DOHARoundNews n. 19 (4 febbaio 2003) - Un anno molto impegnativo

Sarà una anno molto impegnativo, di questo ne sono tutti convinti a Ginevra, soprattutto lo sarà la prima metà del 2003.

Tant'è che non ci sarà la consueta chiusura di agosto per la sede di Rue de Lausanne, tutti i dipendenti sono già stati informati che dovranno ritardare le vacanze.

Naturalmente l'obiettivo è Cancun, dove all'inizio di settembre, Pascal Lamy e soci sperano di bissare il "successo" di Doha, anzi, di risolvere le imperfezioni dell'accordo del novembre 2001, accordo che diede il via all'attuale ciclo di negoziati.

La strada non è comunque semplice e lo sa bene lo stesso direttore generale, Supachai Panitchpakdi, che ha richiamato all'ordine tutti i paesi membri ricordando che per costruire il "successo" di Cancun occorre rispettare le scadenze negoziali di questi primi mesi, altrimenti il rischio è di una "Seattle 2", come ha paventato Sergio Marchi, ambasciatore canadese ed attuale guida del Consiglio generale del WTO.

Il 31 marzo inizieranno gli scambi delle "offerte" nell'ambito del negoziato per il rinnovo dell'accordo sui servizi (GATS); sempre in marzo dovrebbero essere stabilite le guidelines per fase centrale delle trattative per il nuovo accordo sui prodotti agricoli, accordo di cui ancora non si vede all'orizzonte alcun embrione condiviso.

L'UE a fine anno, aveva finalmente presentato una sua proposta, ma si trattava di un documento non ancora approvato da tutti gli Stati membri. Il 27 gennaio c'è stata la consegna ufficiale a Ginevra, ma alcuni Paesi, fra cui anche il nostro, capitanati dalla Francia, hanno rilasciato dichiarazioni fortemente critiche che indeboliscono la proposta della Commissione Europea.

Sono moltissime le difficoltà su questo tavolo. Inannzitutto c'è proprio l'UE, da cui tutti i Paesi, soprattutto quelli in via di sviluppo, attendono ad una drastica riduzione dei sussidi all'esportazione, in modo da mettere la parola fine sul tema dumping che tanto danneggia i poveri del pianeta. Poi ci sono gli USA che predicano bene ma razzolano male e non si capisce che peso dare alla loro proposta visto che nei prossimi dieci anni erogheranno 180 miliardi di dollari di sussidi ai loro agricoltori. Fra i due big va considerato anche il problema degli organismi geneticamente modificati, gli USA paiono fortemente attratti dall'idea di aprire una causa legale contro l'UE per la sua prolungata moratoria all'importazione di OGM, ma l'UE minaccia l'inizio di una guerra senza fine, invitando il partner stelle a strisce ad avere pazienza. I PVS dal canto loro, sognano una green box con cui escludere dai tranelli dell'AoA le derrate alimentari essenziali per la loro sopravvivenza dei loro popoli.

Ad intrecciarsi con questi negoziati e con quelli sui servizi ci sono quelli relativi ai prodotti industriali, che l'UE per prima considera indissolubilmente legati ai prodotti agricoli.

Ma oltre a queste deadline, ci sono altri punti di contenzioso che se non saranno risolti potrebbero influire molto negativamente su Cancun. Parliamo innanzitutto della situazione di stallo relativa al tema accesso ai farmaci. Il 28 gennaio si è svolto il primo incontro informale del 2003 del Consiglio TRIPS, dopo le maratone svoltesi nel dicembre scorso nel tentativo di rispettare la promessa fatta a Doha: risolvere entro il 2002 il problema dei Paesi poveri, impossibilitati a sfruttare il meccanismo della licenza obbligatoria non essendo dotati di una industria farmaceutica in grado di produrre farmaci generici.

Nel novembre 2001 la dichiarazione su TRIPS e salute pubblica fu salutata da un coro di dichiarazioni di soddisfazione e tutti riconobbero alla delegazione USA, guidata da Robert Zoellick, di essersi riscattata dal fallimento di Seattle, "cedendo" sul tema trips/medicinali essenziali.

Passato un anno, la realtà è quella ampiamente descritta negli ultimi due DohaRoundNews del 2002, cioè il ritorno delle redini dei negoziati nelle mani delle imprese farmaceutiche, ostinate a mantenere l'apartheid planetario fra chi può permettersi costosi medicinali e chi no.

Certamente un mancato accordo su questo punto costituirà un serio ostacolo per il Doha Round e ne è consapevole l'Unione Europea che per prima, nel nuovo anno, ha presentato una nuova proposta che prevede che la soluzione al problema sia allargata ad un elenco di 22 malattie, piuttosto che alle tre accettate sinora dagli USA.

Ma veniamo al GATS per un aggiornamento sugli ultimi sviluppi.

Innanzitutto in casa Ue i tempi si stanno allungando. Lamy sperava di avere già in mano le proposte di tutti i paesi membri il 15 gennaio, ma alla data attuale (4 febbraio 2003) ancora mancano alcuni dettagli. Il rischio è che la "finestra" che sarà concessa ai gioverni nazionali per valutare la proposta complessiva dell'UE, frutto dell'armonizzazione delle proposte dei vari governi, si riduca sempre più, già ora si parla di non più di tre setttimane di tempo. Inoltre l'attuale indeterminatezza esclude quasi con sicurezza la possibilità di una discussione parlamentare delle "offerte" UE nei 15 Paesi dell'Unione. Ancora una volta si rischia che a decidere se le poste o gli acquedotti europei saranno "open" sia il Comitato 133, un comitato puramente tecnico.

Ad ogni modo l'ultima voce che circola nei corridoi di Brixelles è che la bozza delle offerte UE sarà completata ed inviata ai nostri governi fra due giorni, il 6 febbraio.

Pascal Lamy, il 28 gennaio ha riaffermato che i documenti non saranno resi pubblici, neppure ai parlamentari europei e nazionali, prima della loro consegna ai rispettivi governi target, cioè il 31 marzo prossimo. Continuano poi ad arrivare i documenti provenienti da altri Paesi membri del WTO con le loro richieste, l'ultima di cui si ha segnalazione è quella della Tailandia. Facendo i conti fra fonti ufficiali della Commisisone Europea, e documenti vari provenienti da diversi ministeri del commercio europeo, risulta che sinora l'UE dovrebbe aver ricevuto richieste da 26 Paesi.

(Ricordiamo che l'UE aveva a suo tempo inviato le sue "liste della spesa" a ben 109 Nazioni).

Il numero è stato confermato il 31 gennaio da Anders Jessen, della Direzione Generale del Commercio, il quale in un incontro con la società civile (ONG e lobby imprenditoriali) ha confermato che la Commissione sta partecipando ad incontri bilaterali con i 109 Paesi a cui ha inviato richieste di apertura di specifici settori di servizi.

Jessen ha dichiarato che dal 1 febbraio 2003, è in vigore il trattato di Nizza e pertanto il settore dei servizi passa dalla "mixed competence" alla "Commission competence", cioè le scelte saranno prese a maggioranza e non all'unanimità. Eccezion fatta per i trasporti e per i settori sociali, culturali, audiovisivi, sanità ed istruzione.

Riguardo ai ritardi nel processo di formulazione della poposta complessiva europea, fa sorridere la giustificazione di Jessen, che fa ricadere la colpa sulla volontà della Commissione di rispondere alle indicazioni arrivate dopo la pubblicazione sul sito web della DG Trade del documento riassuntivo delle richieste giunte all'UE. Pare siano arrivati 2000 suggerimenti (1800 però sono le mail di protesta che come rete europea Seattle To Brussels sono state inviate, moltissime quelle dall'Italia).

In realtà le difficoltà sono nell'uniformare le divergenze che emergono nel campo dell'istruzione, della cultura e degli audiovisivi. In Germania, ad esempio, la maggioranza di governo ha presentato una mozione per l'esclusione dai negoziati GATS del settore scuola, cultura e media.

Nel frattempo Pascal Lamy potrà consolarsi con la laurea honoris causa, che lunedì 3 febbraio, l'Università cattolica di Louvain-la-Neuve gli ha conferito. Congraturazioni!