Il Doha (Development) Round

Alla Conferenza Ministeriale di Doha, in Qatar, è stato concordato l'avvio di un nuovo ciclo di negoziati, il nono nella storia GATT/WTO.
Inizialmente la sua conclusione era prevista per la fine del 2004 ma, come ampiamente previsto, il negoziato ha incontrato notevoli ostacoli ed è tuttora in corso. E' possibile ripercorrere tutte le fasi delle trattative attraverso le pagine riservate agli incontri ministeriali e al consiglio generale di Ginevra del 2004 e consultando i notiziari raccolti nella apposita sezione.

Ecco gli argomenti oggetto di negoziato:
  • Agricoltura
  • Anti-Dumping
  • Commercio ed Ambiente
  • Implementation (trasversale in tutti i settori)
  • Relazione fra Accordi Regionali e WTO
  • Servizi
  • Sistema di gestione delle controversie
  • Sussidi e Misure Cautelative (in particolare sussidi alla pesca)
  • Tariffe industriali
  • TRIPS (documento "il TRIPS prima e dopo Doha" in formato PDF)

Il WTO negotiating show, come gioiosamente chiamato da Pascal Lamy al termine della maratona di Doha, è ufficialmente partito venerdì 1 febbraio 2002, data di chiusura del General Council che ha varato il nuovo Trade Negotiation Committee (TNC), il Comitato che, secondo il testo faticosamente definito all'ultima Conferenza ministeriale, dovrà supervisionare i negoziati del nuovo round. Per mantenere fede alle promesse di assistenza ai Paesi con grandi difficoltà a seguire i nuovi negoziati, Mike Moore ha lavorato sodo per reperire nuovi fondi e l'11 marzo 2002 ha annunciato la creazione del Doha Development Trust Fund, dotato di un budget di 18 milioni di dollari (il contributo italiano è pari ad un milione di euro). I PVS rimangono silenziosi di fronte a questo lavoro, come un funzionario brasiliano ha commentato, avrebbero preferito che i Paesi sviluppati si fossero impegnati in qualche apertura dei loro mercati, anche perche', come ha ricordato qualcun altro, "il problema non e' solo finanziario", ai PVS non servono solo seminari e corsi d'istruzione, ma analisi e studi sull'effetto dei sussidi e della riduzione delle tariffe sulle loro economie in modo da capire le scelte migliori da prendere ai tavoli delle trattative. Nei primi incontri del nuovo round si stanno valutando alcune questioni preliminari, ma in alcuni gruppi il calendario ha gia' posto all'ordine del giorno alcuni temi spinosi. Fra questi quello dei brevetti su cui occorre trovare una soluzione al problema lasciato inevaso dalla dichiarazione di Doha relativa a TRIPS e accesso ai medicinali; quello dei Paesi senza industrie farmaceutiche in grado di produrre farmaci sfruttando la cosiddetta licenza obbligatoria per far fronte a situazioni di emergenza sanitaria.

L'UE ha proposto due possibili soluzioni: modificare l'articolo 31(f) o interpretare l'articolo 30 (eccezioni alla patentabilita'), prevedendo in entrambi i casi delle misure di salvaguardia che garantiscano che i prodotti importati siano utilizzati nel Paese importatore e non ci siano triangolazioni con altri Paesi. Gli USA sinora si oppongono vigorosamente ad ogni emendamento del TRIPS sostenendo piuttosto una moratoria nelle cause verso Membri che esportano medicinali verso Paesi poveri mancanti di capacita' produttiva.
Rilevante l'attività nel settore dei Servizi, dove le imprese del settore sono impegnate da un paio d'anni a far avanzare i negoziati. L'Unione Europea, sulla scia delle pressioni di Vivendi e Suez Lyonnaises des Eaux, sta lavorando perché il maggior numero possibile di Paesi si impegni ad aprire il mercato della fornitura di acqua potabile.
Gli USA invece premono per una revisione della classificazione dei servizi energetici (un residuo delle pressioni Enron ?) e paiono interessati ai servizi sanitari, in linea con la situazione sanitaria nel loro Paese.
La prima fase dei negoziati, prevedeva la consegna entro il 30 marzo 2002 delle richieste di apertura dei settori di loro interesse da parte di ogni Paese agli altri membri WTO. Un mese priam della scadenza, una ONG olandese (http://www.gatswatch.org) riuscì a rendere pubblici sul proprio sito internet 29 di questi documenti inviati dalla Commissione al Comitato 133 (il comitato che occupa dei negoziati commerciali), con la raccomandazione di non rendere pubblico tale materiale. Vivaci le reazioni seguenti la pubblicazione dei documenti.
Council of the Canadians (ONG Canadese), ha messo in evidenza la richiesta di liberalizzazione della fornitura di acqua potabile e la richiesta di eliminare tutte le eccezioni che "difendono" la distribuzione di musica, libri, cd audio e video, giornali. Scott Sinclair, ricercatore del Centro Canadese per le Politche Alternative, ha dichiarato che "L'UE sta cercando di eliminare molte delle eccezioni canadesi inserite nel GATS: dal controllo su proprieta' straniere di terreni, agli accordi sui benefici locali dei progetti energetici, al limite del 10% nella proprieta' di banche Canadesi. E' importante capire che se accettate, queste richieste non solo eliminano politiche esistenti, ma evitano che qualsiasi entita' governativa (federale, provinciale o locale) possa adottare simili opzioni in futuro." Il giorno dopo la pubblicazione, The Guardian, settimanale inglese, annunciava che: l'Unione Europea stava chiedendo una "full-scale privatisation" dei monopoli pubblici in tutto il mondo come prezzo per smantellare la sua politica agricola comune (PAC) nel nuovo round di negoziati". L'Washington Post del 26 aprile, titolava un suo articolo con: "l'Unione Europea chiede di avere in appalto per le Poste Statunitensi", aggiungendo che l'Europa vuole avere accesso al mercato americano dei servizi municipali di acqua potabile e di gestione dei rifiuti.

Si sta discutendo molto anche di movimento di persone, e c'e' una maggior apertura anche da parte del Quad su una "GATS visa", una specie di permesso di soggiorno legata alla presenza commerciale all'estero garantita dal GATS. La differenza sostanziale fra PVS e paesi sviluppati e' che questi ultimi parlano solo di personale ad alta qualificazione mentre i primi vogliono una apertura alle categorie meno "skillate".

Nonostante le costanti smentite si sta lavorando molto sul settore sanitario e su quello dell'educazione. Basterebbe vedere il crescente numero di studi e di analisi reperibili in internet per comprendere che si tratta di settori con mercati appetibili; per non parlare dei meeting, come il Forum on Trade in Educational Services, organizzato a Washington il 23-24 maggio 2002, dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) per discutere la crescente importanza del mercato dell'istruzione. La stessa Organizzazione Mondiale della sanità rileva che il commercio nel settore sanitario è piuttosto limitato ma calcolando che le spese sanitarie mondiali sono stimati in 3 trilioni l'anno, anche solo l'1% significherebbe la bella cifra di 30 milioni di dollari all'anno.