Il motivo è semplice, a trenta giorni dall'avvio della conferenza ministeriale programmata a Hong Kong, non c'è più tempo per nuove trattative poiché è inderogabile presentare una bozza di dichiarazione definita in quasi tutti i dettagli.
Ma l'esito dei vari incontri fra i big player in ambito WTO ha gelato le residue speranze di chi auspicava un accordo.
Le dichiarazioni registrano ora il consueto scambio di accuse, nell'usuale gioco di scaricare le colpe di un insuccesso annunciato.
La verità è che un accordo era e rimane impossibile. Solo un radicale cambiamento delle strategie dei principali governi membri del WTO potrebbe rilanciare il ruolo dell'organizzazione mondiale del commercio.
Partiamo dall'agricoltura, autentica ossessione del Doha round: Mandelson, il commissario europeo responsabile della politica commerciale dell'unione, ha presentato pochi giorni fa l'ennesima proposta che ha ulteriormente indisposto la Francia e deluso le attese del Brasile, degli USA e degli altri grandi esportatori agricoli. Ma poteva offrire riduzioni maggiori Mandelson? No, poiché non ha mandato di modificare la politica agricola europea.
Poteva certo essere meno aggressivo sul fronte dei prodotti industriali e dei servizi, ma il problema è che il WTO per la Commissione europea è uno strumento per favorire le esportazioni delle grandi imprese.
Se non si cambia ottica, parlare di round per lo sviluppo è ipocrita e pensare di raggiungere un accordo senza ricorrere a ricatti e pressioni è utopia. La stessa cosa vale ovviamente per gli altri governi che partecipano ai negoziati, i loro obiettivi sono così in contrapposizione che solo con i metodi utilizzati a Doha si può trovare un accordo, altrimenti occorre riconoscere che bisogna cambiare mentalità.
Il WTO da macchina di armonizzazione delle politiche dei vari governi deve diventare una sorta di "regolamentatore" delle loro diversità, smettendo di ridurre lo spazio che i paesi hanno a disposizione per governare le loro economie.
Perciò se Lamy vuole avere qualche possibilità di assicurare un futuro all'organizzazione mondiale del commercio deve prendere atto che il sistema è davvero "medioevale", che Hong Kong non va declassata a fermata intermedia di un round che non è mai stato in buona salute, che l'unica cosa da fare è di convocare tutti i ministri per decidere una nuova agenda, che meriti davvero l'appellativo di "development round".