Per rispettare la data il General Council si era dato appuntamento lunedì 28 gennaio, ma subito si è capito che non sarebbe stato un incontro breve, così, quasi ripetendo in miniatura la trattativa di Doha, c'è voluta una settimana per concludere felicemente l'incontro venerdì 1 febbraio.
Primo oggetto del contendere era la persona a cui affidare la guida del nuovo Comitato, per i Paesi del Quad (UE, USA, Giappone e Canada) doveva essere Mike Moore, attuale direttore generale del WTO, mentre molti paesi in via di sviluppo (PVS), spalleggiati dalla new entry Cina che ha così iniziato a sgranchirsi le gambe, premevano perché la scelta cadesse su un ambascatore di stanza a Ginevra.
Al di là di molte giustificazioni ufficiali, sembra che si trattasse anche di una faccenda personale, perché Mike Moore non è particolarmente benvisto da varie delegazioni. Alla fine il compromesso raggiunto prevede che sarà Mike Moore a presiedere il nuovo Comitato, ma fino al prossimo settembre, poi gli succederà il nuovo direttore generale designato, il tailandese dal nome impronunciabile, Supachai Panitchpakdi, il quale negli ultimi mesi si è messo in evidenza con dichiarazioni spesso discordanti dal suo predecessore.
I PVS, in cambio dell'accettazione di Mike Moore, hanno ottenuto una serie di raccomandazioni sull'operato del TNC che dovrà essere trasparente e riportare nei suoi documenti tutte le posizioni dei membri, insomma evitare quello che successe nella preparazione del draft di Doha, che diede poco o nessun spazio alle voci discordanti la linea pro-round.
Altra raccomandazione tutt'altro che secondaria, scaturita dal General Council, quella relativa all'impegno nella definizione del calendario degli incontri degli organismi preposti ai negoziati, di evitare la sovrapposizione fra di essi. Per capire il problema, che abbiamo spesso sollevato, della difficoltà dei PVS a seguire il pachiderma di Ginevra, basta leggere le note che il vice di Mike Moore, Miguel Rodriguez Mendoza, ha presentatto al riguardo: - attualmente esistono 67 organismi WTO, (di cui 34 aperti a tutti).
- lo scorso anno vi sono stati 400 incontri ufficiali
- 500 incontri informali e una novantina fra workshop, simposi e seminari.
Insomma almeno un migliaio di incontri in un anno.
Per questo i PVS, che hanno delegazioni di 2/3 persone, o non ne hanno (ben 28 Paesi) in realtà sono dei rule taker e non dei rule maker. Ma torniamo alle decisioni sulla struttura dei negoziati, il General Council ha stabilito che i negoziati riguardanti: agricoltura,
servizi,
riforma del sistema di risoluzione delle dispute,
implementation,
ambiente e
creazione di un sistema multilaterale di notifica delle indicazioni geografiche di vini e alcolici
si svolgeranno all'interno degli organismi già esistenti e preposti alle rispettive materie Verranno invece creati due nuovi gruppi per negoziare il tema delle tariffe industriali e delle regole wto (antidumping compreso).
Un inaspettato problema che ha contribuito a prolungare il General Council, è stato sollevato dalla Bulgaria, che voleva che oltre a trattare di registrazione di vini ed alcolici, i negoziati si allargassero ad altri prodotti. Un po l'impegno che il governo Italiano aveva sbandierato in occasione di Doha sulla stampa nazionale ma che, avevamo fatto notare, non risultava dalle carte. Argentina, Australia ed USA hanno fatto rilevare che nella dichiarazione di Doha l'estensione della protezione applicata a vini ed alcolici era indicata come da analizzare all'interno del TRIPs Council e non come da negoziare.
Alla fine tutto è stato sistemato con una dichiarazione di Harbinson (direttore del General Council) che ha promesso che il problema sarà trattato "in maniera sostanziale".
Carlo Trojan, ambasciatore UE al WTO, si è detto sollevato dell'accordo raggiunto, notando però che la trattativa aveva richiesto più tempo del necessario, Trojan ha proseguito il discorso, dicendosi ottimista sui negoziati, che potrebbero avviarsi concretamente entro poche settimane, facendo notare che riducendo gli incontri regolari per dar maggior spazio a quelli negoziali, si otterrebbe un guadagno di tempo; insomma più sostanza e meno forma perché il "WTO non deve diventare come una classica organizzazione delle Nazioni Unite".
Soddisfatto Pascal Lamy per il primo importante passo per realizzare il mandato negoziale di Doha, soddisfatti anche molti altri ambasciatori perché da subito c'è stata discussione plenaria e da subito si è tentato di mantener fede ad alcune promesse di attenzione verso i PVS.
A "spingere" l'avvio dei negoziati darà il suo contributo anche Bush in persona, come ha dichiarato annunciando la sua presenza alla Conferenza ONU su Finanza e Sviluppo, in programma il prossimo mese a Monterrey, in Messico.
Nel comunicato, Il Presidente USA, esprime il suo accordo per una "significativa e piena partecipazione" dei PVS ai negoziati. Alla Conferenza parteciperà il Direttore generale Mike Moore.
Nel frattempo continua ad essere agitato il contenzioso fra USA ed UE.
Innanzitutto pesa la recente condanna WTO che ha dichiarato illegali i sussidi all'esportazione praticati dagli USA a beneficio delle sue multinazionali; si tratta della causa con il più alto importo sanzionabile mai definita dal WTO e Robert Zoellick, Rappresentante USA per il Commercio Estero, ha avvisato i membri del Congresso Americano che entro la fine di Aprile l'Unione Europea potrebbe applicare azioni ritorsive e che perciò c'è poco tempo per mettere mano alla legge.
L'Amministrazione americana è piuttosto seccata anche per l'atteggiamento europeo sugli OGM. C'era speranza che al prossimo vertice europeo di marzo fosse eliminata la moratoria applicata nel 1998; ma così non sarà, Pascal Lamy ha dichiarato che i tempi non sono ancora maturi, bisognerà aspettare fine anno, anche perché il voto presidenziale francese blocca ogni tentativo di modifica e nessuna ricerca di mercato rivela la simpatia dei consumatori europei per gli OGM. I produttori satunitensi lamentano una perdita di 300 milioni di dollari solo per il mais (negli ultimi tre anni), mentre la tracciabilità e l'etichettatura sono, secondo Zoelleck, completamente "inattuabili".
Ma non è finita, la decisione dell'Unione Europea di sottoporre a tassazione indiretta i prodotti consegnati online ai consumatori acquistati e "scaricati" da siti extraeuropei (come software o musica) ha suscitato una immediata reazione negativa del Dipartimento del Tesoro Usa.
L'obbligo di prelevare l'imposta che partirrebbe dal primo luglio 2003, spetterebbe alle imprese non europee che vendono a consumatori europei così da metterle sullo stesso piano delle imprese comunitarie che sono costrette ad applicare l'Iva.
Secondo Kenneth Dam, Vice segretario del Tesoro, si tratterebbe di una iniziativa contraria agli sforzi in corso presso l'OCSE per definire un set di regole internazionali sulla tassazione del commercio elettronico e violerebbe la clausola di trattamento nazionale che impegna i Paesi aderenti al WTO. Oltretutto a Doha c'era stato l'impegno a non applicare tassazioni sul commercio elettronico sino alla prossima Conferenza Ministeriale.
Infine la Cina sta minacciando la sua prima causa WTO contro l'Europa per il blocco attuato sull'importazione di gamberetti, si tratterebbe di un barriera tecnica al commercio, secondo Cao Xumin, della Camera di Commercio Cinese, contraria alle regole WTO. Il ministero dell'agricoltura ha dichiarato che "Come nuovo membro del WTO, la Cina applicherà totalmente le regole di salvaguardia che la interessano e si riserva il diritto di regire su questo fronte".