).
Siamo per un "rule based system", per usare il linguaggio WTO, che tenda a far si che ogni essere umano possa vivere dignitosamente, bere, mangiare, avere una casa, poter studiare e lavorare. Oltre all'alternativa del caos, ne stiamo cercando e costruendo un'altra fatta di pace, solidarietà e democrazia.
Per concludere invece il discorso sul GATS-2000, è da poco disponibile la quarta versione delle linee guida per i negoziati (http://www.xs4all.nl/~ceo/gatswatch/draftguide1-4.html); presentata il 20 marzo, è stata discussa in un meeting informale il 23 e forse oggi (28 marzo 2001) verrà approvata.
Questa nuova versione, si avvicina alle richieste dei pvs, soprattutto in termini di flessibilità nelle trattative relative all'Allegato all'Articolo II (Most Favoured Nation, MFN).
E' anche scomparsa la clausola "stand-still" che imponeva ai paesi membri di non prendere iniziative in grado di influenzare l'accesso ai loro mercati durante i negoziati; l'India era particolarmente critica su questa clausola e sosteneva che sarebbe stato problematico stabilire l'influenza di un provvedimento.
Se le linee guida saranno approvate, si passerà dalle modalità ai contenuti, avrà inizio il cosiddetto "stocktaking exercise", l'inventario per preparare il terreno ai negoziati veri e propri.