DOHARoundNews n. 28 (14 dicembre 2003) - Ripartirà domani il Doha Round?

Alle 10 del mattino di domani, 15 dicembre 2003, nel quartier generale del WTO a Ginevra, si riunirà per la prima volta, dopo il vertice fallito di Cancùn, il Consiglio Generale (CG) dell'Organizzazione Mondiale del Commercio. Potrebbe trattarsi di un incontro relativamente breve, oppure potrebbe prolungarsi per più giorni, visto che l'ordine del giorno ufficiale prevede che il consiglio possa protrarsi, se necessario, sino al giorno 18. L'Odg è piuttosto ricco, ma non saranno certo punti come la richiesta di accesso al WTO presentata dall'Iran ad occupare molto tempo, l'argomento centrale sarà come procedere a tre mesi dalla fine di un vertice ministeriale che, piuttosto che rilanciare il ciclo di negoziati in corso, noto come Doha round, lo ha praticamente demolito, mettendo seriamente in dubbio le possibilità di una sua conclusione.

L'appuntamento di domani rappresenta l'unica decisione concreta su cui i 148 paesi membri si trovarono d'accordo a Cancùn: ritrovarsi dopo tre mesi per cancellare l'incubo di una nuova Seattle, peggiore della precedente. Accadrà questo domani? Il Doha round uscirà dal reparto di terapia intensiva? Salvo miracoli dell'ultima ora, assolutamente no. Il Doha round non ripartirà e probabilmente languirà ancora in stato comatoso per l'intero anno 2004.

E' stato lo stesso presidente del CG, l'uruguaiano Perez del Castillo, a dichiarare, il 9 dicembre, che il 15 "i paesi membri non saranno pronti a rilanciare i negoziati", nonostante la fitta serie di incontri da lui organizzati e presieduti negli ultimi due mesi. Perez del Castillo, domani presenterà un proprio rapporto su questi incontri esponendo quanto emerso relativamente ai quattro temi chiave su cui si è lavorato dopo la ministeriale messicana: agricoltura, Nama (non agricolture marcket access, accesso al mercato per i prodotti industriali), cotone e temi di Singapore. Perez non potrà che ribadire che nonostante tutti i paesi membri abbiano riaffermato il loro impegno multilaterale, sul piano concreto, non ci siano state variazioni nelle posizioni negoziali sui temi specifici e che non esiste alcun accordo su quale testo utilizzare come base per il riavvio delle trattative. Perez proporrà la riattivazione di tutti i gruppi negoziali attivi prima della ministeriale di settembre per garantire una maggior trasparenza ed inclusività nei processi negoziali. Se ciò può sembrare corretto, destano dubbi e preoccupazioni il fatto che saranno riattivati anche i gruppi che si occupavano dei temi di Singapore, quando tre mesi fa apparve chiaro che la stragrande maggioranza dei paesi membri non era disposta a negoziare su questi punti. Su tutti gli altri temi ci sono ovviamente differenti obiettivi negoziali ma non c'è alcun dubbio sulla necessità di negoziare, mentre per i new issues la controversia riveste proprio l'opportunità di trattare.

Tre mesi dopo Cancùn, i new issues sono ancora vivi e vegeti, anzi paiono aver recuperato lo scivolone dell'ultimo giorno, durante il quale due di essi erano stati cancellati dall'agenda di Doha. La Commissione Europea, loro principale promotrice, ha speso più di due mesi di riflessione e dibattito interno per formulare una proposta sufficientemente ambigua e generica da poter cancellare le concessioni di Cancùn e prestarsi alle più svariate interpretazioni. Di certo appare un passo indietro rispetto alla ministeriale messicana poiché tutti e quattro i temi di Singapore sono ancora sul piatto, compresi investimenti e regole di concorrenza che Lamy aveva sacrificato nelle ultime ore del vertice. Nel presentare la nuova posizione europea Lamy si è così espresso: "la posizione che noi proponiamo sui temi di Singapore è più articolata rispetto a quella di Cancùn. A Cancùn eravamo in pieno negoziato e seguendo le dinamiche di una trattativa che necessitano di prendere decisioni rapide, avevamo suggerito questo compromesso, o più precisamente, concordammo col compromesso proposto dalla presidenza: potevano partire subito i negoziati su due temi, regole di facilitazione al commercio e trasparenza negli appalti pubblici, mentre gli altri due, investimenti e concorrenza, sarebbero stati cancellati. Ora questo non va più bene e torniamo con una posizione più articolata che offre maggiori scelte: rimuovere uno, due, tre o tutti e quattro i new issues dal single undertaking, (il principio per cui in sede WTO si prende tutto o nulla di quanto è oggetto di negoziato), col benefico effetto di ridurre la pressione derivante dal loro collegamento con altri temi [dell'agenda di Doha] oggetto di negoziato". Detto in parole povere, la novità europea è semplicemente che ora è disposta a trattare separatamente tutti e quattro i temi e, se necessario, a negoziare accordi solo con i paesi interessati (accordi plurilaterali), ma i quattro temi restano.

Complessivamente l'intera nuova strategia ufficializzata l'8 dicembre dal Consiglio dei ministri degli esteri, appare ben poco innovativa. Leggendola si ha la sensazione che più che una nuova formulazione strategica, si tratti di una analisi infarcita di indicazioni e segnali rivolti agli altri partners, soprattutto ai paesi in via di sviluppo. L'UE sembra in sostanza dire: noi le nostre proposte le abbiamo fatto prima dell'ultimo incontro ministeriale, siamo disposti a rilanciare il Doha round ma sono gli altri a doversi muovere con nuove proposte e concessioni. Stupisce l'assenza di nuove proposte sul tema clou di Cancùn: l'agricoltura; anzi l'UE torna a riferirsi al documento concordato con gli Stati Uniti alla fine dei agosto, facendo dei passi indietro rispetto al contenuto del documento Derbez del 13 settembre, bozza che molti paesi non vogliono accettare come nuova base di partenza dei negoziati considerandola troppo favorevole ad USA ed UE.

Interessante che, sempre relativamente all'agricoltura, l'UE dia ormai per scontata la fine della clausola di pace (scadrà a fine anno) che sinora ha difeso i sussidi agricoli dal rischio di cause legali in seno al WTO, e che non se ne mostri troppo preoccupata. Questo sia per la consapevolezza che le cause si protraggono ormai per almeno due anni (discreto margine di tempo per inventarsi qualche contromisura), sia perché l'Ue lascia intendere che eventuali ricorsi pregiudicherebbero ogni possibilità di accordo agricolo.

E' un peccato che l'Europa abbia sprecato l'occasione fornita dal fallimento del vertice di Cancùn per cambiare sia strategia negoziale sia obiettivi politici. L'UE ben prima di Cancùn appariva isolata nella sua visione di un WTO regolatore e standardizzatore di regole a livello planetario. Una visione che l'aveva portata a sostenere un ampliamento sempre crescente delle competenze WTO e che la vedeva come unica sostenitrice dell'inclusione di regole su ambiente e lavoro.

Non poteva essere questo il momento giusto per dimostrare di aver realmente a cuore la difesa del pianeta e dei suoi abitanti, spiazzando gli altri paesi membri con una strategia davvero nuova? Perché non cancellare senza remore i new issues, fare serie proposte in agricoltura, come la definizione di una data entro cui eliminare il dumping causato dai sussidi all'esportazione e una revisione dei meccanismi di classificazione dei sussidi ammessi (quelli della green box) in modo da indirizzarli verso una agricoltura di qualità, biologica e interessata alla difesa del paesaggio rurale, chiedendo in cambio standard ambientali e lavorativi per tutti? Chiedendo cioè il rispetto dei diritti dei lavoratori e dell'ambiente, piuttosto che quello degli investitori esteri come invece sta facendo relativamente ai new issues? Qualcuno ha parlato di una nuova agenda multilaterale progressista per spiegare meglio questo concetto; di certo l'Europa non vi ha neppure pensato e ciò getta seri dubbi sulla sincerità di molte sue affermazioni di principio. Peccato che fra non molto i nostri ministri ritorneranno alla carica sulla concorrenza sleale di pesi come la Cina e non troveranno altre proposte che quelle dei vecchi dazi, sulla cui riduzione il GATT/WTO hanno basato la propria esistenza.

Un pianeta con meno di eguaglianze economiche ha necessità di regole commerciali che non istituzionalizzino le ingiustizie. Per questo la maggior parte dei PVS vorrebbe domani riavviare il Doha round ed utilizzare il WTO per modificare le politiche discorsive dei paesi industrializzati. USA ed UE paiono invece rivolgersi al passato e giocare in difesa; i loro occhi guardano al prossimo anno come a un anno inutile per i negoziati multilaterali: l'UE vedrà scadere il mandato dell'attuale commissione, gli USA eleggeranno un nuovo presidente. Estremamente difficile che nel Consiglio generale di domani si segnali qualcosa di nuovo, anche se spicca un comunicato congiunto diramato proprio ieri da Unione Europea e dai paesi del G20 che auspica un immediato riavvio dei negoziati; considerate le divergenze di tre mesi fa, il comunicato appare abbastanza sorprendente. Certo la riattivazione dei gruppi di lavoro potrebbe dare nuovo impulso ad alcuni temi (relativamente a quello del commercio dei sevizi sarà dedicato il prossimo numero dei questo notiziario), ma la verità è che per il Doha round, l'uscita dal reparto di "intensive care" non appare ancora imminente.

Link ad Una analisi approfondita della nuova strategia negoziale della Commissione Europea scritta congiuntamente con Azione Aiuto.

Su www.tradewatch.splinder.it e www.localtradewatch.splinder.it è possibile restare puntualmente aggiornati sulle vicende del commercio internazionale.