Questo notiziario ha una premessa scritta dopo l'11 settembre, mentre il resto è stato preparato prima di quella data, che avrebbe dovuto essere la data di uscita di questo numero. Abbiamo ritenuto di posticiparla di alcuni giorni. Sugli attentati in America, rimandiamo al comunicato diffuso da Retelilliput. Buona lettura.
Quello che è successo a New York e a Washington avrà conseguenze sul prossimo vertice di Doha? A questa domanda non c'è ancora nessuna risposta da Ginevra.
Certamente quanto è accaduto ha bloccato anche l'attività della WTO, tanto per fare un esempio, questa settimana doveva chiudere le trattative per l'ingresso della Cina, era una data definita proprio dagli USA, ma la delegazione americana, scioccata dagli eventi, non aveva la concentrazione necessaria per procedere nel lavoro.
Riguardo a Doha, Sheikh Fahed Awaid Al-Thani, l'ambasciatore del Qatar, ha chiesto a Mike Morre se qualche paese membro ha chiesto di cambiare la sede del vertice, ottenendo però una risposta negativa. Certo è che la possibilità di ritorsioni USA nella regione araba rende ancor più alto il rischio attentati a Doha, in particolare pe ri diplomatici americani. Se gli USA dichiarassero di non essere disponibili a partecipare all'incontro per motivi di sicurezza, certamente s'imporrebbe la scelta di una nuova sede.
Il Qatar è abitato da 600.000 persone ed uno dei paesi più pro-occidentali della zona. E' anche sede di una delle maggiori basi militari della regione del Golfo Persico.
A meno di due mesi dal vertice di Doha, l'attività diplomatica si sta facendo sempre più intensa.
Difficile star dietro ai meeting (tutti informali!), agli incontri regionali, ai congressi organizzati dai gruppi di pressione ed agli incontri bilaterali fra i 142 Paesi aderenti alla WTO. Ci proviamo, insieme a qualche altra informazione minore, ma non meno importante.
Informiamo che stiamo lavorando per ampliare in tempi stretti il materiale sul sito www.retelilliput.org/wto, fra l'altro abbiamo messo in linea le testimonianze dell'incontro di due anni orsono, a Seattle, di Maurizio Meloni, Ugo Biggeri e Giorgio Dal Fiume, in modo da ripassare quanto accaduto.
A breve metteremo in linea una scheda sulla situazione dei negoziati agricoli ed una sezione con gli acronimi più usatri nei testi WTO.
Inoltre l'email stop.millenniumround [at] infinito [dot] it non è più operativa, il nuovo indirizzo della Campagna è stopwto [at] unimondo [dot] org; sempre su unimondo è attivo un mirror del sito internet.
Saluti
Avevamo già dato notizia dell'incontro tenutosi a porte chiuse a Mexico City (31 agosto-1 settembre) fra 18 paesi chiave della WTO. Pochissimi i commenti trapelati. Il Commissario euorpeo, Pascal Lamy, lo ha definito "soddisfacente", la sua controparte americana, Robert Zoellick, ha detto che "siamo sulla strada giusta", unico commento negativo quello del rappresentante svizzero, anche se un commento non ufficiale attribuito ad un rappresentante di un paese in via di sviluppo, parla di nessuna novità sostanziale rispetto a prima.
Il 4 settembre c'è stato un incontro informale a Ginevra con tutti i 142 paesi membri; Stuart Robinson, presidente del General Council ha annunciato che entro la fine di settembre consegnerà a tutti un bozza della dichiarazione ministeriale per Doha. Questo annuncio da un lato segnala che ancora si è lontani da una versione condivisa, ma dall'altro indica che questa volta, rispetto a due anni fa quando nessuno si prese questa responsabilità e ci si trovò con una bozza che altro non era che un interminabile elenco di tutte le richieste dei paesi membri, questa volta si arriverà con un testo più decente.
Sempre il 4 settembre, sul Financial Times è comparso un interessante articolo sull'incontro in Qatar. In sostanza, si dice:
che il pocker di paesi leader (ma fino a quando ?) deve definire un pacchetto di concessioni relative alle implementationi (degli accordi esistenti) prima di Doha, altrimenti i paesi in via di sviluppo (pvs) avranno tutto il diritto di non credere alle promesse di un "delopment round" che sia a loro favore.
Che è inutile che l'Unione Europea continui a dire che nuovi accordi su investimenti e concorrenza sia a favore dei pvs, visto che questi non ci credono.
Che l''Accordo sull'agricoltura (AoA) è uno dei punti fondamentali del contendere e per molti paesi è l'unico motivo per accettare di avviare un nuovo round.
L'articolo è interessante non solo perché rivela cose che tutti sanno ma che si evitano di dire negli ambienti ufficiali ma anche perché è scritto da Peter Sutherland, ex direttore del GATT/WTO dal 1993 al 1995.
Dal 3 al 5 settembre c'è stato il vertice dei 18 paesi che compongono il Cairns Group (si tratta dei maggiori esportatori di prodotti agricoli). Ospite l'americano Robert Zoellick.
L'incontro si è svolto niente po po di meno che a Punta del Este, in Uruguay, proprio dove 15 anni orsono avvenne l'avvio dell'Uruguay Round (da qui il suo nome). Il comunicato finale riafferma che l'AoA sarà un punto fondamentale a Doha e che tale conferenza dovrà esprimere:
1) un chiaro impegno a terminare la disciminazione contro questo settore e una sua piena integrazione nelle regole della WTO;
2) un chiaro impegno per raggiungere una riforma del commercio agricolo eliminando ogni forma di sussidi all'esportazione, un sostanziale progresso dell'accesso al mercato e una sostanziale riduzione dei sostegni agricoli, compresa l'eliminazione di forme di sostegno alla produzione ed alla commercializzazione.
3) Questi tre punti dovranno essere i tre pilastri su cui si dovrà lavorare.
Il comunicato indica anche l'importanza di accordare un trattamento speciale e differenzaito per i pvs ed afferma che i negoziati dovranno avvenire secondo un calendario ed un sistema di verifica che ne faciliti lo svolgimento.
Il testo sottolinea la necessità di accellerare i tempi, considerando che nel 2003 scadrà la cosiddetta Peace clause, ovvero la clausola che evita vi siano contese giuridiche legate ai sussidi in agricoltura. Senza di essa, un paese potrebbe far causa ad un altro per eventuali sussidi che riterrebbe non conformi all'Accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative.
il testo ufficiale del comunicato è a uesto indirizzo: http://www.cairnsgroup.org/meetings/min22_communique.html)
Il 6/7 settembre c'e stato l'incontro dei ministri europei, a Bruges.
Ci sono anche state delle manifestazioni di protesta, ma senza scontri, si è anzi svolto un incontro fra manifestanti ed il ministro belga per il commercio estero.
Per l'Italia ha partecipato il viceministro Adolfo Urso, poiché nell'attuale governo l'ex ministero per il commercio estero (per capirci quello di Letta e prima di Fassino) è stato accorpato in quello delle Attività produttive, guidato da Antonio Marzano.
Pascal Lamy ha riferito della situazione a due mesi da Doha, e si è detto ottimista sulle possibilità di riuscita di quanto fallì nel precedente vertice WTO. Il mandato UE per Doha è infatti lo stesso di due anni orsono, (al riguardo sarebbe interessante leggere i commenti dopo il fiasco del '99).
Lamy ha anche annunciato un incontro con la cosiddetta società civile, incontro programmato per il 18 settembre a Bruxelles.
Dei commenti riportati dalle agenzie di stampa, l'unico a discostarsi dagli altri è quello del francese Francois Huwaert, (ministro per il commercio), che ha dichiarato che nulla è cambiato da Seattle in poi e che perciò occorre essere pronti anche ad un esito negativo del vertice. A sorpesa la Francia ha addirittura accennato alla possibilità di ritardare di un anno l'avvio dei negoziati, proposta che alcuni giustificano con le elezioni presidenziali che si svolgeranno nel maggio del prossimo anno (il Financial Times dice che il presidente Chirac vorrebbe evitare i negoziati agricoli prima delle elezioni per evitare le proteste di Bovè e soci), altri invece la mettono in relazione alla sensibilità del governo Jospin per le preoccupazioni dei movimenti contrari alla liberalizzazione dei mercati.
Quanti saranno presenti a Doha per assistere al prossimo vertice ?
Avevamo riferito di più di 400 rappresentanti di Organizzazioni non governative (ma si calcola che meno di 200 saranno i rappresentanti di ONG "vere"), ma il numero totale dei delegati, come ha rifertio Mike Moore, sarà di 4.400.
La cifra non è frutto di strane alchimie ma è data dal numero di posti letto disponibili, Moore ha confermato che il visto d'ingresso sarà accordato a chi dimostrerà di avere un posto dove dormire.
ASEM
Il Commisario Europeo, Lamy, dal 10 al 14 è invece in Asia per partecipare al terzo meeting fra Asia ed Europa, ad Hanoi in Vietnam.
Anche lì perorerà la cusa del lancio di un nuovo round in Qatar. In una dichiarazione da Hanoi, Lamy ha parlato della necessità di flessibilità da parte di tutti, il ministro Adisai Bodharamik ha risposto di "essere contento di sentire questa parola ... ma che occorre entrare nei dettagli per capire cosa significa flessibilità".
In mezzo al baillame per Doha, non bisogna dimenticare che la Cina è ancora in attesa di entrare ufficialmente nell'organizzazione mondiale del commercio. Prima di Seattle era stato dato l'annuncio dell'accordo con gli USA che pareva aprire le porte all'ingresso di Pechino nella stanza dei bottoni del commercio internazionale.
Due anni dopo i giochi non sono ancora conclusi e Mike Moore, direttore della WTO, il 10 settembre ha riaffermato che occorre chiudere presto la partita; certamente sarebbe un bel colpo dare il benvenuto alla nuova matricola a Doha.
Gli ultimi problemi pare siano legati alle compagnie di assicurazione.
Nei negoziati con UE ed USA la Cina ha aperto le porte alle compagnie occidentali a patto che costituiscano società miste (50% - 50%) con partner cinesi. Il problema è che l'UE contesta il fatto che esiste una una società statunitense (AIG) che già da tempo è presente in Cina, senza queste condizioni.
La rete di organizzazioni che si oppone al lancio di un nuovo round a Doha, vista la difficoltà di arrivare in Qatar, sta progettando un'azione in stile greenpeace. Alcuni gruppi stanno lavorando ad un progetto che prevede l'arrivo di una flottiglia di imbarcazioni. L'idea girava da tempo via internet, ma pare che dalle idee si sia passati alla fase organizzativa.
Il 9 novembre è comunque la data scelta per dimostrazioni in tutto il mondo, davanti alle borse ed alle sedi delle multinazionali.
Un altro fronte sempre caldo è quello dei negoziati per il GATS2000.
Abbiamo già dato notizia in un precedente messaggio dell'World Services Congress, che si svolgerà il 20/21 settembre, ad Hong Kong.
Sicuramente si tratterà du un incontro fondamentale per fare il punto sui negoziati in corso, (il congresso è patrocinato dalla WTO stessa) ed informare i negoziatori delle richieste del mondo degli affari. La rete che organizza il Congresso è infatti composta dalle varie lobby delle imprese fornitrici di servizi:
Australian Services Network
China E-Commerce Hong Kong Association
Cofederation of Swedish Enterprise
European Services Forum
International Finance Services, London
Japan Services Network
Santiago Chamber of Commerce
US Coalition of Service Industries
Union Argentina de Entidades de Servicios.
In questo settore è impegnata anche l'OCSE che in febbraio aveva deciso di preparare un testo che "dimostri i benefici tangibili associati alla progressiva liberalizzazione del commercio dei servizi e degli investimenti" per ribattere alle crescenti critiche al GATS.
Lo studio è stato presentato in un incontro il 20/22 giugno e ne daremo nota in un prossimo notiziario.
Lo Sri Lanka da rimandato a data da definirsi l'entrata in vigore di una legge che avrebbe vietato la vendita di prodotti con ingredienti geneticamente modificati.
L'iniziativa doveva entrare in vigore alcuni mesi fa, poi era stata ritardata dalle minacce degli USA e dalla WTO stessa che aveva chiesto di attendere 60 giorni per permettere ai vari partner commerciali di prepararsi alle restrizioni.
Lo Sri Lanka è un importatore di grano e zucchero.