TradeWatch Newsletter n° 15

Inannzituto manteniamo una promessa fatta nell'ultimo numero, quella di un approfondimento sulla fine dei negoziati per l'ingresso della Cina e di taiwan nella WTO.

Il cuore del notiziario è un commento sulla prima bozza della dichiarazione ministeriale di Doha, il primo tentativo di mettere bero su bianco una proposta condivisa per rilanciare il ruolo della WTO dopo due anni di purgatorio. Si tratta di una prima analisi veloce anche perché la situazione è in costante variazione e dopo la pubblicazione del testo si sono svolti già numerosi incontri informali nella sede di Ginevra.

Infine una nota sul congresso mondiale dei fornitori di Servizi.

Buona lettura

La Cina diventa membro del WTO, ma è "solo la fine del principio".

Il 17 Settembre, dopo 15 anni di trattative, il WTO e la Cina hanno concluso il negoziato sui termini di accesso all'organizzazione. La settimana precedente, l'attesa sessione del Working Party (il gruppo di lavoro che materialmente ha negoziato l'entrata) aveva risolto gli ultimi problemi che hanno messo in stallo la discussione negli ultimi mesi. "E' solo la fine del principio" ha detto il capo della delegazione Cinese Long Yongtu alla conferenza stampa che ha seguito il meeting.

Mike Moore, Direttore Generale del WTO (il posto una volta occupato dall'attuale ministro degli esteri italiano, Renato Ruggero) ha dichiarato: "Con l'ingresso della Cina, il WTO ha fatto un altro importante passo nella direzione di diventare un organizzazione veramente mondiale. La quasi universale accettazione del sistema multilaterale degli scambi farà da supporto nel sostenere la cooperazione economica globale"

Ora il Working Party invierà le 900 pagine dell'accordo alle delegazioni dei paesi membri le quali comunicheranno la loro formale accettazione durante l conferenza ministeriale di Doha. A quel punto, 30 giorni dopo che la Cina avrà ratificato il trattato, diventerà ufficialmente Membro del WTO.

La "lunga e dolorosa" trattativa, cosi come l'ha definita Karl Falkenberg, capo delegazione della UE, si è avviata d una positiva conclusione quando, il 3 settembre, il Messico ha annunciato il raggiungimento dell'accordo bilaterale con la Cina. L'accordo permetterà al Messico di mantenere le sue misure anti-dumping, che attualmente coprono circa 1300 prodotti Cinesi, per i prossimi sei anni. Il Messico ha inoltre dichiarato che si riserverà il diritto di prolungare queste misure qualora risultasse evidente il fatto che la Cina sta ancora "dumpizzando" i suoi prodotti da esportazione.

L'impasse sulle assicurazioni risolto

Un'altra delle questioni su cui la discussione si era precedentemente arenata, riguardava il problema della proprietà da parte di compagnie assicurative estere sulle loro affiliate in Cina. Il problema, abbastanza complesso peraltro, si poteva facilmente riassumere in una disputa tra Usa e UE sui diritti di proprietà da attribuire alle compagnie che già operavano sul territorio Cinese grazie a degli accordi bilaterali firmati precedentemente. Gli Usa volevano formulare l'accordo in maniera tale da permettere all'American International Group (AIG) di mantenere il 100% della proprietà della sua filiale cinese (in verità, questa clausola era stata precedentemente firmata dalla Cina nel suo accordo bilaterale con gli USA). La Cina aveva negoziato in sede multilaterale il fatto che le compagnie assicurative estere che operavano nel ramo vita, non potessero possedere più del 50% della filiale Cinese. La UE rigettava l'accordo sostenendo che questo avrebbe dato un vantaggio non dovuto e contrario alla regola della "nazione più favorita" che sta alla base del WTO. In realtà la preoccupazione riguardava un paio di compagnie europee concorrenti della AIG sul mercato mondiale.

I delegati dei tre attori coinvolti (USA, UE, Cina) sono usciti tutti soddisfatti dalla negoziazione. Questa battaglia dove tutti sono apparentemente usciti da vincitori, è stata causticamente denunciata da un negoziatore del sud-est Asiatico come un sotterfugio che garantisce al trio AIG-Axa-Allianz (le tre compagnie assicurative), un indebito vantaggio sui futuri concorrenti nell'accedere al mercato assicurativo Cinese.

L'entrata della Cina rimescola le carte sul tavolo del WTO.

Una volta nel WTO, la Cina rappresenterà la quinta potenza commerciale dopo i quattro del gruppo del QUAD (USA, EU, Giappone, Canada). Diversi analisti suggeriscono che della Cina favorirà uno spostamento nel bilanciamento del potere all'interno dell'istituzione in favore dei paesi in via di sviluppo. Di ritorno, i paesi del gruppo del QUAD avranno accesso ad un mercato costituito da 1 miliardo e 200 milioni di consumatori.

Allo stesso tempo, molti paesi in via di sviluppo che negli ultimi anni hanno sviluppato economie fortemente vocate all'esportazione di prodotti ad alta intensità di lavoro con i quali servono i paesi sviluppati, temono che le loro esportazioni soffriranno della grande competitività dei prodotti Cinesi. Nel tentativo di limitare i danni di questa gigantesca riallocazione internazionale dei flussi commerciali, tali paesi hanno negoziato accordi bilaterali con la Cina. Quasi 40 di tali accordi (uno dei quali è quello Cino-Messicano di cui sopra) sono stati negoziati negli ultimi anni.

Tuttavia, anche tra i diplomatici delle capitali del sud del mondo, c'è scetticismo riguardo all'efficacia di tali accordi: tutti ritengono che col tempo, la Cina dominerà comunque i mercati dei beni di consumo a livello globale. C'è molta preoccupazione anche riguardo alla direzione che prenderanno gli investimenti diretti esteri (Foreign Direct Investment) nei paesi in via di sviluppo, dal momento che la Cina probabilmente drenerà tali risorse sul suo territorio a scapito degli altri paesi in via di sviluppo.

L'entrata della Cina mescola le carte anche sul tavolo Cinese

Long Yongtu ha dichiarato durante la conferenza stampa che l'ingresso rappresenta un lungo processo per la Cina, dal momento che implica l'entrata in vigore e la messa a regime effettiva degli accordi. Il settimanale britannico "the Economist" ha fatto eco alle tesi del ministro Cinese, scrivendo che " anche se alcuni dei cambiamenti necessari per preparare la Cina al suo ruolo di Membro sono avvenuti, ancora molte dolorose riorganizzazioni e ristrutturazioni rimangono da compiere, e con il rischio di una crescente opposizione dell'opinione pubblica".

Gli impegni presi obbligheranno la Cina a tagliare le sue barriere commerciali e a dare ai privati stranieri un maggior accesso ai suoi mercati potenzialmente lucrativi. E' molto probabile che queste importanti concessioni avranno ripercussioni su quanti direttamente o indirettamente saranno esposti alle accresciuta competizione.

Recentemente, la classe dirigente Cinese ha speso le sue energie nel tentativo di convincere l'opinione pubblica che l'accesso non porterà ne grandi benefici ne grandi problemi. Long Yongtu ha recentemente dichiarato che "qualsiasi cosa sarà contraria agli interessi del nostro paese, semplicemente non lo faremo.

Esperi nel settore hanno messo in guardia dal fatto che la disoccupazione nelle campagne, già una piaga rilevante in Cina, peggiorerà grazie all'importazione di prodotti agricoli meno costosi dall'estero. Il 17 Settembre, Long Yongtu ha riconosciuto che più competizione aumenterà la sperequazione dei redditi, specialmente tra le già ricche regioni costiere e l'interno. Comunque, ha dichiarato Long, il problema verrà risolto con degli appropriati meccanismi di welfare e con l'implementazione di strategie di sviluppo per le regioni più povere.

Taiwan segue a breve le orme Cinesi

Il giorno seguente l conclusione del negoziato per l'entrata della Cina nel WTO, anche Taiwan ha concluso la sua trattativa e cosi diventerà il 144° membro del WTO in contemporanea all'entrata della Cina. Anche se da tempo Taipei aveva concluso il proprio negoziato, una precedente risoluzione del coniglio generale del WTO, (che richiamava la risoluzione dell'ONU sull'unità territoriale della Cina) aveva deciso che l'entrata di Taiwan non doveva avvenire prima di quella di Pechino. Dal momento che possono essere membri dell'organizzazione anche delle semplici unità doganali ( a patto che abbiano una propria politica tariffaria), nel WTO ora saranno presenti la Repubblica popolare Cinese, Taiwan, Honk Kong e Macau (queste ultime tre facenti parte del territorio cinese)

Finalmente il Draft !

"Il sistema multilaterale del commercio, rappresentato dalla WTO, ha promosso la crescita economica, lo sviluppo e l'occupazione negli ultimi cinque anni".

Inizia così la bozza diffusa il 26 settembre da Stuart Harbinson, presidente del General Council.

C'era ovviamente molta attesa per questo testo, trattandosi del primo tentativo di raccordare diverse visioni sugli obiettivi del prossimo incontro ministeriale di Doha.

Ad una prima analisi colpisce la sinteticità e la pulizia del testo, pratcamente nulle le parentesi quadre, (che invece riempivano le pagine pre-Seattle), che indicano le parti di testo non consolidate ed oggetto di disaccordo.

La prima parte della dichiarazione è una organica affermazione della centralità della WTO nel sistema del commercio mondiale suddivisa in vari punti: il quinto accenna allo sviluppo sostenibile ed alla difesa dell'ambiente, alla possibilità che ogni Paese membro sviluppi i propri regolamenti interni secondo le proprie esigenze, in modo, ovviamente, che non si rivelino misure protezionistiche. Insomma affermazioni consolidate.

Segue un accenno agli standard lavorativi, ma non è nulla più che una promessa di collaborazione con l'ILO, segue l'attesa dichiarazione di soddisfazione per l'ingresso della Cina (punto 7) ed il preambolo termina con un richiamo alla trasparenza interna ed alla necessità di far comprendere all'opinione pubblica i benefici di un "liberal, rules-based multilateral trade system".

Ma qual'è il menù di Doha ?

Inannzitutto l'AGRICOLTURA, che anche in questa occasione si conferma come uno dei temi più difficili, visto che nella bozza la scatola relativa è vuota: cioè contiene la frase: "il testo sarà elaborato dopo ulteriori consultazioni" !

Seguono i SERVIZI, ma non aspettatevi una descrizione degli obiettivi, la dichiarazione esprime soddisfazione per come stanno procedendo le trattative per il rinnovo del GATS e confida nella loro prosecuzione.

Segue il tema ACCESSO AL MERCATO PER I PRODOTTI INDISTRIALI e qui si inizia ad intravedere un po di sostanza. Questo tema non fa parte della built-in agenda, l'agenda implicita della WTO. Si tratta di un nuovo accordo per la riduzione delle tariffe sui prodotti non agricoli, (questa è la definizione ufficiale nel testo), ampia e senza esclusioni.

E' un punto che certo non piacerà ai pvs che vi si opponevano, desiderosi di far crescere le proprie traballanti industre nazionali prima di essere abbligate ad abbassare le protezioni doganali e dover competere col resto del mondo.

Proseguiamo per punti:

TRIPS

Sì ai negoziati per un registro mondiale delle indicazioni geografiche di vini ed alcolici. Può sembrare una banalità ma si trata di un tema du cui il TRIPs Council discute da anni. Segue l'indicazione dell'avvio dei negoziti o di uno studio per l'estensione di questa protezione ad altri prodotti.

(per intenderci "Champagne" è una indicazione geografica)

Relativamente ai conflitti fra TRIPs e Convenzione sulla biodiversità si da mandato all'apposito comitato (il TRIPS Council) di proseguire il lavoro in atto, i risultati dovranno essere presentati alla fine del 2002 e affidati alla quinta conferenza ministeriale.

Relativamente ai medicinali manca ogni riferimento perché si attende una dichiarazione ad hoc.

INVESTIMENTI

Il testo indica due statement alternativi:

il primo dichiara l'avvio dei negoziati per il fatidico accordo sugli investimenti ispirandosi al GATS;

il secondo da mandato al gruppo di studio di completare i suoi lavori per la quinta conferenza ministeriale.

REGOLE DI CONCORRENZA

Idem come sopra: o si fa un nuovo accordo o si da mandato di studio per la prossima conferenza ministeriale.

Sugli APPALTI GOVERNATIVI invece non c'è scelta, si negozierà per un nuovo accordo multilaterale (quello atttuale non lo è) sulla trasparenza in questo tipo di appalti.

Così pure per la cosiddetta TRADE FACILITATION, che altro non è se non tutto il sistema di regole reltive alle procedure doganali e non, connesse al movimento delle merci.

Per quanto riguarda i temi:

COMMERCIO ED AMBIENTE

PICCOLE ECONOMIE

COMMERCIO, DEBITO E FINANZA

COMMERCIO E TRASFERIMENTO DI TECNOLOGIE

si da mandato di studiare questi temi a specifici gruppi di lavoro e di relazionare alla quinta conferenza ministeriale.

Le varie trattative indicate nella dichiarazione:

  1. dovranno concludersi entro una determinata data che la bozza lascia in bianco, in ogni caso la quinta conferenza farà il punto della situazione
  2. saranno condotte da un Comitato apposito sotto l'autorità del general Council
  3. tutti i risultati dei negoziati, eccetto quelli relativi al sistema di regolazione delle dispute (non l'abbiamo citato sopra perché questa è una prima analisi necessariamente ridotta), saranno da considerare come parti di un singolo undertaking, cioè da prendersi in blocco.
  4. I negozaiti saranno aperti a tutit i memnbri wto e quelli in corso di adesione.
  5. saranno condotte in maniera trasparente in modo da facilitar ela partecipazione di tutti.

 

Queste sono le indicazioni che definiscono il nuovo round che non si chiama più Millennium e neppure Development, per la precisione non si chiama più nemmeno round perché questo termine non è mai citato nella dichiarazione. Potremmo definirlo ghost o missing round.

PRIMI COMMENTI

L'Unione Europea pare non si accontenti dell'accenno allo sviluppo sostenibile solo nel preambolo, notoriamente parte poco sostanziale, e che voglia che nel teso della dichiarazione si faccia riferiemnto al principio precauzionale ed al tema commercio/ambiente, anche se si sa che non sono riferimenti amati da USA e Canada, tantomeno dai paesi in via di sviluppo che temono che la parola ambiente sia un escamotage per nuove forme di protezionismo occidentale.

Sugli investimenti ovviamente l'UE vorrebbe la prima opzione (negoziati) mentre i pvs premono per la seconda. Nei pvs c'è delusione per il tema degli appalti governativi, contro cui si erano espressi sia il gruppo dei paesi meno sviluppati (nell'incontro di Zanzibar) sia il gruppo dei paesi africani.

E dal nostro punto di vista ?

Sinceramente il testo si rivela secondo quanto c'era da aspettarsi, vista la storia passata del WTO e del GATT. Harbinson ha cercato di scrivere una dichiarazione il più possibile asettica, facendo finta che non verrà lanciato nessun ciclo di negoziati, concedendo all'UE i temi investimenti e regole di concorrenza, sperando di convincere gli altri con qualche compensazione nel settore agricolo e con le implementazioni. Insieme a questa bozza è stata infatti diffusa una dichiarazione specifica su questo tema, fondamentale per convincere i pvs. Si tratta di una serie di punti di immediata applicazione, più un'altra serie da ufficializzare a Doha.

Ma i primi comemnti sono molto freddi, qualcuno chiede che entrambi gli elenchi siano subito applicati, altri valutano comunque insufficiente la porposta.

C'è poi un'altra questione da non dimenticare. Molti paesi (occidentali) hanno molto insisitito sul fatto che il nuovo round avrebbe avuto un carattere favorevole allo sviluppo dei paesi in via di sviluppo, ebbene di "development" non c'è traccia nel testo, così come non si parla di squilibrio fra i benefici sinora ottenuti dai diversi Paesi membri.

Queste ultime considerazioni sono state fatte dall'ambasciatore Tanzaniano Ali Mchumo a nome dei paesi meno sviluppati (40 sono membri della WTO) in un incontro informale che si è svolto a Ginevra il 2 ottobre; in sostanza l'ambasciatore ha ricordato che i paesi LCD non sono pronti a discutere i nuovi temi, che il trattamento speciale e differenziato in loro favore deve essere esplicitato in modo chiaro e non solo a livello di principio, e che l'assitenza tecnica non deve essere semplicemente un aiuto per far adeguare i paesi poveri alle regole WTO, ma deve consistere nel prendere in considerazione e risolvere le preoccupazioni sollevate da essi.

Insomma c'è ancora molto lavoro da fare prima della cerimoni ainaugurale della quarta conferenza ministeriale di Doha.

World Congress Services Congress 2001

Come accennato in un precedente numero del notiziario, si è svolto ad Hong Kong un importante congresso che ha radunato il top degli imprenditori mondiali nel settore dei servizi.

L'incontro era patrocinato dalla WTO e veniva considerato un momento importante sia per i negoziati sul GATS 2000 sia per il prossimo incontro in Qatar.

L'opinione emersa è che per un buon GATS 2000 sarà indispensabile un ciclo ampio di negoziati da lanciare a Doha (insomma tipo quello della bozza di cui si è parlato sopra), ed è molto importante che ciò avvenga in questo momento. E' da notare che nessuno dei presenti ha mai parlato di development round, (del resto l'incontro era a porte chiuse e non era necessario fare dichiarazioni di circostanza).

I rappresentanti Giapponesi hanno indicato come vorrebbero fossero le regole sugli investimenti:

protettive degli investimenti, in regola con la clausola di Nazione più favorita, con quella di trattamento nazionale, di market access e con un sistema di risoluzione dispute.

L'UE ha dichiarato di non voler privatizzare il settore dell'Welfare ma di volere maggiore liberalizzazione in altri settori come l'ambiente, e i trasporti aerei e marittimi.

Si è parlato di regolamenti nazionali, un punto spinoso perché limita gli operatori stranieri, qualcuno ha dichiarato che su prodotti e prezzi "non ci devono essere regolamentazioni"

Mike Moore, in un intervento video, ha parlato del movimento anti-globalizzazione, ha detto che ci sono delle nuvole nere sopra la WTO ed il GATS e che sono il frutto dell'incomprensione creata appositamente da questo movimento.

Hamid Mamdouh, direttore della Direzione WTO sui Servizi ha ricordato che "il GATS vuol dire liberalizzazione, non privatizzazione".

Il presidente dell'ESF, Andrew Buxton, ha convenuto che occorre fare più lobbing su Ginevra perché le organizzazioni non governative stanno influenzando troppo i delegati dei pvs.

Proprio sulle richieste dei pvs, in una delle sessioni pomeridiane un esponente di un paese del Sud ha chiesto maggiore impegno elencando fra le altre cose la necessità di stabilire con precisione i punti relativi alle implementation e l'impegno a risolverli, di tramutare la retorica del trasferimento di tecnologie da nord a sud in realtà e di dare assitenza tecnica ai pvs.

La provocazione è passata sotto silenzio, l'unica risposta di un funzionario WTO è stata: "dipenderà dai negoziati".