DOHARoundNews n. 20 (6 febbraio 2003) - Grazie Pascal!

Quando ieri (5 febbraio) Pascal Lamy, in una intervista a EbS (Europe by Satellite), ha annunciato che sanità ed istruzione non saranno incluse nell'elenco di servizi "offerti" alla liberalizzazione del negoziato per il rinnovo del GATS, abbiamo vissuto un attimo di intenso godimento e per un istante ci siamo (per la prima volta), sentiti tutti dei Pascal Lamy! Finalmente rappresentati dal nostro commissario europeo, capo-negoziatore per conto dei 15 Paesi dell'Unione.

Che ci fosse da attendersi qualche cosa di nuovo lo si era capito fin dal mattino, leggendo il Finantial Times che preannunciava una dichiarazione a sorpresa della Commissione Europea, indicante l'esclusione dai negoziati di ben quatttro settori: i citati sanità ed instruzione oltre che i servizi relativi all'acqua e all'energia.

"The European Union is expected to bow today to political and popular concern about public services, by ruling out talks in the Doha world trade round on further liberalisation of its health, education, energy and water markets."

Nel pomeriggio, dopo la citata intervista di Lamy, veniva diffuso l'atteso comunicato stampa della Commissione Europea e dopo gli annunci si poteva constatare la consistenza della proposta europea.

Cosa dice questo benedetto comunicato che, non dimentichiamolo annuncia che da stamane, 6 febbraio, i nostri governi nazionali hanno nelle mani la prima stesura del documento contenente l'elenco dei settori che "siamo" disposti a "sottomettere" alle regole di non discriminazione del GATS?

Innanzitutto conferma che sanità ed istruzione non saranno (meglio sarebbe dire non sono) oggetto di negoziato. Purtroppo per energia ed acqua la realtà è diversa poiché sta scritto: "The draft offer proposes to further open to foreign competition sectors such as professional services, computer services, other business services, postal services, telecommunication services, distribution, environmental services, financial services, tourism and transport services."

Dunque l'UE mette sul mercato le nostre poste, le telecomunicazioni, la distribuzione, i servizi ambientali che, non dimentichiamolo, significano fognature, deupurazione e distribuzione di acqua potabile, i servizi finanziari e i trasporti. Insomma una buona fetta di servizi pubblici.

Il comunicato annuncia poi l'esclusione di una terza categoria di servizi, quelli audiovisivi, dopodiché ripete le usuali garanzie per i regolamenti nazionali e benedice la proposta complessiva dell'Unione come il meglio per i cari Paesi in (eterna) via di sviluppo.

"This carefully constructed proposal will strengthen the EU's position in the Doha negotiations, because it addresses the interests of others, particularly developing countries."

Che dire?

Rimane la soddisfazione per i tre settori esclusi, ma rimangono tutti gli altri problemi che avevamo indicato sinora.

Innanzitutto occorre andare con i piedi di piombo proprio su sanità ed istruzione perché fra le mani abbiamo solo delle dichiarazioni senza alcun valore legale, abbiamo davanti un paio di anni di negoziati in cui tutto potrebbe cambiare e l'esperienza della dichiarazione su trips e salute pubblica del novembre 2001 ci ha insegnato a non gridare vittoria prima del tempo. Oltretutto occorre dire che nell'attuale lista degli impegni GATS dell'UE già sono compresi questi due settori, per cui a questi impegni andranno comunque applicate le eventuali nuove regole generali che saranno negoziate perché non bisogna dimenticare che i negoziati GATS hanno almeno due livelli: uno che mira ad aumentare i settori che ogni nazione si impegna a liberalizzare, l'altro a stabilire regole generali di non discriminazione che si applicano trasversalmente a tutti i settori e questinegoziati procedono.

Non possiamo non essere preoccupati del fatto che servizi pubblici come le poste, i trasporti e l'acqua siano stati confermati cone in "svendita". E per finire non possiamo che sentirci presi in giro quando si citano le offerte UE come in linea con l'obiettivo di uno sviluppo dei Paesi poveri.

L'UE ha detto di difendere i SUOI settori sanità e istruzione ma ha richiesto la liberalizzazione di essi a molti paesi esteri compresi Paesi PVS, i quali stanno facendo fatica a seguire la complessità dei negoziati. Ricordiamo che l'UE ha presentato richieste a ben 109 Paesi e ne ha ricevute solo 26 (questo è il numero esatto visto che nel comunicato è riportato erroneamente il numero 27), fra queste solo una da uno dei paesi meno sviluppati (il Mali).

Perciò chiediamo che l'UE smetta di essere ipocrita e se veramente vuole favorire lo sviluppo dei Paesi Poveri la smetta di chieder loro di aprire alle proprie imprese i mercati dei loro servizi pubblici, la smetta di chiedere regole su investimenti che hanno come unico obiettivo quello di difendere e favorire gli investitori esteri, ignorando i diritti deella gente ad una vita dignitosa, la smetta di spendere una mare di denaro per sovvenzionare l'esportazione di prodotti agricoli in questi paesi.

Riaffermiamo che è vergognoso che i nostri governi abbiano solo 15 giorni per valutare e commentare la proposta che oggi hanno ricevuto, e ci lascia perplessi l'annuncio (a sorpesa) che il Parlamento Europeo riceverà il documento che il 20 gennaio Lamy aveva definito non pubblicabile prima del 31 marzo, data di consegna in sede WTO. Speriamo che davvero sia così anche se ci chiediamo che possibilità abbia per modificare questo testo che secondo i piani della Commisisone sarà discusso ed approvato dal Comitato 133 in cinque incontri programmati dal 6 al 26 marzo.

Stiamo vivendo settimane estremamente importanti per la nostra vita quotidiana dei prossimi anni, visto che tutti usiamo trasporti, poste, telefoni e beviamo acqua. Il nostro governo non può far finta di nulla, il nostro ministero per la devoluzione non può ignorare un accordo che estende i poteri del WTO sui regolamenti approvati da regioni, province comuni e addirittura "da organismi non governativi nell'impegno dei poteri delegati da autorità centrali, regionali o locali" (GATS ART. I). Il nostro viceministro alle Attività produttive, Adolfo Urso, non può lasciarci all'oscuro di quanto sta accadendo in questi negoziati.