TradeWatch Newsletter n° 12

CHI VUOLE UN NUOVO ROUND?

A meno di 100 giorni da Doha, facciamo il punto su chi è a favore e che è contrario al «new development round».

Anche la WTO va in vacanza ed in rue de Lausanne, il portone resterà chiuso durante tutto il mese di agosto, in attesa di una ripresa rovente, a settembre, in vista dell''incontro ministeriale di novembre.

Il 30/31 luglio si è svolto un General Council in preparazione a questo importante evento, quello che è emerso, in sostanza, è che i paesi in via di sviluppo sono contrari a un nuovo round, tanto desiderato dai paesi occidentali, e ribadito a Genova nel documento finale del G8. Mike Moore, ha cercato di convincere tutti che se non si riuscirà a lanciare un nuovo round, si andrà incontro ad un periodo di empasse con gravi rischi per l'organizzazione stessa, che verrebbe scavalcata da accordi bilaterali fra i vari stati (rischio non campato in aria).

Ma la situazione appare ancora molto difficile, poiché le posizioni sono molto lontane. Solo la posizione americana (dopo Goteborg) si è avvicinata a quella europea, (entusiasta di trattare temi come gli investimenti, gli appalti governativi e regole della concorrenza).

I pvs rimangono invece molto freddi, anzi, diciamo pure contrari a tutto questo.

Del resto, da tempo stanno chiedendo una cosa molto semplice: prima di parlare di cose nuove, discutiamo degli accordi già firmati su cui stiamo incontrando molti problemi (Trips, Trims, sussidi agricoli, prodotti tessili).

Questo tema, definito come «implementation» nei documenti WTO, non ha raccolto alcuna comprensione da parte del Quad e, come ha confessato l'ambasciatore malese, «la situazione è scoraggiante, sconfortante, demoralizzante e deprimente».

Ma vediamo alcune precise prese di posizione.

L'ambasciatore Pakistano, ha dichiarato che «ci sono cinquanta proposte urgenti relative al tema delle implementazioni, attualmente sembra possibile ci sia una decisione solo su tre di queste. Questo giustifica la valutazione che non ci sono passi avanti e sviluppi positivi … Finché non ci saranno risultati tangibili, è difficile per noi considerare proposte di allargare l'agenda dei negoziati prima e a Doha».

L'ambasciatore Indiano ha riaffermato il rifiuto del suo Paese a discutere di investimenti, appalti governativi, concorrenza e trasparenza.

L'Ambasciatore Halida, in rappresentanza dell'Indonesia ha fatto un intervento molto critico. «L'Indonesia è profondamente preoccupata per l'iniziativa di alcuni membri di lanciare un ampio round (nell'originale si usa il termine comprehensive che è il termine usato dall'UE) che includa molti punti. L'Indonesia ha ben imparato la lezione dall'esperienza passata: una proposta che sembra a prima vista equa può avere conseguenze ben diverse e gravi».

Per l'ambasciatore giamaicano Ransford Smith «Il tempo è ormai poco e se non vogliamo ripetere recenti accadimenti dobbiamo concentrarci sulle precondizioni e su ciò che è fattibile ora. Per noi i punti relativi all'implementazione sono la precondizione e sfortunatamente non vediamo progressi».

I paesi meno sviluppati (49 Paesi di cui 40 membri della WTO) hanno invece concluso il loro incontro a Zanzibar, (ne avevamo accennato nel precedente notiziario) e l'ambasciatore della Tanzania ha dichiarato che «attualmente, per i paesi LCD sono prematuri negoziati multilaterali relativi ad investimenti, politiche di concorrenza, ambiente, trasparenza negli appalti governativi e facilitazioni al commercio», aggiungendo che molti paesi «non sono pronti nè psicologicamente, nè materialmente, nè tecnicamente ad un nuovo round».

Infine, anche il Gruppo dei paesi africani, rappresentato dallo Zimbawe ha indicato la riluttanza a nuovi argomenti di trattativa a Doha.

Purtoppo, nonostante tutte queste dichiarazioni, l'Unione Europea sembra inflessibile nella sua proposta di un «comprehensive new round».

Considerando tutti i 142 paesi membri della WTO appare invece chiaro che la maggioranza di essi non è a favore di questa tesi.

Dopo il mese di agosto i colloqui riprenderanno e sicuramente ci saranno molte pressioni su questi paesi perché ammorbidiscano la loro posizione, e quando parliamo di pressioni dobbiamo considerare che molti paesi sono molto vulnerabili e dipendenti dai prestiti e dalle condizioni del Fondo Monetario Internazionale.

Se prima di Doha le cose cambieranno, come ha suggerito Martin Khor (dell'ONG malese Third World Network) significherà che la pressione sarà stata molto forte.

E L'ITALIA?

Finalmente sul sito internet dell'ex ministero per il commercio estero, oggi sotto le competenze del ministero per le attività produttive, sono comparse notizie sui negoziati del GATS.

Si informa che dal 1 gennaio 2001 sono iniziate queste trattative e che ora .»Il negoziato multilaterale sui servizi è entrato così nella fase centrale.

Ecco le priorità riportate:

- individuazione di paesi target - circa 20 paesi - (il documento sarà in linea non appena disponibile) ai quali verranno formulate richieste specifiche di liberalizzazione e/o di riduzione di limitazioni esistenti. A questi Paesi sarà dedicato un approccio personalizzato secondo le rispettive specificità ed un numero più elevato di incontri bilaterali

- definizione degli interessi offensivi: richieste formali da indirizzare alle altre parti negoziali, con riferimento alla necessità di impegni aggiuntivi da parte di Paesi che non hanno ancora presentato liste nazionali, alla riduzione di limitazioni già esistenti e all'individuazione di barriere alla fornitura di servizi

- individuazione degli interessi difensivi: su due fasi; nella prima fase i Paese membri dovranno fornire alla Commissione una fotografia della situazione di mercato, specificando il livello attuale delle liberalizzazioni e informando di qualsiasi misura che influisca ogni modo di fornitura internazionale di un servizio. A questa prima fase di raccolta delle informazioni dovrà seguire la preparazione strategica, di carattere politico, degli interessi difensivi.

Come si sa, le proposte dei paesi dell'UE sono l'imput per una proposta unica che il Commissario Europeo Pascal Lamy porterà a Doha. Il 6/7 settembre è in programma un meeting a Bruges dei ministri competenti per dicuterne.

FAST TRACK

Venerdì 27 luglio è fallito il progetto di far approvare il «fast track» prima delle vacanze di agosto, se ne riparlerà a settembre, per la precisione il 5, quando i membri del congresso torneranno a Washington DC. Ne ha dato notizia Public Citizen e il New York Times del 31 luglio confermava la sconfitta di Bush, riportando l'annuncio di Dick Armey, il rappresentante dei repubblicani del Texas, che ha dichiarato che «non abbiamo abbastanza voti dei democratici». Ricordiamo che la corsia preferenziale definita dal fast track permette al presidente americano di negoziare e firmare accordi commerciali su cui il Congresso non può in seguito attuare modifiche ma solo votare a favore o contro. Tutti i presidenti americani, da Gerald Ford in poi, l'hanno richiesta ed ottenuta; solo Bill Clinton non era riuscito ad ottenere quello che Bush, nel suo discorso del 7 maggio scorso, aveva definito «uno strumento necessario» (per la precisione "one tool I must have").

Ultimi arrivi

I più attenti avranno notato che più sopra abbiamo parlato di 142 paesi membri, non è un errore, il 26 luglio infatti, anche la Moldavia è entrata a far parte della WTO.