Dopo mesi si parole espresse senza alcuna convinzione, recentemente si nota una crescente attività negoziale che ha avuto il suo massimo momento di visibilità nell'incontro ministeriale svoltosi a margine della Conferenza Ministeriale dei Paesi OCSE, svoltasi a Parigi il 13-14 maggio.
A rilanciare la ripresa dei negoziati sono i due colossi USA ed UE, i quali, dopo aver nicchiato per parecchi mesi, col nuovo anno sono improvvisamente tornati in sella proclamando la volontà di non perdere un anno per nulla.
Ma veniamo ai fatti. Cancun era fallita sul tema agricolo; una accorta regia aveva fatto in modo di mascherare il tutto, addossando la colpa ai Singapore issues (investimenti, concorrenza eccetera), ma ormai appare chiaro a tutti che la decisione di Derbez (il ministro messicano che "diresse" la ministeriale dello scorso anno) era quella più indolore per evitare danni peggiori al WTO.
Il riavvio del Doha round rimane pertanto totalmente dipendente dalle posizioni sul tema agricolo. Cosa sta cambiando? In realtà poco e questo non induce all'ottimismo.
La maggior novità è costituita dal contenuto di una lettera che Lamy e il suo collega all'agricoltura, Fischler hanno inviato il 9 maggio a tutti i ministri del commercio dei paesi aderenti al WTO.
Il testo segue la via di numerose prese di posizione europee post Cancun che non hanno fatto altro che riproporre in differenti salse la medesima posizione, tutt'al più con leggeri aggiustamenti.
La proposta agricola non è infatti così rivoluzionaria come propagandata: la disponibilità a ridurre i sussidi all'esportazione (l'unica vera novità) rischia di essere solo retorica poiché è condizionata a un taglio parallelo dei crediti all'esportazione, degli aiuti alimentari (utilizzati in modo "imporprio" dagli USA) e alla riforma delle State Trading Enterprises, società statali col monopolio di importazione di alcuni prodotti (vedi Canada).
Si tratta di una posizione che già prima di Cancun era stata espressa da Fischler in alcune interviste.
Sul tema accesso al mercato (uno dei cosiddetti tre pilastri dell'accordo agricolo) la lettera UE riafferma la volontà (a cui si oppone il gruppo dei G20) di usare una formula mista per calcolare il taglio dei dazi, sul tema sussidi interni c'è solo la disponibilità a ridurre quelli catalogati nella blue box ma assolutamente intoccabile è considerata la green box dentro a cui la recente riforma della politica agricola comune europea ha "trasferito" i suoi sussidi "disaccoppiati" dalla produzione.
Nel testo spicca l'affermazione che i paesi del G90 non dovranno fare concessioni in agricoltura e NAMA (prodotti industriali) e che pertanto per loro l'attuale round sarà a "costo zero", praticamente un regalo.
L'affermazione è contestabile poiché, nella medesima lettera, si afferma che "è inconcepibile che il Doha round termini senza un significativo livello di nuovi sostanziali impegni si apertura nel settore dei servizi". Inoltre sui Singapore issues è vergognoso come l'UE persista in una posizione assolutamente ambigua e non rinunci una volta per tutte a questi temi.
Dopo l'incontro di Parigi, a Ginevra si è svolto un Consiglio generale durante il quale, Supachai Panitchpakdi ha ricordato a tutti i presenti che rimane solo una "piccola finestra di opportunità" ("narrow window of opportunity") per riuscire ad approvare un testo paragonabile a quello non approvato a Cancun, entro la fine di luglio. L'obiettivo di Zoellick è proprio questo, approvare entro due mesi un documento non molto diverso da quello proposto da Derbez il 13 settembre 2003: una specie di "scatola vuota" senza i "numeri" dei tagli e delle riduzioni, ma che costituisca la base di negoziato su cui far lavorare i tecnici nel periodo in cui USA ed UE saranno impegnate nel ricambio delle rispettive amministrazioni.
Viene il dubbio che questo risultato sia voluto dai Lamy e Zoellick solo per terminare il rispettivo mandato in bellezza, o quantomeno in maniera non fallimentare, poiché nel concreto le posizioni rimangono quasi identiche a quelle di otto mesi fa e una bozza di accordo generica non cambierebbe la situazione.
A ridurre la possibilità di un accordo entro luglio viene anche il recente cambio di governo in India, paese chiave nel G20, Al consiglio generale del 17 maggio, l'ambasciatore indiano ha dichiarato che il nuovo governo avrà bisogno di un po di tempo per studiare la situazione. Le dichiarazioni di alcuni esponenti della coalizione vincente sono molto critiche verso il WTO e non mostrano alcuna flessibilità sul tema agricolo.
Al di là di alcune ottimistiche affermazioni, lo steso direttore generale, il giapponese, Shotaro Oshima, ha ammesso che rimangono alcuni temi su cui le posizioni non sono ancora convergenti.
Dal 14 al 15 giugno è in programma, in Brasile, un'assemblea ministeriale dell'Agenzia dell'ONU che si occupa di Commercio e Sviluppo (UNCTAD XI), sicuramente sarà la cornice per molti incontri ad alto livello. A livello tecnico saranno tre le sessioni negoziali sull'agricoltura in programma prima del consueto periodo di ferie.
Il prossimo consiglio generale si terrà il 27-28 luglio, se sarà fumata nera, per il Doha round si prospetta un altro anno di "intensive care".