Mentre il parlamento italiano era impegnato sulla nuova legge che il governo Berlusconi ritiene prioritaria per il bene del Paese, oltreoceano Camera e Senato statunitensi sono stati impegnati in una maratona per approvare la legge che conferisce al presidente pieni poteri in materia di commercio internazionale.
La nuova legge ha superato il difficile scoglio rappresentato dalla Camera nella notte di sabato 27 luglio per essere approvata al senato il 1 agosto.
La campagna di Bush per l'approvazione della fast-track era partita nell'estate scorsa, ma si era subito arenata il 27 luglio 2001; il New York Times del 31 luglio, riportando l'annuncio di Dick Armey, il rappresentante dei repubblicani del Texas: «non abbiamo abbastanza voti dei democratici», aveva sottolineato le difficoltà nel convincere i parlamentari di molti Stati, particolaremente sensibili sui temi del Commercio estero. Si tratta infatti di un tema "globale" profondamente legato alla dimensione "locale".
Tutti i presidenti americani, da Gerald Ford in poi, avevano chiesto ed ottenuto questa legge; solo Bill Clinton non era riuscito ad ottenere quello che Bush, nel suo discorso del 7 maggio 2001, aveva definito «uno strumento necessario» ("one tool I must have").
In effetti, senza "trade promotion authority" (TPA), questo il nuovo nome con cui era stata ribatezzata la legge, la posizione di Robert Zoelleck, appariva debole sui tavoli dei negoziati internazionali perché il Congresso si riservava il diritto di poter emendare una qualsiasi parte di un accordo commerciale. Con la TPA invece, potrà solo approvarlo o respingerlo in toto.
L'approvazione della legge è stata salutata con favore da Pascal Lamy, commissario europeo al commercio: "la decisione di oggi rimuove un importante ostacolo all'agenda per lo sviluppo di Doha. Ora dobbiamo fare buon uso di questo risultato per dare nuovo slancio ai negoziati".
Commenti entusiasti da parte dei rappresentanti del governo americano:
"This is a historic and great day for America," ha dichiarato il Segretario al Commercio Donald Evans, mentre il presidente del Commissione Finanze, il senatore Max Baucus, ha affermato che "possiamo mostrare al mondo che l'America sarà la guida nella costruzione di un nuovo consenso nel commercio internazionale".
Coro di commenti positivi anche nel mondo imprenditoriale, Steve Ballmer, chief executive di Microsoft Corp., ha commentato così il voto: " la Trade promotion authority fornisce agli Stati Uniti lo strumento necessario per concludere gli accordi commerciali che assicureranno la crescita mondiale e la sicurezza nel 21o secolo".
Nel comunicato stampa di Robert Zoellick, il negoziatore USA in materia di commercio internazionale, si elenca che la TPA permetterà il completamento dei "free trade agreement" col Cile e Singapore, il rinnovo delle politiche di facilitazione commerciale verso la Bolivia, l'Equador, il Perù e la Colombia.
Sarà rapidamente modificata la African Growth and Opportunity Act, (volgarmente conosciuta come NAFTA for Africa); sarà rinnovato il sistema generalizzato di preferenze verso i Paesi dei Caraibi e più di 100' PVS aiutandoli ad entare nella global economy; saranno avviati i negoziati per accordi commerciali di liberalizzazione col Centro America e col Marocco e magari con Australia e Sud Africa; sarà completato l'accordo per l'area di libero scambio delle Americhe e gli USA potranno procedere con "ability and credibility" nei negoziati multilaterali in corso a Ginevra (Doha Round).
La conclusione del comunicato è in perfetto stile americano:"Come il Presidente ha chiaramente spresso, questo voto per la TPA è una vittoria per il popolo americano, per la nostra economia e per il mondo".
Ma dietro questo fiume di retorica, c'è qualche riflessione da fare.
Il voto favorevole della Camera è giunto per soli tre voti (215 a 212) e soprattutto con una procedura non proprio esemplare. Non per nulla Lory Wallach, direttore di Publich Citizen, ha parlato di "Midsummer Night's Massacre", massacro di una notte di mezza estate, visto che il voto si è svolto alle 3 e mezza di notte, dopo che il testo della legge, ben 304 pagine, era stato reso disponibile ai parlamentari solo nel tardo pomeriggio (alle 19).
Insomma poche ore per determinare il futuro della politica commerciale americana dei prossimi cinque anni. Se a questo si aggiunge che le cronache riportano che per convincere i parlamentari a votare la legge, Bush in persona è sceso a Capitol Hill, si comprende che la vittoria è stata veramente di misura.
Ben 27 repubblicani hanno votato contro e solo 25 democratici a favore.
"Zoellick sa che se farà troppe concessioni (nei prossimi negoziati ndr) non otterrà il voto favorevole quando tornerà a casa", ha commentato Gary Hufbauer, ricercatore dell'Institute for International Economics.
Insomma Bush ha ottenuto l'agognata fuoriserie per correre sulle varie piste negoziali della liberalizzazione del commercio internazionale, ma sul cruscotto c'è una bella foto del Congresso Americano con la scritta "non correre: pensa a noi".