Il 28 marzo, i paesi membri della WTO hanno raggiunto un accordo sulle linee guida e sulle procedure relative ai negoziati per il rinnovo dell'accordo sui servizi (GATS), esattamente un giorno dopo il raggiungimento di un accordo per procedere alla seconda fase di trattative per l'accordo sull'agricoltura. Questa concomitanza sembra essere un segnale di risveglio per questa istituzione che, dopo Seattle, di concreto era riuscita solo a decidere data e sede del prossimo meeting ministeriale, un po poco per le sue ambizioni. Il testo finale delle linee guida per le trattative GATS 2000 si discosta poco dalla quarta versione ed è disponibile sul sito web della WTO (www.wto.org/english/news_e/pres01_e/pr217_e.htm); fa riferimento al testo attuale del GATS, con l'aggiunta di varie sottolineature per andare incontro alle preoccupazioni dei paesi in via di sviluppo, in particolare è specificata una "appropriate flexibility" nei negoziati sulle eccezioni ala clausola di nazione più favorita (MFN). E' da notare che i pvs si sono impegnati per mettere nero su bianco queste loro preoccupazioni.
Con l'approvazione di questo testo si entra in una fase più calda dei negoziati poché si comincia a parlare di quali settori entrano in gioco; subito sono stati presentati ben 70 documenti (gli USA parlano di 160 fra proposte, report e dichiarazioni) relativi, fra l'altro, ad audiovisivi, costruzioni, distribuzione, scuola, energia, finanza, servizi legali, telecomunicazioni, turismo e trasporti. Rita Hayes (ambasciatrice USA alla WTO) ha dichiarato che l'accordo raggiunto costituisce un passo molto importante e che "questa preparazione fornisce una base fondamentale per discutere di come i membri potranno agire nei negoziati per rimuovere restrizioni e provvedere un effettivo accesso al mercato, a beneficio di tutti i membri della WTO".
Gli USA propongono che tutte le proposte siano discusse insieme in due sessioni di negoziati da effettuarsi a luglio ed ottobre.
Ma fra i documenti presentati al meeting del 28/30 aprile vi sono anche documenti critici, come quello argentino che snocciola alcuni dati molto illuminanti. La tesi sostenuta è che i pvs hanno fallito, dall'approvazione del GATS ad oggi, nel tentativo di recuperare terreno nel commercio dei servizi.
Nel 1999 i 17 pvs maggior esportatori di servizi "contavano" per 234 miliardi di dollari, pari al 17,37% del commercio mondiale dei servizi. Nel 1994 (anno della firma degli accordi scaturiti dall'Uruguay Round), questi paesi avevano un volume d'affari di 183,7 milioni di dollari, ma percentualmente valevano il 17,75 % . Perciò in cinque anni di GATS la loro percentuale non è aumentata, anzi è leggermente diminuita.
E molti pvs risultano in crescente deficit, dei 16 pvs leader, solo 5 (Egitto, Hong Kong, Singapore, Turchia e Tailandia) hanno avuto un surplus nel 1999, gli altri, compresi Argentina, Messico, Brasile e Cina, registrano un deficit.
Gli esportatori di servizi sono Europa (valore esportato pari a 31 milioni di dollari) e Nord America (67 milioni di dollari), USA in testa, che da soli esportano servizi per un valore di 73 miliardi di dollari (al secondo posto figura la Gran Bretagna che ha esportato per un valore di 65 miliardi di dollari).
Qual'è il deficit commerciale di Africa, America latina ed Asia ?
Rispettivamente di 6, 9 e 72 miliardi di lire (sempre dati riferiti all'anno 1999).
In poche parole, il documento argentino chiarisce a chi "conviene" il nuovo GATS e com'è andata nei suoi primi cinque anni di vita.
Relativamente alle cifre, è da notare che la mancanza di dati precisi è una delle difficoltà che stanno affrontando i negoziatori, poiché se per le merci vi sono abbondanti riscontri, per i servizi, trattandosi di attività fra loro molto diverse, non vi sono molti dati disponibili. Le valutazioni parlano di un fatturato annuale (mondiale) di 2,2 mila miliardi di dollari e considerano il settore come generatore di due terzi dell'occupazione e della produzione per quanto riguarda i paesi avanzati.
Sul fronte europeo c'è da registrare, sempre per quanto riguarda il commercio dei servizi, un documento scritto per chiarire le regole stabilite da UE con Ungheria, Polonia e Repubblica Slovacca; esistono infatti tre accordi con questi tre paesi.
Il documento è stato scritto congiuntamente dalle parti per chiarire alcune domande; alla prima, quali settori saranno coperti dagli accordi alla fine del periodo di transizione, la risposta è: servizi commerciali, comunicazioni, costruzioni, distribuzione, insegnamento (educational), ambiente, finanza, sanità, turismo, servizi culturali e trasporti.
Le cosiddette utilities (acqua, gas, luce, il business dell'Enel, tanto per capirci) non sono escluse (cito alla lettera il testo).
Alla domanda: qual'è la relazione fra l'esclusione dei servizi "esercitati nell'esercizio dell'attività governativa" scritta nel GATS e questi accordi, la risposta è che in tutti e tre i testi esiste una clausola analoga, ma viene precisato che l'interpretazione di cosa significa "nell'esercizio dell'autorità governativa" è compito della Corte Europea di Giustizia che sinora nelle cause in cui si è dovuta impegnare non ha mai trovato un servizio che rientrasse in questa definizione. E' accaduto per otto volte per cui il testo conclude che non ci sono esempi nella giurisprudenza della Corte Europea di Giustizia dove la Corte abbia riscontrato un'attività rientrante nelle indicazioni dell'art.55 (si tratta dell'art. del Tratto dell'Unione che stabilisce che gli impegni del capitolo in oggetto non si applicano alle attività in cui gli Stati sono coinvolti nell'esercizio della loro autorità).
Chiudiamo il tema, sottolineando che sul fronte delle controversie, c'e da registrare una intensa attività da parte degli Stati Uniti, che il 2 aprile hanno pubblicato il risultato di un anno di analisi sull'adeguamento delle legislazioni straniere all'accordo sulle telecomunicazioni, che è uno degli accordi settoriali, "figli" del GATS!.
Undici paesi sono apparsi nella lista degli inadempienti, ma l'attenzione americana si è concentrata su Colombia, Messico, Sud Africa e Taiwan. La mancata apertura di questi mercati rappresenta una seria preoccupazione per l'amministrazione americana.
Alla Colombia, inconsistente con le regole WTO per il suo rifiuto ad assegnare licenze a nuovi provider di telecomunicazioni internazionali, gli USA danno tempo fino al 25 giugno per adeguarsi alle regole WTO, per il Messico la data limite è il primo giugno. In questo paese, il governo ha fallito nel definire una nuova legislazione che permetta alle compagnie straniere di competere con la Telmex (Telefonos de Mexico) la compagnia che ha il monopolio nel settore.
Praticamente analoga l'accusa ricolta al Sud Africa, dove la società monopolista è la Telkom. Infine, sempre secondo gli USA, la regolamentazione di Taiwan impone "serie limitazioni nell'offerta di servizi competitivi ed ostacola la possibilità per nuovi fornitori di competere sul mercato taiwanese"; viene chiesto al governo di intervenire entro il 1 luglio di quest'anno.
La minaccia è ovviamente di ricorrere ai panel della Wto, in caso di non adeguamento alle regole del GATS.
Concludiamo qui.Buona Pasqua.