DOHARoundNews n. 7 (2 agosto 2002)

"Our greatest motivation is the people we serve" - Mike Moore, 31 luglio 2002

Addio Mike, anzi, ... arrivederci.

Il 31 di luglio, circondato dai rappresentanti dei Paesi membri del WTO che costituiscono il General Council, Mike Moore ha pronunciato il suo saluto di addio da rue de Lausanne. Sono infatti già passati tre anni da quel 1 settembre 1999, quando l'ex primo ministro neozelandese giunse a Ginevra per occupare la sedia lasciata libera dal "nostro" Renato Ruggiero. La sua designazione non era stata semplice, anzi era stata così difficoltosa che per evitare una rottura, non era stato eletto un solo Direttore Generale, ma ben due: Mike Moore e Supacha Panitchpakdi, stabilendo per ciascuno la durata della carica in tre anni, rispetto ai cinque stabiliti dal regolamento del WTO.

Mike Moore è nato a a Whakatane, in Nuova Zelanda, nel 1949, e vanta un passato di rappresentante sindacale; venne eletto parlamentare nel 1972 nelle file del partito laburista, divenendo il membro più giovane del Parlamento neozelandese, nominato Ministro del Commercio Estero e del Marketing dal 1984 al 1990, partecipò all'avvio dell'Uruguay Round.

Il primo impatto col WTO non è stato certo facile per lui, dovendo subito affrontare una Conferenza ministeriale, quella di Seattle, in un momento molto critico per l'organizzazione di Ginevra, reduce da cinque anni di successi ma impantanata da crescenti problemi di intesa fra i suoi membri.

Il fallimento del vertice lo ha "obbligato" a concentrare i suoi sforzi nel tentativo di recuperare confidenza fra i paesi membri, in modo da avviare il fatidico nono round della storia GATT/WTO. Moore ha viaggiato da un capo all'altro del pianeta per incontrare ministri e capi di governo, come un commesso viaggiatore impegnato ad illustrare i benefici del suo prodotto; prodotto venduto con successo a Doha, non senza la spinta dell'attacco terroristico dell'11 settembre, visto che a tre mesi da Doha, Peter Sutherland, storica guida del GATT durante l'Uruguay Round, paventava il rischio concreto di un nuovo pericoloso fallimento per la giovane creatura nata a Marrakesch nel '94.

Mike Moore nel suo discorso finale è stato particolarmente brillante e spiritoso. Ha annunciato l'immancabile uscita del suo nuovo libro, "presto diponibile nelle migliori librerie", in cui svelerà "le cose che sono accadute" ed il modo in cui sono successe.

Facendo il bilancio dei tre anni, dopo aver descritto la situazione dopo Seattle, ha rivendicato l'importanza dei negoziati avviati a Doha, negoziati che "aprono una enorme possibilità di migliorare la condizione della gente di tutto il mondo". "Possiamo essere orgogliosi", ha aggiunto, di quello che è stato fatto a Doha e dopo Doha, rammentando l'aumento del budget WTO a 30 milioni di franchi svizzeri e la creazione del Doha Trust Fund che servirà per fare assistenza tecnica ai Paesi in Via di sviluppo in modo che possano "partecipare" ai negoziati che termineranno fra meno due anni e mezzo (Moore ha ricordato che il round non è iniziato a Doha, ma all'inizio del 2000, visto che su agricoltura e servizi si tratta da allora).

Alla Conferenza di Cancun, in Messico, mancano 13 mesi, perciò non c'è tempo da perdere, ha ricordato, facendo cenno che più di metà della popolazione di questo mondo vive ancora con meno di 2 dollari al giorno e che "una positiva conclusione del round potrà aiutare miliardi (proprio miliardi ndr) di persone ad uscire dalla loro condizione di povertà". Questa agenda, (quella di Doha ndr) è per loro. La nostra più grande motivazione è quella di essere al servizio della gente".

Secondario ricordare che sul tema dei servizi (confronta precedenti numeri di DOHARoundNews), punta avanzata del nuvo round, la fase della presentazione delle richieste ha visto proprio la quasi totale assenza dei Paesi meno sviluppati, (ma dimenticavamo che la richiesta UE di apertura del servizio di distribuzione dell'acqua potabile è in linea con Rio+10 e a favore loro); che sul tema "implementation" si naviga ancora nel vago, così come sull'argomento "trattamento speciale e differenziato". In agricoltura non si sa bene che fare, visto che gli USA hanno varato norme che vanno nella direzione opposta agli obiettivi del negoziato e la Francia si chiede perché l'UE debba impegnarsi a ridurre i propri sussidi stando così le cose. Invece sul tema degli investimenti, tanto avversato dai PVS, si segnalano proprio in luglio i primi passi avanti.

Ma qualcosa è cambiato a Ginevra in questi tre anni. Secondo Moore, il WTO ha modificato il suo modo di operare avvicinandosi alle esigenze di tutti i suoi paesi membri, soprattuto di quelli in via di sviluppo, è divenuto più trasparente ed è cresciuta la collaborazione con le altre agenzie delle Nazioni Unite e con le altre istituzioni internazionali. Infatti il WTO ha partecipato alla Conferenza di Monterrey su Finanza per lo sviluppo, ottenendo plenaria benedizione al suo nuovo round, al summit del G8 e ad altri incontri regionali. Opportuno però ricordare che in fatto di reciprocità il WTO ha qualche carenza visto che la lista degli organismi che chiedono di essere accettati come osservatori in seno ad essa è piuttosto lunga e comprende, fra gli altri, l'UNEP (il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente) ed il segretariato della Convenzione ONU sulla Biodiversità (CBD Convention on Biological Diversity). Strano che il Consiglio TRIPS, incaricato di esaminare la relazione fra questo accordo (il TRIPS) e questa Convenzione (Paragrafo 19 della Dichiarazione Finale) non abbia ancora trovato un accordo, dopo due anni dalla prima discussione, per accogliere il segretariato CBD come osservatore.

Moore ha concluso il suo messaggio di commiato con parole particolarmente toccanti: "Continuerò a servire la gente, non posso pensare ad una vocazione più grande. Potrei anche unirmi a una organizzazione non governativa in marcia con altri protestanti verso i cancelli di questa istituzione. Ma mi riconoscereste immediatamente. Il mio cartello riporterà la scritta:"Giustizia subito, Portate a termine questo Round !"

Caro Mike,

forse quei miliardi di persone che vorresti aiutare col tuo Round, non hanno bisogno della tua ricetta, ne hanno una loro. Bisognerebbe riconoscere la loro dignità. Si potrebbe iniziare col concedere loro di fare ciò che i Paesi ricchi hanno potuto fare per arrivare dove sono arrivati. Si potrebbero liberare da quella schiavitù e da quello sfruttamento che il WTO e le istituzioni di Bretton Woods, guidate da chi ha il potere economico e militare di questo pianeta, contribuiscono a mantenere. Si potrebbe iniziare a capire che "l'abuso di spazio ambientale toglie risorse alla maggioranza marginalizzata del mondo" e che "l'equità richiede la riduzione dell'impronta ecologica delle classi consumatrici del Nord e del Sud", che mirare ossessivamente all'aumento del commercio e all'aumento del consumo è suicidio collettivo.

Ma è un discorso per Johannesburg, sempre che i nostri governi, trovino il senno per farlo.

Ci auguriamo che il nuovo Direttore Generale, il tailandese Supachai Panitchpakdi, oltre a farci sorgere il problema di come pronunciare il suo nome, ci porti gesti concreti di rinnovamento dopo le innovative e beneauguranti dichiarazioni di questi ultimi mesi.

Dal 1 settembre sarà lui il numero uno di via de Lausanne. Auguri.