Anche Bush, come i sui ultimi predecessori, ha avviato la campagna per ottenere l'autorità di negoziare trattati d'interscambio commerciale. Non si tratta di un problema di poco conto, poiché questa autorità è essenziale per sostenere con autorevolezza la posizione americana sui vari tavoli di trattativa, siano quelli Wto o dell'area di libero scambio delle Americhe. Senza di essa la posizione del presidente appare limitata perché sempre passibile di bocciature e modifiche da parte del congresso americano.
L'iniziativa è in pieno svolgimento e non si presenta semplice, non solo per i movimenti di protesta, ma per molti senatori impegnati nella difesa dei diritti nazionali, e per gli agricoltori, preoccupati di difendere i loro interessi. L'agricoltura USA è infatti tutt'altro che coerente con i dettami neoliberisti predicati, tanto che si valuta che il solo settore della canna da zucchero costi al contribuente americano due miliardi di dollari l'anno, sottoforma di prezzi artificialmente sostenuti.
Bush, ha anche cambiato nome alla fast trak, definendola ``trade promotion authority'' ed intende concludere la partita entro questo mese di luglio.
Fra i movimenti impegnati in queste settimane in una serrata campagna di pressione, si distinguono: il sindacato AFL-CIO; the League of United Latin American Citizens; the Labor Council for Latin American Advancement; Sierra Club; Women's Edge; Campaign for Labor Rights; the National Family Farm Coalition; Jobs with Justice; Friends of the Earth; National Farmers Union; OXFAM; Defenders of Wildlife; the Communication Workers of America.
L'inserimento del tema degli investimenti, della concorrenza e degli appalti governativi (government procurement) non piace agli industriali europei. Questo è quanto è emerso da una presa di posizione di Morris Tabaksblat, chairman della European Round Table. «Non c'è abbastanza tempo per raggiungere un consenso entro il meeting ministeriale di novembre in Qatar», ha affermato.
Il nuovo round dovrebbe, secondo l'ERT, focalizzarsi sulla riduzione delle tariffe, sull'agricoltura e sui servizi (già in fase di rinegoziazione), sulla rimozione delle barriere non tariffarie costituite da regolamenti ambientali e sanitari (questo punto è molto chiaro e credo
sia da non dimenticare) e nella ricerca di nuove modalità per risolvere le dispute.
L'agenda presentata dall'UE è invece troppo ampia e rischia di fallire l'obiettivo.
Nel suo intervento, in occasione di un incontro svoltosi il 21 aprile in Svizzera, Tabaksblat , ha affermato che il nuovo round dovrà dare risultati in tre anni, che in caso di fallimento, non sarà a causa dei movimenti antiglobalizzazione e che ci deve essere un maggiore accesso al mercato per i paesi meno sviluppati.
[La European Round Table si definisce come un «club» che riunisce 45 dirigenti di società che si occupano di energia, telecomunicazioni, servizi finanziari ed industrie manifatturiere].
A portare avanti un programma di trattative da sottoporre a tutti i paesi membri della WTO, ci sta pensando il cosiddetto gruppo «Friends of Investiment», composto da una ventina di paesi (fra cui Argentina, Brasile, Cile, UE, Messico, Sud Africa, Svizzera con USA e Canada in qualità di osservatori).
Il Giappone ha diffuso un testo informale che tenta di riassumere alcuni elementi che potrebbero incontrare un ampio consenso; il testo comprende questi elementi:
-un approccio agli impegni tipo GATS;
-gestione delle dispute;
-incentivi agli investimenti;
-protezione.
Pare che gran parte dei paesi asiatici siano disponibili a trattative su questo tema, mentre l'Africa è più divisa: Egitto. Marocco e Sud Africa (forse anche la Nigeria) sono d'accordo mentre Tanzania, Zambia e Zimbawe guidano i contrari.
Gli USA riflettono la posizione delle loro imprese: l'obiettivo è un accordo che non sia meno favorevole di accordi bilaterali già firmati dagli USA con altri Paesi.
Nuovo Round
Si infittiscono le dichiarazioni a favore del lancio di un nuovor round, chiamato «Development Round» (round dello sviluppo) in sostituzione dell'ormai dimenticato «Millennium».
CIS (colaition of service Industries www.uscsi.org) ESF (European Services Forum www.esf.be) e JSN (Japan Services Network www.keidanren.or.jp), i tre gruppi di pressione del settore, hanno diffuso il 10 maggio scorso una testo in cui dichiarano che un nuovo accordo di settore (GATS 2000) sarà più facilmente raggiunto nell'ambito di un round più ampio. Nell'esprimere la soddisfazione pe ri recenti passi avanti fatti nella trattative per il nuovo GATS, le tre ONG indicano che la nuova fase di trattative (basate sulla consolidata prassi della «richiesta/offerta») sarà aiutata dal lancio del nuovo round.
Il volume del commercio dei servizi è già significativo, ammontando a 1,35 trilioni di transazione cross-border nel 1999 e rappresenta una percentuale variabile dal 51% al 77% del Prodotto nazionale lordo. I Servizi hanno un ruolo essenziale nel creare investimenti nelle infrastrutture che servono all'intera economia di un paese. La nota diffusa sostiene che l'abbattimento completo delle barrire comemrciali imcrementerebbe la ricchezza del pianeta di quasi due trilioni di dollari.
Il nuovo round dovrebbe avere come obiettivo quello di ridurre di un terzo le barriere portando un beneficio di circa 613 miliardi di dollari.
Terminiamo di parlare di servizi con i dati USA sul commercio dei servizi nel mese di febbraio di quest'anno: si è registrato un surplus di 6,4 miliardi di dollari poiché l'import è stato pari a 18,8 miliardi mentre l'export ha raggiunto i 25,2 miliardi di dollari.
Nel consiglio che si occupa di questo accordo sono emerse preoccupazioni da parte di vari pvs per l'annuncio da parte del Belgio della creazione di un marchio da applicare a prodotti e servizi forniti/fabbricati in modo socialmente responsabile.
E' una notizia che fa subito pensare alla campagna Acquisti trasparenti, che mirava all'approvazione da parte del nostro parlamento di una legge abbastanza simile, almeno nella filosofia.
La bozza legislativa belga, non ancora approvata, prevede che nel caso del rispetto dei regolamenti dell'ILO (International Labour Organization) le società possano applicare il marchio sui loro prodotti.
La reazione dei pvs è stata particolarmente vivace, il link fra commercio e condizioni di lavoro viene percepito come una barriera commerciale verso di essi.
Analoghe preoccupazioni sono state espresse per un'altra legge olandese in discussione, relativa alle eco-labels su legname e prodotti derivati. La proposta di legge mira ad un uso più responsabile delle foreste, ma per Brasile, Canada e Malesia, si tratta di una legge discriminatoria, in poche parole, un ostacolo al commercio.
Marcia inesorabile la macchina verso il meeting ministeriale del 9/13 novembre prossimi. Il General Council ha affidato a Stuart Robinson il compito di guidare consultazioni informali per definire entro la fine di luglio quali saranno gli obiettivi di Doha (il luogo dove si terrà l'incontro).
Al primo meeting, svoltosi all'inizio di maggio, Stuart ha presentato una cheklist con questi punti:
1. Members view on current issues (sviluppo sostenibile, protezionsidsmo, ruolo della WTO ecc...)
2. implementation
3. trattative in corso/revisioni (agricoltura, servici, ecc..)
4. altri elementi del piano di lavoro (investimenti, trasparenza, appalti gov. ecc...)
5. organizzazione e gestione del programma di lavoro
6. cooperazione tecnica e capacity-building.
Quello che si vuole evitare è una nuova Seattle, perciò prima di Doha dovrà essere chiaro se si potrà lanciare un nuovo round oppure no. Secondo alcuni funzionari si parla infatti di piano
A (lancio nuovo round) e piano B (discussione dei temi già in trattativa).
Il 10 maggio nuovo incontro: si è parlato del testo introduttivo dell'agenda ministeriale che diventerà la Dichiarazione di Doha.
C'è consenso sul fatto che dovrà contenere un riferimento alla necessità di salvaguardare la sanità da un uso unilaterale dell'accordo TRIPs (proprietà intellettuali). Molti pvs chiedono un'indicazione precisa sulla necessità di liberalizzare il flusso di tecnologie da paesi ricchi a paesi poveri in modo da eliminare l'ormai famoso «digital divide».
La bozza non dovrà superare le 40 pagine in modo da evitare gli errori di Seattle, dove venne alla fine preparata una bozza che teneva conto di tutto e non diceva nulla di preciso.
I pvs vogliono che siano incluse decisione relative alla revisione del TRIPs (proprietà intellettuali) e del TRIMs (investimenti legati al commercio dei beni) ma gli USA fanno capire per voce del loro massimo rappresentante, Robert Zoellick, che sono poco propensi a concessioni su questo tema prima del vertice (e pure dopo).
Molti paesi in via di svilippo sono contrari a discutere sul punto quattro, relativo ai «Singapore issues» (il nome deriva dal fatto che si tratta di temi scaturiti già al 1° meeting ministeriale del 1996, tenutosi a Singapore), che comprende investimenti, concorrenza, trasparenza negli appalti governativi (government procurement) e misure di facilitazione al commercio. Sugli investimenti l'India continua ad essere poco convinta della necessità di negoziati, mentre sul fronte opposto l'UE continua a premere l'accelleratore. Schematicamente appaino tre fronti, uno favorevole (UE, Cile, Costa Rica, Corea, Giappone, Marocco e Repubblica Ceca), convinti che un accordo multilaterale favorirebbe la trasparenza, minimizzerebbe i rischi degli investitori, creerebbe migliori opportunità per l e piccole e medie imprese e favorirebbe il flusso di investimenti esteri nei pvs. L'altro contrario (India, Malesia ed Egitto) che sostiene che un simile accordo minerebbe la sovranità degli stati; un terzo indeciso (Australia, Brasile ed Argentina) che par di capire sarebbe pronto a schierarsi in favore dell'accordo in cambio di concessioni su temi a loro cari (tipo l'agricoltura). Infine esiste un quarto gruppo, non contrario per principio all'accordo, ma convinto che non sia ancora il momento giusto e che discuterne ora potrebbe solo compromettere i risultati del meeting di Doha.
1) Ecco un elenco di altri interventi a favore del nuovo round:L' APEC Asia-Pacific Economic Cooperation, in occasione del forum tenutosi il 6/7 giugno a Shanghai, Cina;
2) L' Euro-Med group, riunitosi il 29 maggio a Bruxelles e concluso con un adichiarazione che afferma che «è imperativo evitare il fallimento della Conferenza di Doha» e che è necessario trovare un accorod per un'agenda per un nuovo round che sia fondata sul consenso e a vantaggio di tutti i paesi membri. (Il gruppo è composto da: Ue, Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Israele, Giordania, Autorità Palestinese, Libano, Siria, Turchia, Cipro e Malta).
3) I candidati ad entrare nell'Unione Europea ( Bulgaria, Cipro, rep. Ceca, Estonia, Ungheria, Lavinia, Lituania, malta, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Turchia) il 12 maggio scorso hanno dichiarato di sostenere la proposta UE per il nuovo round, comprendente investimenti e concorrenza.
4) Il TABD (TransAtlantic Business Dialogue), il 14 giugno, ha incontrato il Presidente Americano Bush, il primo ministro svedese Persson e Romano Prodi, la delegazione della TABD ha espresso la propria idea sulla necessità del lancio del nuovo round, come «top priority of the American and European business community» Inoltre l'11/12 ottobre, a Stoccolma si terrà l'incontro annuale che, vista la data di svolgimento, viene considerata dall'organizzazione stessa come «un'eccellente opportunità per presentare un'agenda commerciale in preparazione del Qatar». Non è inutile ricordare che a questo meeting parteciperanno oltre ai top manager europei ed americani, influenti personaggi politici.
5) L'UE e gli USA, nel loro incontro di Gotheborg, il 14 giugno 2001. Nella dichiarazione ufficiale, viene più volte fatto riferimento alla centralità della WTO e si concorda sulla necessità di un nuovo round e sul rafforzamento ed estensione delle regole WTO. Si riafferma anche che «il meccanismo di risoluzione delle dispute WTO è un elemento centrale nel raggiungimento della sicurezza e della stabilità del sistema multilaterale commerciale».
6) G8 di Genova. Il Comunicato finale al punto 10 recita che «Libero commercio e investimenti alimentano la crescita globale e la riduzione della povertà. Per questo motivo abbiamo oggi convenuto di dare il nostro appoggio al lancio di un nuovo e ambizioso Round di negoziati globali in materia commerciale, con un'agenda bilanciata».
Non sono invece favorevoli … I delegati dei 49 paesi più poveri del pianeta che sono riuniti a Zanzibar (24 e 25 luglio) per cercare di fermare l'ulteriore liberalizzazione della WTO.
Sono preoccupati delle pressioni continue all'apertura dei loro mercati quando questi sono ancora troppo deboli per competere con quelli dell'occidente.
I paesi, hanno raccolto l'invito del ministro per il commercio della Tanzania e stanno cercando un accordo per una dichiarazione che blocchi ogni ulteriore liberalizzazione.
I paesi meno sviluppati temono che l'agricoltura, da cui dipendono, sia aperta alla competizione mentre le agricolture europee ed americane sono ancora protette da sussidi.
Mr Simba (min. commercio della Tanzania) ha dichiarato che sono paesi che hanno pochi soldi ma che hanno diritto di voto e che tenteranno di bloccare un nuovo round di negoziati se le vecchie promesse della WTO non saranno prima mantenute.
Chiudiamo con la notizia che la Lituania, nata nel 1991 dallo sfaldamento dell'URSS dal 31 maggio è il 141 membro della WTO.