Mancano 24 giorni all'apertura della quarta conferenza ministeriale del WTO.
La scelta sembrava sicura, perlomeno da quello che sino a poco tempo fa era il nemico numero uno dell'organizzazione ginevrina: il cosiddetto popolo di Seattle.
Quale miglior posto per dimenticare la città americana di Bill Gates di una penisola sul Golfo Persico, retta da una monarchia ereditaria, con 600 mila abitanti, di cui 400 mila stranieri, destinata probabilmente a raggiungere il maggior reddito pro capite del mondo ?
Ironia della sorte, quello che sembrava un paradiso appare ora il suo esatto contrario e dall'11 settembre non si contano più le dichiarazioni di conferma della sede e quelle, più velate, di uno slittamento o di uno spostamento in altra sede.
Durante le ultime settimane sono aumentate le voci tra i delegati sulla possibilità di rinviare o spostare la conferenza ministeriale prevista dal 9 al 13 novembre. Ciononostante la posizione ufficiale del WTO rimane ancora fermamente impegnata a fare in modo che la conferenza ministeriale abbia luogo in Doha nei tempi stabiliti.
Alla domanda su quali possibilità ci fossero che Doha fosse rimandata, un delegato Europeo al WTO ha risposto che è pagato per dire alla stampa che la conferenza si farà nei modi e nei tempi stabiliti.
Singapore, ha dichiarato la sua disponibilità ad ospitare una "versione ridotta" della conferenza prevista in Doha qualora si decidesse che l'emirato arabo non è un posto sicuro in questo momento particolare. Ricordiamo che Singapore ha ospitato la prima conferenza ministeriale del WTO nel 1996.
Una altra proposta sembra essere Davos, la famosa località svizzera già sede annuale del World Economic Forum ma pare solo un'idea vista la facilità con la quale gli "antiglobalizzatori" potrebbero raggiungere la località nel cuore d'Europa.
Gli organizzatori Qatari, hanno rassicurato i colleghi sulla sicurezza della piccola penisola del golfo persico; hanno tuttavia dichiarato che Doha non si offrirà come ospite, qualora il meeting dovesse essere rinviato. Gli Americani, dal canto loro, hanno messo in luce come uno spostamento della conferenza via dai paesi islamici, potrebbe urtare la sensibilità di molti stati arabi moderati.
Circolano però insistenti delle voci che la posizione Americana , ancora risolutamente impegnata per Doha, sia solo un espediente tattico per vincere il tanto agognato "Trade Promotion Authority" (precedentemente conosciuto come Fast Track) con il quale il presidente può negoziare i trattati commerciali internazionali senza che il Congresso possa interferire nel corso della trattativa (una possibilità, peraltro, riconosciuta dai parlamenti nazionali a quasi tutti i governi degli altri paesi Membri). Quando la settimana prossima il Congresso voterà, la posizione americana potrebbe cambiare rapidamente.
In quest'ultima settimana di consultazioni, sembra emergere chiaramente tra i delegati dei paesi membri del WTO che agricoltura e ambiente costituiranno i veri punti focali della discussione a Doha.
L'8 ottobre il WTO ha fatto finalmente circolare quello che dovrebbe essere il testo (disponibile all'http://www.ictsd.org/ministerial/doha/relevantdoc.htm) riguardante l'agricoltura nella dichiarazione ministeriale, poiché nella bozza della dichiarazione ministeriale circolata nei giorni scorsi, mancava proprio la parte relativa al comemrcio dei prodotti agricoli.
Anche se nessuno ha rifiutato in principio le tesi espresse, diversi "pezzi grossi" quali la UE e il Cairns-Group (Canadà Australia, Argentina ed altri ad agricoltura liberalizzata) non hanno mostrato un gran entusiasmo, mostrando, evidentemente per ragioni opposte, riserve circa il linguaggio usato.
Inter alia, il testo impegnerebbe i Membri dell'organizzazione ad "una riduzione, con l'intenzione di eliminare completamente, tutte le forme di sussidi all'esportazione e sostanziali riduzioni nei sostegni interni all'agricoltura". Inoltre menziona la necessità per un trattamento differenziato per i paesi in via di sviluppo e la necessità di includere le cosiddette "preoccupazioni non-commerciali" in campo agricolo quali la protezione dell'ambiente
La UE ha lamentato lo scarso peso dato a temi quali appunto l'ambiente, il trattamento degli animali e la sicurezza alimentare oltre all'assenza di ogni menzione ai "crediti all'esportazione" (lo strumento usato dagli stati Uniti) che hanno un effetto paragonabile a quello dei sussidi all'esportazione (usasti invece dalla UE) .Il gruppo di Cairns ha accusato il testo di non essere per nulla coraggioso riguardo alla necessità di liberalizzare l'agricoltura
I paesi in via di sviluppo, da parte loro, si aspettavano parole più forti riguardo al trattamento speciale e differenziato che deve riguardarli.
UE ed Ambiente
La UE ha presentato un testo sulla sue posizioni riguardo all'ambiente http://www.ictsd.org/ministerial/doha/relevantdoc.htm). L'UE non è soddisfatta della parte riguardante l'ambiente nella versione preliminare della dichiarazione ministeriale in quanto questa, tocca la questione in maniera minimale. Il documento UE che ha subito incontrato l'ostilità della maggior parte degli altri membri, propone due possibili varianti al testo ufficiali. Nella prima propone il lancio di un negoziato per chiarificare le regole già esistenti riguardo alle questioni ambientali, nella seconda propone un avvio di negoziati più ambiziosi con la volontà di verniciare di verde tutta la legislazione WTO presente e futura. Quest'ultima proposta include l'introduzione del principio di precauzione, un a revisione dei TRIPs per renderli compatibili con la convenzione sulla biodiversità e gli altri (Multilateral Environmental Agreements) MEA.
L'india da sempre ostile all'introduzione dei temi ambientali nella legislazione WTO ha rimproverato la UE che, presentando questo testo, è colpevole di non voler nemmeno far partire un negoziato. La proposta UE, ha dichiarato l'ambasciatore Indiano, incrementerà solo le tensioni latenti.
USA, Canada, Australia, e Nuova Zelanda sono dell'opinione che il momento non sia propizio per una discussione sui temi ambientali.
I paesi in via di sviluppo in generale, accusano la UE di voler introdurre delle scappatoie per poter continuare a proteggere la propria agricoltura anche se questa dovesse essere liberalizzata nei prossimi negoziati. I delegati europei dal canto loro, pur rifiutando le accuse di intenti protezionisti hanno dichiarato che la discussione su agricoltura ed ambiente deve andare di pari passo, pena il fallimento dei negoziati.
A tre settimane dall'inizio della conferenza ministeriale di Doha, quando ancora è in dubbio il fatto che la Conferenza Ministeriale avrà effettivamente luogo nel piccolo emirato arabo, Le grandi organizzazioni non governative internazionali scoprono le loro carte e mettono nero su bianco le loro rivendicazioni, pubblicando una serie di testi che i governi farebbero bene a leggersi, vista anche la competenza dei termini utilizzata e la documentazione a corredo.
Nelle scorse settimane sono stati rilasciati diversi "position papers" (i link sono riportati in basso) da parte di organizzazioni quali Oxfam International, WWF, Friends of Earth, IISD, GreenPeace ed altri ancora.
Oxfam International (OI), l'organizzazione Britannica con ramificazioni in tutto il mondo ha appena rilasciato il suo "Il WTO è serio quando parla di ridurre la povertà mondiale?" (http://www.ictsd.org/ministerial/doha/Oxfam.pdf) . Oxfam ha una lunga tradizione nella cooperazione all sviluppo, e nel commercio equo e solidale. In network d'associazioni che la compongono ha recentemente deciso di intraprendere una poderosa campagna sullo stile di "Cancella il debito" ma incentrata su i meccanismi del commercio internazionale.
Il paper di cui sopra è uno dei primi vagiti di quella che si preannuncia una campagna molto visibile nei prossimi 3-4 anni, cioè la possibile durata del ciclo di negoziati che potrebbe partire da Doha.
Le argomentazioni di OI partono dalla constatazione che i risultati dell'Uruguay Round sono stati penalizzanti per i paesi in via di sviluppo. Per cui dovrebbe essere priorità per il WTO il re-bilanciamento degli accordi già siglati. Inoltre e per il momento almeno, i paesi membri devono trattenersi dall'avviare negoziati su nuovi temi quali gli investimenti e gli approvvigionamenti governativi.
Nonostante OI sia molto ferma e lucida nelle sue argomentazioni, riconosce nelle sue premesse la necessità e la potenziale efficacia di un sistema multilaterale degli scambi governato da regole nell'eradicare la povertà e nel promuovere un sviluppo sostenibile. Ma proprio questi due elementi dovrebbero assurgere a linee guida, a principi governanti di tutte la politica del WTO.
OI assieme al WWF Friends of Erh ActionAid, Ciel e IATP ha chiesto con un documento congiunto (http://www.ictsd.org/ministerial/doha/reform.PDF) che con la dichiarazione Ministeriale a Doha si avviino discussioni concrete sulle riforme da apportare al WTO per garantire una maggiore trasparenza nei confronti della società civile.
Su posizioni analoghe si dichiara il WWF anche se il taglio del suo documento intitolato "E' il WTO all'altezza delle sfide di un mondo globalizzato?" (http://www.ictsd.org/ministerial/doha/WWFdohastatement.PDF), è decisamente più ambientalista. Il WWF plaude agli sforzi intrapresi dei governi per rafforzare la cooperazione internazionale anche nel campo economico, tuttavia ritiene un errore il considerare la liberalizzazione del commercio come un obiettivo in se stesso.
Come Oxfam, premette che il commercio può rappresentare una forza al servizio dello sviluppo e, come tale, deve contribuire all'alleviamento di quelle vere e proprie piaghe che sono la crescente ineguaglianza dei redditi tra nord e sud del mondoe la consistente messa a rischio delle risorse naturali. Il WTO, dice il WWF, deve rispondere in maniera responsabile a due domande cruciali: la prima riguarda una migliore distribuzione dei vantaggi ricavati da un commercio più libero, la seconda riguarda gli effetti negativi che un aumento dei volumi commerciali ha sull'ambiente e sulle risorse naturali. All'interno di una cornice di richieste a lungo termine più sostanziose, il WWF chiede al WTO di cominciare da subito ad affrontare il problema dei sussidi perversi alla pesca, di riconoscere una volta per tutte la subordinazione delle regole WTO agli accordi multilaterali ambientali ( in inglese MEA: protocollo di Kyoto, convenzione sulla Biodiversità etc.), e di abbandonare il tentativo di riesumare il MAI (Accordo Multilaterale sugli Investimenti) già morto in sede OECD.
E' proprio con il protocollo di Kyoto che GreenPeace, apre la sua lista di rivendicazioni nei confronti del WTO. Nel suo "Commercio sicuro per il 21imo secolo, L'edizione di Doha" (disponibile a: http://www.greenpeace.org/politics/wto/doha_report.pdf), la nota organizzazione ambientalista chiede ad alta voce ai vari paesi Membri di usare la leva commerciale per costringere gli Stati Uniti ad aderire al protocollo.
GreenPeace ritiene opportuna l'introduzione di valutazioni di impatto ambientale e sociale (VIAS)in merito alle politiche commerciali della WTO. Riguardo alle riforme interne all'organizzazione, GreenPeace pretende la definitiva inclusione del principio di precauzione negli accordi WTO e un maggiore coinvolgimento del pubblico (attraverso le ONG) nel dibattito in seno all'organizzazione.. Infine, come il WWF, chiede l'eliminazione dei sussidi perversi e la rinuncia ad espandere le aree di influenza dell'organizzazione almeno fino a quando non saranno risolti i problemi legati all'implementazione dei vecchi accordi e la VIAS non sarà istituzionalizzata.
L'istituto internazionale per lo Sviluppo Sostenibile (IISD) ha appena rilasciato il secondo di sette "punti di vista"( http://www.iisd.org/pdf/trade_qatar_viewpoint.pdf) che intende preparare in vista di Doha. Nel primo di questi, L'IISD fa il punto della discussione sulle implicazioni ambientali del commercio internazionale negli ultimi 10 anni. Pur riconoscendo che passi in avanti sono stati fatti e che molti degli argomenti sono stati risolti in positivo, nuove sfide si sono poste all'orizzonte riguardo al principio di precauzione, alla trasparenza istituzionale e all'annoso problema degli standard. Nel secondo "punto di vista" l'IISD alza la voce contro le implicazioni ambientali di un'eventuale attuazione di un accordo sugli investimenti targato WTO argomentando che de forum più competenti in materia dovrebbero essere responsabilizzati circa il problema.
E' stato preparato un nuovo Dossier interamente dedicato all'accordo sul Commercio dei Servizi, l'ormai noto GATS. Il testo descrive l'accordo sottolineandone la struttura, le ralazioni con l'ambiente, con i servizi pubblici, con i regolamenti nazionali e con i paesi in via di sviluppo. Il documento è disponibile in formato PDF all'indirizzo: http://www.retelilliput.org/wto/wto/allegati/AtuttoGATS.pdf
Per averne una versione in formato RTF è sufficente farne richiesta.
Spesso ci viene richiesto qual'è il contributo italiano alla WTO. Il contributo al bilancio WTO per l'anno 2001 è di circa 7.526.855.000 lire (6.230.841 franchi svizzeri). Il contributo viene calcolato in base alla quota parte al commercio internazionale dei Paesi aderenti (per l'Italia il 4,699 %). Il 25 settembre 2001 Il Dispute Settlement Body, l'organo politico di coordinamento cui partecipano i rappresentanti di tutti gli Stati membri dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, ha designato all'unanimità il Prof. Giorgio Sacerdoti come membro dell'Organo di Appello per la Risoluzione delle Controversie nell'ambito dell'OMC.
In sede WTO esistono i panel che in pratica sono degli organi di prima istanza composti da tre persone nominate di volta in volta. Esiste poi un organismo di Appello che è fisso, composto da 7 membri; a rotazione tre di essi compongono i panel di appello.
Giorgio Sacerdoti è una di queste sette persone.
Il ministero delgi esteri ci informa che è nato a Nizza il 2 marzo 1943.
E' attualmente Professore di Diritto Internazionale ed Europeo all'Università Bocconi di Milano. Ha acquisito un Master presso la Columbia University Law School di New York.
E' membro dell'Associazione Internazionale Giuristi e del Gruppo di Riflessione sul diritto dell'OMC.
E' stato consulente del Consiglio d'Europa, dell'UNCTAD e della Banca Mondiale. Ha fatto parte di vari Tribunali d'Arbitraggio Internazionale.