DOHARoundNews n. 22 (28 aprile 2003) - La situazione attuale dei negoziati

Il 31 marzo è passato da qualche giorno e qualcuno si starà chiedendo se nel palazzo ginevrino di Rue de Lauzanne, sede del WTO, siano state rispettate le importanti scadenze legate alla fine del mese di marzo.

Il 31 marzo era infatti la data, stabilita a Doha nel novembre 2001, per presentare le offerte negoziali, cioè i fatidichi elenchi con i settori che ciascun Paese si impegna a liberalizzare nei prossimi anni.

L'Unione Europea ha lavorato intensamente, come principale attore, nei negoziati sul commercio dei servizi, presentando un anno fa delle richieste molto aggressive agli altri Paesi membri. Ma se non le è stato difficile a suo tempo preparare le 109 richieste, con disappunto del Commissario Lamy, proprio l'UE ha mancato la data del 31 marzo e non è riuscita a presentare la sua offerta, superata sulla linea del traguardo da USA, Canada, Australia, Giappone e Nuova Zelanda.

Le pressioni dei vari "rami" nazionali aderenti alla Seattle to Bruselles Network si sono fatte sentire nelle varie capitali dei 15 Paesi dell'Unione ed hanno rallentato i lavori (il problema è citati esplicitamente in una nota del 12 marzo inviata di Lamy e Fischler agli altri Commissari Europei). Il 26 marzo scorso, l'incontro del Comitato 133 che avrebbe dovuto approvare il documento delle offerte ha dato fumata nera.

Ha pesato la scelta dell'Austria, di non poter prendere alcuna decisione prima di una discussione parlamentare, hanno pesato soprattutto i dubbi suscitati dall'apertura al movimento di persone fisiche evidenziato in ogni modo dalla Dg Trade come passo in direzione dei Paesi in Via di Sviluppo (PVS), apertura a ben guardare assolutamente debole ma comunque in grado di suscitare reazioni dalle capitali Europee, ultrasensibili sul tema immigrazione.

Il Belgio aveva palesato dubbi sull'offerta del servizio postale e qualche problema pare sia emerso sul trasporto aereo. Morale della favola le offerte europee non sono ancora pronte.

Sono stati invece puntualissimi gli USA visto che il collega di Lamy, Robert Zoellick, in una conferenza stampa il 31 marzo ha illustrato i positivi sviluppi che il negoziato GATS potrà avere per gli Stati Uniti d'America.

Lori Wallach (Public Citizen), ha commentato molto aspramente la proposta USA, soprattutto per la mancanza di trasparenza e di qualsiasi forma di confronto con la società civile americana nella sua preparazione, rilevando come l'attenzione dei mass media sulla guerra stia permettendo all'amministrazione Bush di definire liberamente gli obiettivi di questi negoziati.

Nella sua conferenza stampa, Zoellick, ha ricordato che il settore dei servizi fornisce l'80% degli impieghi USA e produce il 64% del PIL; secondo uno studio della Università del Michigan, l'eliminazione di un terzo delle barriere nel commercio dei servizi si tradurrebbe in un beneficio di 150 miliardi di dollari all'anno per l'economia USA (ben 2.100 dollari per una famiglia composta da quattro persone ha evidenziato in conferenza stampa Zoellick)

Cosa offrono gli USA?

Ovviamente i settori in cui si sentono forti: assicurazioni, banche ed altri servizi finanziari, telecomunicazioni, energia, istruzione superiore e servizi ambientali. Nel concreto si tratta di una offerta non dissimile da quella che l'UE sta discutendo, confermando la strategia dei Paesi ricchi di premere l'acceleratore sulle richieste verso altri Paesi, ma di mantenersi prudenti nelle offerte.

Nel comunicato stampa dell'USTR (United States Trade Rapresentative) addirittura si parla di difesa dei servizi gestiti in monopolio come le poste e gli acquedotti per i quali "il GATS non è lo strumento appropriato per la privatizzazione dei servizi pubblici statunitensi" ("GATS is not the appropriate vehicle for pursuing privatization of U.S. public services"), ricordiamo che gli acquedotti in USA sono ancora gestiti a livello municipale e le privatizzazioni sono delle eccezioni al contrario della situazione europea.

Ma se la scadenza GATS è stata in parte rispettata, assolutamente mancata è invece la scommessa relativa ai negoziati agricoli.

Certo non è una sorpresa, forse ci si attendeva l'impossibile visto che nessuno avrebbe scommesso qualcosa sulla possibilità di un accordo sulle modalità di prosecuzione del negoziato più delicato del Doha Development Round.

Ma se largamente atteso era il mancato rispetto della scadenza non altrettando era il modo, la distanza e soprattutto il clima dei negoziati.

Mai come in questo momento c'è stata tanta distanza e così poca voglia di avvicinamento fra le diverse posizioni.

Lo stesso Stuart Harbinson, Chairman del Comitato AoA (Agreement on Agricolture), ha ammesso che "la situazione in cui ora ci troviamo è molto seria", stanchi appaiono i negoziatori dei PVS, irremovibili quelli Europei e sempre più distanti quelli statunitensi, pressati al loro interno dai membri del Congresso che sono arrivati a minacciare la "chiusura" del WTO se gli europei si ostineranno a difendere i loro dazi doganali e i loro sussidi, oltre che a resistere all'importazione di prodotti geneticamente modificati.

Lo stallo dei negoziati agricoli spaventa molto perché il rischio di rimandare ogni decisione a Cancun rischia di far saltare il vertice.

Già il menù per la quinta conferenza ministeriale WTO è ricco, già il tema investimenti ed altri new issues non sarà facile da risolvere, inserirvi l'agricoltura senza alcun accordo preventivo significherebbe condannare Cancun ad un fiasco solenne.

USA ed UE lo sanno molto bene, entrambi il 2 aprile hanno infatti ribadito che nei prossimi cinque mesi l'obiettivo è proprio quello di raggiungere un accordo sulle modalità, e non solo per agricoltura, ma anche per la riduzione delle tariffe sui prodotti industriali (la relativa scadenza è il 31 maggio prossimo) e per l'avvio dei negoziati sui new issues. Ma per raggiungere questo ambizioso risultato, dovranno assolutamente ritrovare la volontà politica di trovare un accordo che necessita qualche sacrificio ma senza il quale nessun PVS siglerebbe il Round.

Riguardo ai new issues, l'Unione Europea ha fatto un passo molto importante mettendo sul tavolo una proposta relativa alle "modalità" di negoziazione dei quattro temi oggetto del contendere: investimenti, appalti governativi, regole di concorrenza e regole di facilitazione al commercio.

Il documento è molto chiaro e ribadisce che questi quattro temi sono in fase di chiarimento ma che i negoziati "inizieranno dopo Cancun" essendo "elementi chiave" della Doha Development Agenda ed essendo parte del "single undertaking" cioè del meccanismo WTO per cui ogni Paese è obbligato ad accettare tutti gli accordi negoziati o ad andarsene.

La proposta UE perciò mira a fare chiarezza sulle modalità che sono l'unica cosa da decidere a Cancun, essendo stato già deciso a Doha di avviare questi negoziati.

Nel corso del WTO Trade Negotiations Committee, il comitato che sovraintende a tutti i negoziati settoriali, svoltosi dal 2 al 4 aprile a Ginevra, il direttore generale del WTO, Supachai Panitchpakdi, ha naturalmente spronato i Paesi membri ad investire energie per evitare nuovi fallimenti, ricordando che sul WTO già pesa il mancato rispetto dell'impegno preso nel novembre 2001 sul tema TRIPS (l'accordo relativo alle proprietà intellettuali) e salute pubblica.

Per non parlare del trattaento speciale e differenziato per i PVS di cui si discute da anni in modo sterile.

Per questo sono in programma ben due mini ministeriali (incontri ristretti a cui partecipano poco più di una ventina di Paesi): il primo dovrebbe svolgersi il 27 maggio a Copenaghen, in Danimarca, mentre un secondo è previsto in Egitto il 21/22 giugno.

La guerra in Iraq certo contribuisce a complicare il quadro dei negoziati e a generare incertezza, parrà incredibile ma le imprese europee stanno già facendo pressione sulla Commissione Europea perché segnali agli USA che nella gestione del post guerra le imprese americane evitino di lasciar loro solo le briciole.

Arancha Gonzalez, portavoce della Commissione Europea in una dichiarazione del 10 Aprile, ha fatto sapere che verranno esaminati i nuovi contratti di fornitura per verificare che rispettino le regole del WTO, in particolare quelle relative agli appalti governativi previsti da un accordo plurilaterale (Government Procurement Agreement) firmato sia da UE che dagli USA.

La commissione è particolarmente preoccupata da una proposta approvata dalla Camera dei Rappresentanti Statunitensi che esclude imprese francesi e tedesche dai nuovi appalti post-bellici.

Insomma i prossimi cinque mesi non si presentano meno turbolenti degli ultimi ma saranno assolutamente decisivi per stabilire la riuscita o meno della Conferenza di Cancun e con essa il futuro stesso di una organizzazione che rischia il collasso.