DOHARoundNews n. 5 (2 luglio 2002)

GATS: "Nessuna minaccia per i servizi pubblici"

Scaduto il termine per la presentazioni delle richieste, cosa succederà ora?

Questa sarebbe una domanda logica, se logico e regolare fosse il procedere dei negoziati a Ginevra.

La prima cosa da dire è che anche se il 30 giugno è passato e tale data era stata decisa a Doha come primo vincolo dei negoziati per il nuovo GATS (l'accordo relativo al commercio nel settore dei servizi), i Paesi avranno ancora del tempo per presentare le loro richieste, di cui continuiamo a non sapere nulla in via ufficiale.

Questo perché, come ha spiegato il Commissario europeo al commercio Pascal Lamy, i negoziati occupano tre fasi distinte: "un periodo di riflessione, uno per la trasparenza e uno, lontano dai riflettori, per i negoziati veri e propri"; ed attualmente siamo ancora in una fase di riflessione.

C'è da obiettare che la fase di trasparenza appare configurarsi al massimo come una breve parentesi informativa, senza possibilità di modifiche e soprattutto che i negoziati sul commercio internazionale, avendo incidenze profonde sulla vita quotidiana dovrebbero, (par di chiedere l'elemosina), meritare regole meno selvagge di contrattazione.

Preoccupano le crescenti dichiarazioni tese a tranquillizzare tutti, troppe e troppo spesso in contraddizione per lasciare tranquilli.

Un esempio su tutti.

Pochi giorni fa, il 28 giugno, il Direttore generale Mike Moore e l'Ambasciatore Alejandro Jara (Chile), Chairman della sessione speciale del Comitato sul Commercio nei Servizi, hanno riaffermato a chiare lettere che i servizi pubblici non sono minacciati.

Peccato che leggendo il comunicato stampa si scopre che Moore dica che "nei prossimi giorni i governi faranno le loro prime richieste di apertura dei mercati e che sarà possibile che alcuni governi chiedano ad altri di aprire servizi pubblici alla competizione straniera"; certo non è detto che otterranno tutto ciò che chiedono, si affretta ad aggiungere, perché "i Governi non possono essere fobbligati ad aprire i loro servizi pubblici".

Morale del comunicato? I servizi pubblici saranno oggetto di negoziato basta che i paesi lo vogliano, il WTO non pone limiti.

Riguardo alla polemica sui documenti riservati contenenti le richieste UE a 29 Paesi, la richiesta di maggior trasparenza diffusa da ONG e gruppi europei ha prodotto l'effetto di una maggior segretezza nella seconda tranche di documenti che l'UE ha diffuso ai 15 paesi membri.

Sappiamo che i documenti con le richieste ai PVS sono già tornati a Bruxelles; l'unico particolare trapelato, sempre per vie traverse, è una aggiunta alle richieste (UE) agli USA, fatta dal governo tedesco, pensate un po su quale tema ? Sull'istruzione.

E' vero che si parla di istruzione superiore e "privata", ma si tratta comunque di un settore che Pascal Lamy, il 14 maggio, nel già citato discorso davanti al parlamento Europeo, aveva negato essere presente nelle richieste dell'Unione ("Neither health nor education figure on this list").

Dai contatti con altre campagne europee, pare che il tema della richiesta dell'apertura del mercato dell'acqua potabile, abbia sollevato qualche malumore in alcuni governi; Inghilterra, Belgio ed Olanda non paiono entusiasti della proposta, ma la Francia tira il carro.

Approposito di Francia e di acqua, la Suez ha diramato un comunicato stampa in cui lamenta gli effetti della crisi argentina sui suoi conti. Come si sa, dall'inizio dell'anno il governo argentino ha sospeso la parità fra peso e dollaro ed ha bloccato i prezzi di prodotti e servizi essenziali.

La Suez fa sapere di aver avviato colloqui col governo Argentino per ottenere delle compensazioni per le perdite subito, appellandosi all'accordo bilaterale fra il paese latino americano e la Francia; accordo che impegna il governo Argentino ad intervenire in aiuto di investitori francesi ostacolati da decisioni governative.

Se entro sei mesi non ci saranno risultati positivi, afferma la nota della Suez, la società si rivolgerà all'International Center for Settlement of Investment Disputes (ICSID), il sistema di arbitrariato internazionale sostenuto dalla Banca Mondiale, ci cui già avevamo fatto cenno nell'ultimo numero del notiziario.

Gérard Mestrallet, Chairman ed Amministratore delegato della società, ha concluso che "(la) SUEZ è intenzionata a mantenere il servizio agli 11 milioni di Argentini serviti e si aspetta che i suoi sforzi siano sostenuti dalle istituzioni finanziarie multilaterali. La SUEZ è determinata a far valere i suoi diritti contrattuali".

Tutto ciò conferma che gli investimenti esteri faranno pure bene, ma a qualcuno di più e alla maggioranza di meno; che nei servizi essenziali il privato ama accollarsi i profitti ma non le perdite.

Sul tema è da segnalare che gli USA hanno fatto sapere di avere poche ambizioni per un accordo in seno WTO, contrariamente all'Europa.

Il 12 giugno, Joseph S. Papovich (Dipartimento USA al Commercio), parlando ad un gruppo di imprenditori a Washington, ha detto che gli Stati Uniti vogliono una lista di punti molto limitata come obiettivo dei prossimi negoziati per un accordo sugli investimenti.

Papovich ha detto quello che la Suez ha ben capito, che "difficilmente i negoziati WTO otterrano lo stesso livello di protezione (degli investitori) che attualmente è definito negli accordi bilaterali negoziati dagli Stati Uniti" (International Trade Reporter, Volume 19, Number 25, Thursday, June 20, 2002).

Come sempre è stato, il WTO è uno strumento, un canale che l'Amministrazione Americana utilizza a seconda della convenienza, nell'ambito della sua politica unilaterale.

Per questo ha potuto approvare la recente Farm Bill, la legge che prevede nuovi ricchi sostegni alla sua agricoltura, incurante del fatto che a Ginevra si stia trattando la loro riduzione nell'ambito dei negoziati agricoli, causando reazioni stizzite da parte dei PVS a cui basterebbe un buon risultato in questo settore per gioire del Doha Round.

A dar loro speranza c'è il successore di Mike Moore, il tailandese Supachai Panitchpakdi, che da tempo si è messo in evidenza con dichiarazioni molto critiche verso USA ed UE e che a settembre diventerà Direttore Generale.

L'8 giugno, in un incontro a Londra organizzato dall'World Development Movement, ha pronunciato un discorso in cui ha precisato che è urgente che "i Paesi, soprattutto i paesi più avanzati, comprendano che lo sviluppo non è un problema semantico, ma una discussione di sostanza".

"sono necessari dei sacrifici", ha continuato, "forse è ai PVS che sono stati chiesti sacrifici a Doha, spero che alla prossima conferenza , potremo vedere dei sacrifici provenire dai paesi avanzati".

Panitchpakdi ha detto anche che desidera limitare il potere delle lobby attraverso un codice di condotta per le imprese multinazionali, un progetto, ha dichiarato, che "non è sostenuto da molti Paesi, particolrmente da quelli avanzati".

Davverò farà diventare la WTO, il nuovo paladino dei Paesi del Sud? O si allineerà ai maggiori azionisti, sapendo che potrebbero facilmente mandare all'aria il Doha Round e l'intera organizzazione se non ne vedessero utili ritorni?

E' presto per dirlo, per ora, tornando al tema dei GATS, il menù Ginevrino propone dal 15 al 25 luglio, una lunga sessione speciale per permettere alle varie delegazioni di scambiarsi i "compitini".

Gli USA, è notizia di ieri, hanno anticipato che le loro mire sono rivolte al settore delle telecomunicazioni, della sicurezza, dell'elaborazione dati, della finanza, dei corrieri espressi, del software, dei servizi ambientali, di quelli audiovisivi e pubblicitari e delle perforazioni petrolifere (il controllo della risorsa petrolio, si sa, è da sempre il primo obiettivo americano).

L'amministrazione Bush è convinta che l'eliminazione delle barriere creerà più di mille miliardi di dollari ogni anno, 450 miliardi appannaggio delle imprese stelle e strisce.

"Questo è certamente (il settore) in cui la nostra economia è forte", sostengono al dipartimento per il Commercio, "Pensiamo che la liberalizzazione dei servizi sia buona per noi e molto buona per i paesi in via di sviluppo". (July 1, 2002 U.S. to Push Service-Sector Trade In a Sweeping Liberalization Plan By MICHAEL M. PHILLIPS Staff Reporter of THE WALL STREET JOURNAL)