DOHARoundNews n. 23 (16 maggio 2003) - OGM Trade War

Gli USA decidono di avviare una causa in seno al WTO per eliminare la moratoria Europea sui prodotti transgenici.

L'11 settembre è certamente una data che ha cambiato qualcosa nella storia.

Per lo meno è accaduto nell'ambito del commercio internazionale, ambito a cui si limita questa newsletter.

Dopo l'attentato alle torri gemelle, l'appello al patriottismo fruttò al Presidente W.Bush l'ottenimento dell'agognata "fast track", la corsia preferenziale per negoziare liberamente accordi commerciali, anche se la camera dei Rappresentanti approvò la nuova legge con un solo voto di scarto (216 a 215).

E solo "sfruttando" l'effetto 11 settembre fu possibile cancellare il fallimento di Seattle e lanciare a Doha, nel novembre di quello stesso anno, il nuovo ciclo di negoziati attualmente in corso.

Nella dichiarazione firmata nella capitale del Qatar, fece la sua comparsa anche un nuovo tema, quello dell'ambiente, fortemente voluto dal Commissario Europeo, Pascal Lamy, e sostenuto da Giappone, Norvegia e Svizzera. Circolò la voce che per ottenere questo risultato, Lamy avesse segretamente promesso al suo collega statunitense Robert Zoellick, che l'Unione Europea avrebbe allentato il suo sostegno al principio precauzionale, da sempre contestato dagli USA, principio che sinora l'Euriopa ha sostenuto rifiutando di rimuovere il bando all'importazione di carne agli ormoni e mantenendo quello, ben più rilevante per USA e Canada, dei prodotti geneticamente modificati (gli OGM).

In effetti nel "US Trade Inside" (notiziario su commercio internazionale) pubblicato dopo Doha, venne riportata una presunta lettera di Lamy a Zoellick in cui il nostro commissario si esprimeva così: "Posso assicurarti che non ho alcuna intenzione di utilizzate i [futuri] negoziati WTO per compensare diritti e doveri facendo leva sul principio precauzionale".

Il messaggio appare chiaro: l'UE non ha intenzione di calcare la mano su questo principio.

Gli USA non reagirono in modo molto signorile a questa disponibilità, anzi cercarono subito di mettere alla prova la promessa di Lamy ed un mese dopo Doha, annunciarono di essere sul punto di citare in giudizio l'UE se non avesse dato segnali immediati e concreti della sua volontà di eliminare il bando all'importazione di OGM.

L'UE nel 1998 aveva bloccato l'importazione di nuovi prodotti geneticamente modificati e da allora sta lavorando sul tema della tracciabilità e della etichettatura, temi tabù per il mondo biotech, assolutamente convinto che il principio precauzionale sia "una misura illegittima", ma fortemente sostenuto da Francia, Danimarca, Grecia, Austria, Lussemburgo e dalla nostra Italia.

Contro questi Paesi la lobby dell'industria biotech ha lavorato alacremente negli ultimi anni, le imprese made in USA lamentano una perdita annua di 300 milioni di dollari per il solo mais e di fronte a questi numeri il governo americano ha più volte scritto a Lamy, perorando la causa.

Nell'ottobre scorso la Commissione Europea aveva presentato una nuova direttiva relativa all'etichettatura e alla tracciabilità, considerata da Lamy, Fischler (commissario all'agricoltura) e Wallstrom (Ambiente) come possibile soluzione della moratoria in atto e via libera alle procedure per l'ottenimento di nuove autorizzazioni per l'import di OGM.

Nel gennaio del 2003, Alan Larson, sotto-segretario all'agricoltura, aveva minacciato che "la pazienza [dell'America] era al limite", Lamy aveva ribattuto che una causa in seno al WTO non era opportuna ed avrebbe ottenuto effetti contrari a quelli desiderati visto che la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica europea è contraria agli OGM.

Il 4 febbraio gli USA avevano fatto sapere che non sarebbero stati soli se avessero deciso di citare in giudizio l'Europa, Washington faceva sapere che "stava consultando alcuni Paesi circa la strada migliore da percorrere per affrontare l'UE in sede WTO".

Il 13 febbraio invece, il presidente della Commissione Finanze del Senato, Charles Grassley, aveva gettato acqua sul fuoco, dichiarando che non c'era da aspettarsi alcun imminente intervento USA in seno WTO. La guerra all'Iraq era alle porte e gli USA non volevano creare nuovi problemi alle difficili relazioni con l'Europa.

Pareva quindi che la questione fosse rimandata all'autunno, invece il 13 maggio, il Dipartimento all'agricoltura ha "sparato" un comunicato stampa dal titolo: "gli USA ed altri paesi cooperanti presentano azione legale al WTO contro la moratoria Europea sui cibi e i prodotti agricoli biotech".

Il comunicato rivela che "i Paesi cooperanti" sono Canada, Argentina ed Egitto, ma sosterranno la causa anche Australia, Cile, Colombia, El Salvador, Honduras, Messico, Nuova Zelanda, Perù e Paraguay.

"La moratoria UE viola le regole del WTO. La gente in tutto il mondo mangia prodotti OGM da anni. Le biotecnologie aiutano a risolvere il problema della fame nel mondo, offrono grandi opportunità per una migliore salute ed alimentazione e proteggono l'ambiente riducendo l'erosione dei suoli e l'uso dei pesticidi".

Così recita il comunicato ufficiale.

In seno al WTO esiste un accordo specifico legato a quello agricolo che si occupa degli aspetti sanitari e fitosanitari dei prodotti agricoli: l'SPS. L'accordo in linea di principio permette ai governi di prendere misure tese a proteggere la salute pubblica ma con una premessa fondamentale: deve esserci "una sufficiente evidenza scientifica" della pericolosità dei prodotti eventualmente messi al bando.

Questa evidenza non esiste per gli OGM, essendo discordanti le opinioni degli scienziati al riguardo.

Il comunicato ufficiale USDA cita la "nostra" commissaria all'ambiente, Margot Wallstrom, che nel luglio del 2000 giudicava la moratoria europea come "ingiustificata", ma certo non è mistero per nessuno che proprio i nostri commissari (Lamy, Fischer e Wallstrom) siano contrari alla moratoria UE stabilita nel 1998.

Infatti nel comunicato ufficiale emesso dall'Unione Europea, in risposta "all'attacco" USA sugli OGM, Lamy risponde che l'Unione sta lavorando per superare la moratoria e per nuove autorizzazioni, mentre David Byrne, commissario per la difesa dei consumatori, parla di imminente conclusione del processo di creazione di una nuova regolamentazione che superi il blocco.

Ma ora la domanda che viene spontanea è come mai gli USA abbiano a pochi mesi dal vertice di Cancun, con un WTO in difficoltà su molti temi, di attaccare frontalmente l'Unione Europea.

Ancora l'11 aprile, Gunther Burghardt, ambasciatore USA all'UE scriveva a Dennis Haster, repubblicano e membro della Camera Statunitense, che le crescenti preoccupazioni europee di perdere capacità concorrenziale nel settore biotech stavano aprendo spiragli verso una positiva soluzione della moratoria sui prodotti OGM.

Burghardt parlava di 19 nuove richieste di autorizzazione di OGM presentate alla Commissione, di cui due pronte per essere autorizzate, affermando che "the positive momentum, created by concerns about EU competitiveness and the nearly completed legislative framework, should not be countered".

Perché due giorni dopo, Robert Zoellick ha invece rotto gli indugi? Cosa significherà tutto questo per il Doha Round?

A noi viene spontanea una ulteriore domanda:

che diritto hanno la Casa Bianca e le imprese agroindustriali americane di decidere quello che mangiamo?

Il cibo non è una merce, e questo mondo non è in vendita!