DOHARoundNews n. 6 (12 luglio 2002)

GATS: E' tempo di richieste! (le offerte fra nove mesi)  

A sei mesi dall'avvio ufficiale del nono round di negoziati multilaterali, si comincia ad entrare nel vivo. Ovviamente nel settore dei servizi per almeno due motivi: perché sono già due anni che si sta lavorando al rinnovo del GATS e (soprattutto) perché si tratta del settore dell'economia che interessa maggiormente i Paesi Avanzati.

La più tradizionale forma di negoziato nel GATT prima e nel WTO ora, prevede che i Paesi si scambino i rispettivi obiettivi negoziali (le richieste) con le concessioni che sono disposti a dare (le offerte). Come ampiamente detto nei precedenti notiziari, il calendario stabilito a Doha prevede in questi giorni la consegna delle "richieste".

Dopo i silenzi e qualche polemica in Europa sul tema della trasparenza, le acque paiono in movimento.

Lentamente iniziano a circolare gli elenchi con gli impegni richiesti, anche se non è facile quantificare quanti Paesi abbiano già consegnato ai partner le loro richieste, la diplomazia è molto riservata poiché si tratta di settori sensibili che saranno oggetto di negoziati bilaterali.

Per ora, USA, Giappone, Corea del Sud, Canada ed Australia sono i soli Paesi che hanno ufficialmente dichiarato di averlo fatto, altri lo stanno facendo o lo faranno dal 15 al 25 luglio, nella sessione speciale del Consiglio GATS in programma a Ginevra. Fra questi l'Unione Europea, il Brasile, Hong-Kong.

Anche Nuova Zelanda, Polonia, Norvegia, Svizzera, Taiwan e Cina paiono essersi mossi e soprattutto l'attività cinese è vista con soddisfazione a Ginevra.

L'Unione Europea

Iniziamo da casa nostra, cioè dall'Unione Europea.

Bruxelles ha preparato 109 liste di richieste per altrettanti Paesi membri del WTO.

"[queste richieste] Non cercano di smantellare servizi pubblici, nè di privatizzare imprese statali", spiegano i funzionari UE, sotto la pressione della campagna europea anti-GATS. Nessuna richiesta è stata fatta relativamente ai servizi sanitari e solo una (come preannunciato nell'ultimo notiziario) riguardo all'istruzione, indirizzata agli Stati Uniti.

La richiesta per la liberalizzazione dei servizi ambientali è invece contenuta in tutte le liste e perciò è rivolta anche ai PVS, nonostante alcuni funzionari avessero nei giorni scorsi dichiarato il contrario; ma la nota di Bruxelles precisa subito che "non toccano il tema dell'accesso alle risorse idriche".

Per l'UE il settore dei servizi è fondamentale poiché i 15 Paesi membri costituiscono il maggior esportatore mondiale (26%) ed il settore copre due terzi del PIL, occupando 67 milioni di persone.

In un incontro con la società civile (il 2 giugno a Bruxelles), Machado, della Direzione del Commercio, ha spiegato che le richieste saranno consegnate ai rappresentanti dislocati a Ginevra ma non al segretariato WTO poiché si tratta di un processo bilaterale, in pratica si sta avviando un canale parallelo ai negoziati multilaterali sulle regole del GATS.

Niente da stupirsi poiché questa metodologia è codificata all'interno dell'Accordo, nell'articolo XIX (1).

Machado, ha spiegato che l'UE non ha preparato richieste per i paesi europei che sono in fase di adesione all'UE e per quelli dell'European Economic Area (Norvegia, Islanda e Liechtenstein) ed ha difeso, di fronte alle domande di "Amici della Terra", la richiesta di apertura dei servizi di fornitura di acqua potabile, fatta indistintamente a tutti i Paesi.

Secondo Machado, i PVS sono coloro che hanno maggior bisogno di investimenti esteri e la richiesta UE è in linea con Jhoannesburg (sede del prossimo incontro Rio-10) perché renderà possibile arrivare all'obiettivo di garantire l'accesso all'acqua entro il 2015. Insomma commercio e investimenti come miglior forma di aiuto.

Sempre durante il meeting, l'ESF (European Services Forum, lobby delle imprese europee di servizi) oltre a congraturarsi per le 109 richieste (cfr comunicato stampa), si è lamentata per il limite a tre/quattro settori che l'UE ha dichiarato di aver fatto ai PVS ed ha caldeggiato un impegno per un accordo complessivo sugli investimenti perché se è vero che il GATS copre parte del problema, si occupa solo di accesso al mercato e non di protezione dell'investitore, inoltre dato che le imprese oggi forniscono sia prodotti che servizi, la "coperta GATS" risulta troppo corta.

Durante l'incontro è anche emersa una interessante dichiarazione sugli appalti governativi, il settore della spesa pubblica, Machado ha affermato che l'UE mira a una maggior trasparenza nelle procedure e questo si sapeva, ma anche a regole che garantiscano un maggior accesso al mercato e questa è una novità.

USA

Gli USA, dal canto loro, hanno presentato richieste a 127 paesi (considerando i 15 paesi UE come uno). Quanti ne hanno ricevuti ? Ovviamente non si sa, trapela però che molte sono relative ad uno spinoso problema statunitense: l'applicazione a livello federale degli impegni di accesso al mercato.

Come ha dichiarato un diplomatico latino americano: "sulla carta sembra tutto meraviglioso, ma quando si inizia a chiedere una licenza in un settore come i servizi professionali o nel settore bancario o assicurativo in uno Stato federale, è tutta un'altra storia".

Tornando alle richieste rivolte agli altri Paesi, gli USA chiedono nuove regole di liberalizzazione dei mercati in tutti i 12 settori, o meglio, macrosettori, della classificazione adottata dal GATS. Inoltre sono presenti richieste trasversali relative all'eliminazione di prerequisiti, controlli e procedure di approvazione per gli investimenti esteri e ad un aumento delle possibilità di accesso temporaneo per personale professionale. (Riassunto richieste USA: http://www.ustr.gov/sectors/services/2002-07-01-proposal-execsumm.PDF)

Canada

Il Governo canadese ha fatto sapere di aver pronte le richieste per una quarantina di Paesi.

Nel mirino ci sono dodici settori, inclusi telecomunicazioni ed estrazioni petrolifere e gas, corrieri, servizi ambientali e costruzioni, servizi professionali ed elaborazione dati. Per il governo di Ottawa il settore dei servizi rappresenta il 12% dell'export, un po poco rispetto al fatto che per l'economia Canadese il settore rappresenti il 75%.

L'Australia ha presentato richieste a 33 Paesi su 17 settori (contabilità, architettura, ingegneria, servizi legali, minerari, informatici, costruzioni, distribuzione, istruzione, servizi ambientali, trasporti marittimi, petroliferi, logistici, trasporti aerei, telecomunicazioni e servizi sportivi.

Come USA ed UE, le richieste trasversali sono relative a far sì che le imprese australiane non abbiano limiti nella partecipazione azionaria di imprese straniere, possano investire col minor numero possibile di vincoli e che da parte dei governi ci sia massima trasparenza nell'attività legislativa/regolamentativa del settore.

Asia

Si sa che la Corea del Sud a presentato richieste a 36 Paesi, mentre Hong Kong a 15.

Il ministro indiano al Commercio, Murasoli Maran, ha dichiarato, il 2 luglio, che L'India ha presentato richieste per facilitare il movimento di professionisti, (nel gergo tecnico si tratta della quarta modalità di fornitura di un servizio) e per liberalizzare i servizi medici e dentistici.

Chi manca all'appello ?

Mancano all'appello i Paesi dell'America Latina e dell'Africa.

Strano, non stiamo attraversando un Development Round ? Un ciclo di negoziati per lo sviluppo ? Non è stato creato un Trust Fund di 18 milioni di dollari che Mike Moore considera come soluzione dei problemi di incapacità tecnica e negoziale dei Pesi meno avanzati ?

Beh, siamo alle solite, ci sono i rule taker e i rule maker.

Ma tranquilli , da Kananaskis il G8 ha sottoscritto un "firm commitment to assisting Africa".

Un anno dopo Genova si può provare a sorridere, con amarezza.