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Scritto da Administrator   
Giovedì 24 Marzo 2011 20:36

RESPONSABILITA’

Siamo stati per quattro giorni incollati ad internet, sui siti dell'azienda elettrica di Tokio (la TEPCO), su varie agenzie giapponesi (tipo Daily-Yamiuri), su quello della World Nuclear Association e sul sito dell'Agenzia Atomica Internazionale. Preoccupati per lo spaventoso cataclisma che ha colpito il Giappone e per i suoi effetti su ciò che l'uomo ha creato.

Le notizie delle due centrali di Fukusima (Daichi e Daini), sono arrivate a spizzichi e bocconi: sul nucleare la linea seguita è da sempre quella di minimizzare e tranquillizzare; le evoluzioni sono sempre annunciate a posteriori.
Così all'inizio tutto sembrava a posto con i reattori regolarmente spenti e sotto controllo, poi si è saputo che i soliti generatori si erano bloccati ed è iniziata la solita via crucis degli impianti di raffreddamento. Perchè un reattore è paragonabile alla caldaia di un normale gruppo termoelettrico con una differenza fondamentale: se in quest'ultima si chiude il flusso del combustibile (carbone, metano o olio combustibile che sia), la caldaia si spegne; un reattore invece ha il combustibile dentro di sè e anche se la reazione viene spenta inserendo le apposite barre stabilizzatrici, continua a produrre calore e se non si continua a raffreddarlo può fondere. Tanto per capirli le stesse barre di combustibile esaurito, una volta tolte dal reattore rimangono per anni immerse nelle piscine prima di essere trattate.

Pertanto il tallone d'achille di tutti i reattori, compreso l'EPR che dovremmo costruire in Italia, rimane il raffreddamento che va garantito in qualsiasi condizione, terremoto, maremoto o siccità che sia. Gli EPR non hanno risolto il problema, semplicemnete hanno quattro pompe invece che una.
In Giappone, la situazione dopo la prima giornata, è apparsa subito seria e quando si è avuto notizia che si stavano irrorando i reattori con acqua di mare si è capito che la situzione era tragica perchè se si arriva a quel punto significa che si da ormai per persa la centrale. La notizia che le barre di combustibile erano  rimaste parzialmente all'asciuttto ha fatto capire che c'era stata almeno parziale fusione perchè una barra scoperta dall'acqua, fonde all'istante rilasciando uranio e plutonio nel flusso acqua-vapore. Vapore che a più riprese era già stato rilasciato all'esterno per evitare che la pressione eccessiva facesse esplodere tutto (in un BWR il ciclo acuq-vapore e' unico e passa dal reattore alla turbina).
Nel seguire il flusso delle informazioni non abbiamo potuto evitare di ascoltare il botta e risposta delle dichiarazioni di casa nostra. Scontato l'articolo di Battaglia sul Giornale, scontati gli interventi dell'onnipresente Chicco Testa, idem per le prese di posizione degli esponenti della maggioranza impegnati a convincere di non fare scelte emotive (ma sul decreto rinnovabili della settimana scorsa non lo si è fatto?), meno prevedibile la presa di posizione della Prestigiacomo ("macabra polemica"), ma se non erro anche nella tragedia del Vaijont furono bollati come sciacalli coloro che osarono contestare la diga.

Ma al di là delle parole, cosa insegna quello che sta accadendo in Giappone?
IN VERITA' NULLA.

Nulla perchè si sapeva e si sa che il nucleare è una tecnologia a rischio.
Si sa e si sapeva che un reattore è un guscio d'uovo da proteggere con cura infinita da qualsiasi agente della natura e si sa e si sapeva che siamo deboli e vulnerabili quando la natura mostra la sua forza.
Si sa e si sapeva che le scorie nucleari vanno difese con altrettanta cura per migliaia di anni e saranno pure poche rispetto alla montagna di rifiuti che produciamo, ma cio' nulla toglie alla loro pericolosità.

Le discussioni teroriche ed accademiche sono sterili. Fin dal primo vagito sul nucleare di Scajola nel 2008, ci siamo schierati contro perchè lo consideriamo vecchio ed abbiamo una visione di futuro che non lo precede. Non capiamo perchè creare una nuova occasione di rischio, perchè lasciare ai nostri figli tutto questo. Non è questo il futuro che vogliamo per loro.
Dire che tanto all'estero altri lo faranno non ci pare molto intelligente e non sottrae ciascuno di noi dalla propria responsabilità, propria e non delegabile a nessun altro.

E' quello che abbiamo fatto, facciamo e faremo il giorno del Referendum.

Roberto Meregalli
Per Beati i costruttori di pace

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 24 Marzo 2011 20:41
 

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