DOHARoundNews n. 4 (2 maggio 2002)

Sperando di fare cosa gradita, questa newsletter è composta da due mail distinte. In questa presentiamo un articolo sui documenti riservati dell'Unione Europea, pubblicati da una ONG Olandese. Nella mail successiva parleremo dei negoziati agricoli, del Sistema di risoluzione delle Controversie e di Organismi Geneticamente Modificati (in relazione all'accordo SPS). Buona lettura.

NEGOZIATO GATS: I DOCUMENTI RISERVATI RIVELATI DA CEO

Se non ci fossero ONG e gruppi organizzati, la vita in seno al WTO sarebbe certamente più noiosa; anche se, guardando al di là delle ossessive dichiarazioni pro-liberalizzazione di Mike Moore, Pascal Lamy, Robert Zoelleck e soci, il WTO non sta vivendo un periodo tranquillo, nonostante l'immagine rasserenante diffusa dopo Doha.

Ma la notizia da cui partiamo è quella del recente "scherzo" che Corporate Europe Observatory (CEO, una ONG olandese) ha fatto all'Unione Europea, pubblicando 29 documenti contenenti le richieste che intende rivolgere ad altrettanti Paesi, in sede di negoziato GATS. Si tratta del risultato della caccia in corso per scoprire cosa si apprestano a chiedere i 144 paesi membri del WTO, poiché è previsto che entro un paio di mesi (il 30 giugno per l'esattezza) siano presentate a Ginevra le richieste di apertura che ogni Paese intende presentare ai partner. Un migliaio di pagine, inviate dalla Commissione al Comitato 133 nel mese di marzo, con la raccomandazione di non rendere pubblico tale materiale, è così diventata accessibile a chiunque fosse curioso di leggersi elenchi un po criptici di categorie di servizi e modalità di fornitura. Le prime vivaci reazioni sono state ovviamente delle varie campagne che lavorano sul WTO e sul GATS, in particolare di quelle dei Paesi obiettivo dei documenti UE.

Council of the Canadians, ha messo in evidenza la richiesta di liberalizzazione della fornitura di acqua potabile e la richiesta di eliminare tutte le eccezioni che "difendono" la distribuzione di musica, libri, cd audio e video, giornali. Scott Sinclair, ricercatore del Centro Canadese per le Politche Alternative, ha dichiarato che "L'UE sta cercando di eliminare molte delle eccezioni canadesi inserite nel GATS: dal controllo su proprietà straniere di terreni, agli accordi sui benefici locali dei progetti energetici, al limite del 10% nella proprietà di banche Canadesi. E' importante capire che se accettate, queste richieste non solo eliminano politiche esistenti, ma evitano che qualsiasi entità governativa (federale, provinciale o locale) possa adottare simili opzioni in futuro." Il giorno dopo la pubblicazione, The Guardian, settimanale inglese, annunciava che: l'Unione Europea stava chiedendo una "full-scale privatisation" dei monopoli pubblici in tutto il mondo come prezzo per smantellare la sua politica agicola comune (PAC) nel nuovo round di negoziati". L'Washington Post del 26 aprile , titolava un suo articolo con: "l'Unione Europea chiede l'appalto per le Poste Statunitensi", aggiungendo che l'Europa vuole avere accesso al mercato americano dei servizi municipali di acqua potabile e di gestione dei rifiuti. L'articolo sosteneva che la lista delle richieste è nella sostanza molto vicina a quella definitiva. Ma cosa chiede l'UE a questi 29 Paesi ?

Se l'elenco dei macro settori già lo abbiamo già scritto sul precedente numero di questa newsletter, ecco qualche esempio più comprensibile a tutti:

Alla Malesia viene chiesto di:

· Rimuovere le regole che stabiliscono la necessità di un permesso governativo per l'acquisto di terreni "if the purpose is speculation and against state interests", cioè se la motivazione dell'acquisto è per fare speculazioni ed è contro gli interessi dello stato ! · l'eliminazione del vincolo di registrazione nel Paese, come fornitore di servizi contabili. · l'eliminazione del vincolo che obbliga ad acquistare quote di partecipazione in operatori pubblici abilitati, per poter operare nel settore telefonico. · l'apertura del mercato relativo al trattamento e alla depurazione di terreni ed aqua.

all' India · eliminazione del limite del 25% nella proprietà di compagnie telefoniche (telefonia mobile). · eliminazione delle restirzioni nel settore bancario · apertura del mercato dei servizi di manutenzione degli aerei

agli Stati Uniti · eliminazione restrizioni sull'acquisto da parte di società estere di terreni negli Stati: South Carolina, Oklahoma, Florida, Wyoming and Mississippi. · liberalizzazione del servizio postale · eliminazione vincolo che impegna il settore contabile ad essere fornito da cittadini americani nello Stato del North Carolina.

al Giappone · apertura alle società estere nella spedizione di pacchi postali · liberalizzazione nella distribuzione di riso, sale, bevande alcoliche, tabacco, e prodotti freschi nei supermercati · rimozione limiti a fornitori stranieri nel settore assicurativo · accesso completo ai porti Giapponesi · apertura del mercato nel settore energetico

alla Nuova Zelanda: - eliminare la necessità di una approvazione della "Overseas Investment Commission" per investimenti esteri superiori ai 10 milioni di dollari. - eliminare la necessità di una approvazione governativa per acquisti di terreni - eliminare il diritto di preferire compratori nazionali nella privatizzaizone di aziende pubbliche - fine della preferenza nazionale nel campo della ricerca (compreso il diritto a sussididi governativi) - eliminazione limite di proprità fissato al 49% per partecipazioni straniere nelle compagnie telefoniche. - fine della preferenza a fornitori nazionali di trasporti marittimi e ferroviari

La Commissione Europea non ha tardato a reagire, ed il 19 aprile ha fatto sapere che non esistono documenti segreti e che quelli pubblicati da CEO sono "inesatti" e frutto dei negoziati in corso da due anni, aggiungendo che per un certo periodo di tempo, tali documenti sono stati di pubblico dominio. Sarebbe interessante sapere quando, visto che la setacciatura dei siti dei vari ministeri competenti e del sito dell'Unione è ormai una attività quotidiana di tutti noi e che le richieste ai vari ministeri ricevono sempre desolanti risposte formali o frustranti silenzi. Certamente qualche imbarazzo ci deve essere stato, se non altro per il fatto che leggendo questi elenchi, viene da pensare a molte cose tranne che alla parola "development", con cui Pascal Lamy ha battezzato il Doha Round, dichiarandolo un ciclo di negoziati rivolto allo sviluppo dei Paesi meno sviluppati, anche se in effetti le sue dichiarazioni si sono sempre fermate alla parola sviluppo. Ma si sa, una cosa sono i discorsi, un'altra la realtà. Infatti i delegati a Ginevra hanno mostrato poca sorpresa per le richieste UE; alcuni delegati dei Paesi interessati dai documenti, hanno ringraziato per l'anticipo con cui hanno potuto avere la lista delle richieste, mentre alcuni delegati dei PVS hanno confessato che quanto pubblicato sarà loro utile quando l'UE presentarà loro le sue richieste, che dovranno essere molto meno ambiziose.

In un incontro con le ONG Olandesi, il ministro per il commercio estero ha difeso la segretezza dei documenti, ma a margine dell'incontro il rappresentante olandese all'interno del Comitato 133 ha rivelato che il tema della trasparenza sta generando una discussione fra la Commissione ed alcuni Stati membri, anche sulla "proprieta" di questi documenti e sul diritto di pubblicarli o no. Comunque sia, per cercare di ridurre i rischi, i prossimi documenti non saranno diffusi in formato elettronico. Sempre secondo la fonte olandese, pare anche che ai PVS non sarà richiesta l'apertura del mercato della fornitura di acqua potabile.

A margine di tutto questo, emerge il ruolo che organizzazioni, associazioni e gruppi di base si sono ritagliati in questi anni, portando al centro del ring (per usare il linguaggio dei round), un accordo, il GATS, che era rimasto inizialmente in ombra. Al punto che Luke Peterson (International Institute for Sustainable Development) in un articolo sul "Bridges" di marzo/aprile 2002 edito dall'ICTDS, si chiede se come effetto collaterale di questo lavoro, le mulrinazionali non stiano cercando altre strade per ottenere quanto desiderano. Quali strade ? Quelle delle miriadi di accordi bilaterali sugli investimenti, si parla di 2000 accordi, che offrono regole e tribunali spesso più efficaci del GATS.

Un esempio ? Il caso della privatizzazione del servizio di acqua potabile in Bolivia a Cochabamba.

un caso ampiamente utilizzato da tutte le campagne (anche noi ne avevamo parlato) per dire che se la Bolivia avesse inserito questo settore nei suoi elenco di impegni, allegato al GATS, non ci sarebbe stata possibilità di annullare la privatizzazione del servizio.

Ebbene, il 25 febbraio la società estromessa ha fatto causa alla repubblica della Bolivia per ottenere compensazione dell'investimento fallito. Dove ? Presso l'ICSID, il centro per la regolazione delle dispute sugli investimenti istituto che rientra della "famiglia" della Banca Mondiale. L'elenco delle cause pendenti all'ICSID è una lista di società private che chiedono compensazioni a governi nazionali, fra l'altro il 22 febbraio risulta sia stata presentata una causa della "nostra" Impregilo contro il Pakistan per un mancato progetto di costruzione.

Il problema è che oltre al GATS esistono tuti questi accordi bilaterali che sono più aggressivi, visto che prevedono la possibilità di cause dirette fra società e Stati e che si risolvono non attraverso la possibilità di misure commerciali ritorsive (dazi sulle importazioni) ma attraverso il versamento di somme monetarie (e sono perciò ancora più dannose per i PVS). Questi accordi sono poco conosciuti, visto che i politici si occupano di un sacco di cose tranne che di una economia che non riescono più a governare e che la società civile fatica enormemente a seguire, per mancanza di persone e risorse. Anche l'Italia ha un buon numero di questi accordi bilaterali, il cui testo consultabile sul sito del ministero degli esteri è molto illuminante su come siano "aggressivi" e sul fatto che le controversie siano spesso risolte da tribunali ad hoc, di cui non si viene a sapere nulla ed al cui confronto anche i Panel WTO fanno una bella figura.

La nostra aspirazione a un sistema multilaterale realmente tale, in cui ci sia la consapevolezza delle diversità del pianeta, (del mondo di mondi in cui viviamo per citare un nostro slogan), e che operi per far sì che siano rispettati i diritti di ogni essere umano, è basata su questo rischio.

NEGOZIATI AGRICOLI

Il 26 marzo scorso, la sessione negoziale del Comitato sull'Agricoltura, ha stabilito il calendario dei lavori e dei relativi argomenti in discussione nei prossimi mesi:

- 19-20 giugno: sussidi all'esportazione

- 2-4 settembre: (regole di) accesso al mercato

- 23-27 settembre: sostegni interni

Si tratta dei tre argomenti che costituiscono gli attuali pilastri dell'Accordo sull'Agricoltura (AoA); a fine novembre è prevista una sessione conclusiva di tutte le attività. Il lavoro che dovrà essere svolto è rilevante perché si tratterà di definire gli obiettivi dei negoziati in termini quantitativi, compresi i tagli su dazi e sussidi, tutto ciò dovrà essere stabilito entro il marzo 2003 per poter terminare i negoziati nei tempi stabiliti a Doha (fine 2004).

Sicuramente ci saranno molti incontri informali oltre a questi, l'agricoltura è da sempre uno dei temi caldi dei negoziati internazionali. L'obiettivo dei PVS è ambizioso, proprio perché su questo tema si giocano gli effetti positivi del nuovo round; ma non sarà facile modificare l'intelaiatura di un accordo negoziato da chi aveva problemi di sovrapproduzione agricola e cercava sul mercato mondiale uno sbocco. Oltretutto la classificazione dei sussidi è un argomento di grande contesa e su cui occorre molta competenza. Alle "scatole" esistenti (green, amber, blue) molti Paesi (riuniti dall'ottobre scorso nel gruppo "friends of the development box", guidato dal Pakistan), vogliono affiancarne un'altra in cui "sistemare" misure a favore degli agricoltori maggiormente in difficoltà. Probabilmente non è ancora ben chiaro cosa potrebbe essere questa "development box", nel senso che sono chiare le intenzioni, molto meno le modalità tecniche per realizzarle. Di certo si pensa ad un sistema che realizzi il trattamento speciale e differenziato che sinora il WTO ha interpretato come la concessione di più tempo per adeguarsi alle sue regole.

Detta in parole povere, si parla sempre di uno stesso "level playng field", ma nella realtà non esiste questo eden e trattare allo stesso modo realtà diverse aumenta le diseguaglianze. Le regole commerciali non solo dovrebbero fare distinzioni fra nazioni ma fra differenti gruppi sociali e magari fra differenti prodotti agricoli, esentando quelli che per un paese sono fondamentali per sfamare i suoi abitanti. Altro aspetto fondamentale che questa "scatola" vorrebbe realizzare è un legame fra la liberalizzazione nel Sud e la riduzione del dumping da parte del Nord.

SISTEMA DI REGOLAZIONE DELLE CONTROVERSIE

Anche se se ne parla poco e pure le campagne sul WTO, sembrano trascurarlo, sul piatto degli argomenti in fase di negoziato c'è anche il famoso "sistema giudiziario" interno all'organizzazione. L'ultima sessione negoziale si è svolta il 16 aprile e l'Unione Europea, per prima, ha presentato un documento con alcune proposte. Ricordiamo che la dichiarazione di Doha, al paragrafo 30, parla di negoziati volti a "migliorare e chiarire" il sistema attualmente in vigore. Il documento spezza una lancia in favore dell'accettazione di documenti da terze parti ( i cosiddetti amicus curiae briefs) nelle cause esaminate dai panel. Nel passato in almeno due occasioni questo è accaduto, l'ultima volta in occasione della causa sui pannelli contenenti amianto fra Canada e Francia. Ma si è trattato di eccezioni; la proposta europea mira a stabilire un sistema "regolare" per permettere che altre parti non coinvolte nella disputa, ONG comprese, possano inviare propri documenti ai panel incaricati di derimere la questione. La proposta non ha grandi possibilità di successo, vista l'ostruzione di molti PVS, India in testa che non intende tollerare l'intromissione di organizzazioni non governative. Fra gli altre proposte contenute nel documento si parla di passare ad un sistema di "panelist" a tempo pieno e di un incremento del loro numero. Ma più rilevante è il tentativo di far si che pittosto che a misure ritorsive, si vada perso misure compensative, in caso di mancato accordo fra le parti.

Le proposte non hanno avuto reazioni entusiaste, la sensazione è che non sarà facile portare rilevanti modifiche al sistema attuale, anche perché i negoziati dovranno terminare con maggiore anticipo rispetto ai negoziati del Doha round, per la precisione la proposta finale dovrà essere pronta entro il maggio 2003.

Con meno di un anno a disposizione, difficilmente ci saranno rivoluzioni.

SPS e OGM

Durante l'incontro del 19-21 aprile scorso, il Comitato SPS, che vigila sull'accordo relativo alle misure sanitarie e fitosanitarie, ha discusso ampiamente di OGM. Discussioni che già avevano occupato l'incontro del Comitato TBT (barriere tecniche al commercio), poiché il tema degli ogm e della loro etichettatura interessa entrambi i comitati.

Il problema sono l'UE e la Cina, o meglio, i loro regolamenti.

Stati Uniti e Canada hanno evidenziato la loro frustrazione per il perdurare del blocco Europeo, sostenendo che la Commissione Europea ha l'autorità e la responsabilità di convincere i paesi membri di sbloccare la situazione.

Va detto che Pascal Lamy, il 16 febbraio scorso, in visita in Indonesia aveva parlato di uno sblocco delle autorizzazione all'import di ogm per metà ottobre 2002.

La Cina, invece, ha pronto un regolamento sull'import di OGM che piace poco agli esportatori di questi prodotti. Temporaneamente tutto è però bloccato. Le critiche americane, canadesi, argentine ed australiane puntano sull'incompatibilità con le regole WTO. La Cina si difende, affermando che si tratta di regole poste alla difesa delle crescenti preoccupazioni dei suoi consumatori sulla sicurezza degli organismi geneticamente modificati.

Organismi du cui cresce inesorabile la produzione, visto che nel 2001 è stata superata per la prima volta la soglia dei 50 milioni di ettari coltivati con piantagioni transgeniche.

Le coltivazioni sono aumentate raggiungendo i 52,6 milioni di ettari con un aumento del 18,6% rispetto al 2000. Sono gli Stati Uniti a produrre la maggior parte degli organismi geneticamente modificati, il 68% del totale, seguiti dall'Argentina e dal Canada. E' la soia la coltura maggiormente modificata, il 63% del totale, mentre il cotone rappresenta il 13% dell'intera produzione transgenica. Ormai la metà della soia prodotta al mondo è transgenica. (fonte Adnkronos).