I nuovi negoziati, nel frattempo, stanno muovendo i primi passi, sullo sfondo della bufera dei nuovi dazi sull'acciaio stabiliti dagli Stati Uniti, qualcuno si chiede, vista la mossa, che senso abbia iniziare un round che dovrebbe ulteriormente abbassare i dazi sui prodotti industriali, ma la mossa USA si inserisce in un'arena dove aldilà delle parole, ciascuno ha sempre cercato di liberalizzare i mercati altrui e di difendere i propri. Come riferito nello scorso notiziario, i gruppi tematici per le trattative erano in gran parte già esistenti, solo due sono stati creati ex-novo. Nei primi incontri sono stati abbozzati i calendari, stabilendo le giornate in cui i gruppi si riuniranno per fare quello che facevano sinora (lavorare sugli accordi di competenza) e le sessioni di negoziato, nel difficile intento di non sovrapporre queste ultime. Il 5 marzo si è riunito il Council for Trade-related Aspects of Intellectual Property Rights, incaricato di trovare una soluzione al problema lasciato inevaso dalla dichiarazione di Doha relativa a TRIPS e accesso ai medicinali; quello dei Paesi senza industrie farmaceutiche in grado di produrre farmaci sfruttando la possibilità di utilizzare la licenza obbligatoria (produrre in casa i medicinali necessari) per far fronte a situazioni di emergenza sanitaria. Durante l'incontro gli USA si sono ritrovati isolati rispetto agli altri Paesi.
L'UE ha proposto du possibili soluzioni: modificare l'articolo 31(f) o interpretare l'articolo 30 (eccezioni alla patentabilità), prevedendo in entrambi i casi delle misure di salvaguardia che garantiscano che i prodotti importati siano utilizzati nel Paese importatore e non ci siano triangolazioni con altri Paesi. Gli USA si sono opposti vigorosamente ad ogni emendamento del TRIPS sostenendo piuttosto una moratoria nelle cause verso Membri che esportano medicinali verso Paesi poveri mancanti di capacità produttiva.
L'11 marzo primo incontro ufficiale anche del gruppo sulle Regole, sotto la guida del Neozelandese Timothy Groser che ha proposto tre filoni di lavoro: sussidi, anti-dumping e accordi commerciali regionali. Uno dei temi caldi del gruppo è quello dei sussidi alla pesca, un punto che le associazioni ambientaliste considerano l'unico risultato positivo di Doha perché riducendo i sussidi si ridurrebbe l'eccessivo sfruttamento dei mari. Pertanto erano favorevoli alla proposta (non accettata) dell'Islanda che sosteneva di considerarlo come un punto a se stante e di non inglobarlo nel calderone generale dei sussidi. Brasile, India e Pakistan (il commercio supera i conflitti) hanno sottolineato l'importanze del tema implementation (applicazione degli accordi esistenti) per l'anti-dumping e i sussidi in generale. Il tema implementation rimane un discorso di cui tutti ne parlano ma di cui non si capisce chiaramente nè chi, ne dove ne cosa sarà negoziato. Le proposte sul tema sussidi dovranno essere presentate entro il 12 aprile.
Molto più in crisi il Comitato sul trattamento Speciale e Differenziato (S&D) in favore dei PVS. La prima sessione speciale del 5 marzo è servita solo a discutere se il gruppo debba considerarsi o no un forum di trattativa. Ricordiamo che la dichiarazione di Doha impegna il Comitato a presentare un rapporto al General Council con una serie di raccomandazioni per decisioni da prendersi entro luglio 2002. Raccomandazioni relative agli impegni S&D vincolanti e a quelli non vincolanti, alle modalità pratiche e legali per rendere vincolanti gli impegni (che non lo sono), il che sottintende l'analisi di tutte le indicazioni relative a questo trattamento preferenziale per i PVS e l'identificazione di quelle che i membri desiderano rendere effettive. Nel corso dell'incontro si è formato un fronte rappresentato dai PVS che sosteneva che le sessioni speciali erano sessioni di trattativa, contrapposto al Quad, il gruppo che unisce USA, UE, Canada e Giappone, che non concordava con questa tesi. La delegazione UE , secondo voci di corridoio, era in dificoltà per la mancanza di un mandato chiaro da parte dei paesi membri su questo punto.
Primo incontro (informale) il 1 marzo anche per il CTE Committee on Trade and Environment, per avviare il piano di lavoro per ottemperare al paragrafo 31 della dichiarazione di Doha che da mandato a negoziare sulla relazione fra regole WTO e MEAs (gli accordi multilaterali sull'ambiente), sulle procedure per lo scambio di informazioni fra WTO e segretariati MEAs e criteri per riconoscimento status osservatore e per la riduzione/eliminazione delle barriere tariffarie e non, nei servizi ambientali. Quest'ultimo punto è piuttosto trasversale, visto che riguarderebbe il settore dei servizi, oggetto di negoziato nell'ambito di revisione del GATS, ed il Comitato ha deciso che se ne occuperà il gruppo sulle regole di accesso al mercato.
Approposito dei negoziati GATS è da segnalare che l'Unione Europea sta lavorando per un'espansione della classificazione dei servizi ambientali, proprio quelli che a Doha si è deciso di liberalizzare, servizi che attualmente non contemplano la distribuzione dell'acqua, cosa che la UE sostiene, sulla scia delle pressioni di Vivendi e Suez Lyonnaises des Eaux. Gli USA invece premono per una revisione della classificazione dei servizi energetici (un residuo delle pressioni Enron ?). Si sta discutendo molto anche di movimento di persone, e c'è una maggior apertura anche da parte del Quad su una "GATS visa", una specie di permesso di soggiorno legata alla presenza commerciale all'estero garantita dal GATS. La differenza sostanziale fra PVS e paesi sviluppati è che questi ultimi parlano solo di personale ad alta qualificazione mentre i primi vogliono una apertura alle categorie meno "skillate".
Tutto questo alla vigilia della Conferenza ONU dedicata al tema dello Sviluppo e della finanza che si svolgerà in Messico a Monterrey, Conferenza che si annuncia come una cerimonia ufficiale per avviare la "Doha Development Agenda" come strumento principale per promuovere lo sviluppo dei PVS. La bozza del documento ufficiale della Conferenza sottolinea l'importanza del commercio internazionale come "motore per lo sviluppo", sottolinea l'importanza degli Investimenti diretti esteri e la necessità di accordi internazionali per promuovere e proteggere gli investimenti e "riafferma l'impegno alla liberalizzazione del commercio per assicurare che giochi il suo ruolo nel promuovere la crescita economica, l'occupazione e lo sviluppo per tutti". Il testo (paragrafi 26 - 38) contiene un sostegno incondizionato al nuovo ciclo di negoziati impegnando ONU, Banca Mondiale e Fondo Monetario a sostenerli. Infine è di ieri (14 marzo) la nota di Maria Livanos Cattaui, puntualissima prima di ogni incontro internazionale, per sottolineare l'importanza del ruolo privato nella finanza per lo sviluppo. A Monterrey sono stati invitati molti "corporate experts" (esperti di multinazionali), ha dichiarato la segretaria della Camera di Commercio Internazionale (forse la più rilevante lobby imprenditoriale del mondo), segno dell'importanza della partnership pubblico-privato. Secondo la Livanos, i governi devono creare un ambiente favorevole all'intervento privato, attraverso regole di buon governo, stabilità politica e un mercato senza discriminazioni, alle imprese spetta invece il rischio dell'investimento, sapendo però l'ambiente in cui vanno ad operare.
Non ci resta che sperare di poter andare a letto la sera, tranquilli che Mike Moore, James D Wolfensohn e tutti i governanti che saranno a Monterry, lavorino bene così da farci sentire felici ed orgogliosi di vivere su questo pianeta. Possibile ?